I lavoratori Coop della Campania portano la protesta a Livorno e ottengono una sospensione provvisoria dei licenziamenti

Li avevamo lasciati venerdì 13 settembre riuniti in presidio presso la sede della Regione del centro direzionale di Napoli: i dipendenti dei punti vendita Coop Campania sono tornati a casa con un nulla di fatto, il rifiuto da parte dell’azienda di qualsiasi trattativa che scongiurasse i 250 licenziamenti comunicati, l’attesa delle lettere di licenziamento che di lì a poco avrebbero ufficializzato la chiusura definitiva della vertenza.

Eppure l’annunciata determinazione a non accettare a capo chino la serrata definitiva del punto vendita di Afragola ed il ridimensionamento di quelli di Quarto, Avellino e Napoli ha fatto sì che di lì a poco i lavoratori e le lavoratrici si organizzassero per alzare il tiro e portare le proprie ragioni fino in Toscana, al quartier generale di Unicoop Tirreno.

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Così, dopo soli due giorni, è sciopero per tutti i punti vendita della regione. L’adesione è massima anche da parte di chi non è direttamente interessato dai licenziamenti, alcuni avevano già partecipato ai presidi tenutisi nei giorni scorsi a Santa Lucia e al Centro Direzionale.

Si parte alla volta di Vignale Ritorto, in provincia di Livorno, l’obiettivo è ottenere un incontro con il presidente di Unicoop Tirreno e la riapertura delle trattative sindacali con la messa in discussione di quel piano di salvataggio aziendale già rigettato dai lavoratori a fine luglio scorso, perché imponeva condizioni salariali al ribasso e senza nessun tipo di sicurezza occupazionale.

L’incontro con Marco Lami, presidente della cooperativa, si conclude con una sospensione dei licenziamenti fino al prossimo 8 ottobre, data così prossima da lasciar sospettare che le condizioni già proposte ai lavoratori resteranno inevitabilmente immodificate nel momento in cui Coop Adriatica e Coop Estense risiederanno al tavolo di trattativa con i rappresentanti sindacali.

Così i lavoratori e le lavoratrici campani non si accontentano di questo parziale risultato, giungono agli ingressi dell’ipermercato Porta a Terra di Livorno e grazie alla solidarietà dei dipendenti toscani – espressa sia attraverso la lettura di comunicati alla clientela che mediante l’esposizione di uno striscione all’interno del punto vendita - arrivano a paralizzare le attività del centro commerciale fino ad occupare la barriera casse e costringere Ipercoop alla serrata.
Quando il presidio si scioglie e la situazione sembra essersi tranquillizzata, l’azienda tenta una nuova apertura al pubblico, ma la risposta dei lavoratori livornesi non si lascia attendere: l’indizione di uno sciopero immediato con un’altissima percentuale di adesione comporta la definitiva, anticipata chiusura del centro commerciale.

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Ciò che i 250 lavoratori Coop a rischio licenziamento ci stanno insegnando in questi giorni è che anche quando i giochi sembrano essere conclusi non bisogna lasciare spazio alla rassegnazione: l’estensione della protesta da Afragola agli altri punti vendita campani, la solidarietà di tutti quei dipendenti che pur non essendo colpiti dallo stesso provvedimento si stanno unendo alla lotta, oggi, anche a centinaia di chilometri di distanza, stanno gradualmente restituendo un importante senso di protagonismo a tutti quei lavoratori che non accettano e non accetterebbero in futuro il ricatto del licenziamento per firmare di proprio pugno il destino di un salario da fame per eguali ore di lavoro e condizioni di sfruttamento.

La generalizzazione progressiva della contestazione può essere determinante per scrivere un epilogo diverso, dal momento che sta già producendo alcuni importanti risultati: se per lo sciopero dei punti vendita di Napoli e provincia, nella sola giornata del 19 settembre, è stata preventivata una perdita per l’azienda pari a circa centomila euro,  se l’insperata chiusura dell’Ipercoop livornese ha fatto lievitare ulteriormente questa cifra, la risposta dei vertici aziendali lascia intendere che tutto questo non sia un risultato da poco: lo slittamento a 3 settimane dei provvedimenti di licenziamento è, a detta dei lavoratori stessi, uno specchietto per le allodole finalizzato a limitare le perdite e sopire le iniziative di lotta che si stanno moltiplicando negli ultimi giorni.
Così come l’annunciata attesa della convocazione al Ministero dello Sviluppo Economico per l’invio delle lettere di licenziamento, può essere un segno importante per l’eventuale riapertura di una vertenza che, fino a pochi giorni fa, sembrava inevitabilmente conclusa proprio a causa dell’intransigenza dei vertici Coop Tirreno.   

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