rassegna stampa

[Viareggio] Difendere la sanità pubblica. Assemblea dei lavoratori a Viareggio

Ripubblichiamo da Il Tafferuglio il testo di convocazione di un’importante assemblea pubblica sul tema della sanità e del diritto alla salute che si terrà a Viareggio il 25 giugno prossimo. Ci eravamo già occupati di sanità, sia su un piano locale e regionale che nazionale, e condividiamo in pieno sia le parole d’ordine di questo appello, sia la necessità di avviare percorsi di unità e coordinamento fra i lavoratori della sanità a un livello più ampio di quello attuale. Invitiamo pertanto i comitati, i lavoratori della sanità di Lucca e i semplici cittadini a partecipare a questa importante assemblea, con l’augurio che possa essere un punto di avanzamento per delle lotte in materia di sanità di cui nella Toscana del presidente del Pd Enrico Rossi e delle sue politiche di privatizzazione dell’assistenza, c’è sempre più bisogno.

Convocazione prima Assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici della Sanità

SABATO 25 GIUGNO DALLE ORE 10.00 alle ore 17.00 (con pausa pranzo)

Dopolavoro Ferroviario Viareggio (LU) Via Machiavelli 257

Nel 1978 Mario Lizza scriveva che “Non c’è umanizzazione dell’ospedale senza umanizzazione delle condizioni di lavoro e di vita del personale che vi lavora”. Abbiamo voluto riprendere queste parole perché sono ancora più appropriate in un periodo nel quale lo smantellamento del SSN ha accelerato la sua corsa.

Il Governo afferma che non può più permettersi di mantenere lo “ Stato Sociale” con conseguente distruzione del Sistema Sanitario universale e pubblico, retto dal contribuente, producendo effetti sul tessuto sociale devastanti: dalla demolizione del sistema di diagnosi e cura dei piccoli ospedali (a tutto vantaggio del privato) alla eliminazione dei posti letto su tutto il territorio nazionale, dall’annientamento della prevenzione precoce ai controlli ambulatoriali, dalle prestazioni assistenziali alla qualità del servizio, dalle liste di attesa al pagamento del ticket.

Tali effetti si ripercuotono oltre che sui cittadini anche sui lavoratori e le lavoratrici attraverso il blocco del turnover e orari al limite della sicurezza, con l’imposizione delle assicurazioni private personali al corpo sanitario, il ricorso spregiudicato alle agenzie interinali e a cooperative che insinuano precarietà e un’incessante esternalizzazione che vede centinaia di lavoratori costretti a subire ogni tipo di ricatto, ecc.

Nel nuovo sistema che si vuole imporre, i lavoratori e le lavoratrici devono essere spogliati da ogni tutela, diritto o conquista ottenuta negli anni passati, assimilandoli al modello fabbrica, di cui sta assumendo tutti gli aspetti caratteristici: dall’organizzazione del lavoro sul modello catena di montaggio, alla parcellizzazione, con l’introduzione di figure gerarchiche in chiave di controllo, fino all’applicazione dei principi del modello Toyota per ridurre gli sprechi, aumentare la produttività ed eliminare i conflitti, mentre attraverso il demansionamento o sopra-demansionamento si sperimentano nuove forme di flessibilità.

Sul piano economico, se da un lato la necessità di risparmiare diventa imperante, dall’altro si deve coniugare con la capacità di ottenere profitto, ecco perché sul piano ideologico il consenso individuale da parte dei lavoratori che si trovano alle strette nel nuovo modello sanitario deve fondersi con il controllo sociale attraverso la separazione dei lavoratori tra loro e con il resto delle masse. Là dove non si raggiungono risultati, si adottano vari strumenti (come l’infame obbligo di fedeltà all’azienda), sviluppando e aggiornando forme di repressione tese non solo a colpire quelli che non vogliono sottostare, ma per infondere la paura come deterrente e monito nei luoghi di lavoro e per indurre al silenzio come unica risposta possibile.

I lavoratori sono sempre più stretti fra le decisioni dei vertici aziendali e gli utenti che devono subirle, decisioni che tagliano i servizi e rendono inaccessibile le cure a chi ne ha bisogno. Gli utenti avvertono, perché lo vivono tutti i giorni, i cambiamenti negativi di questo sistema, si lamentano, s’indispettiscono, esigendo risposte da chi non può più soddisfarle e i modi di difendersi si manifestano nelle forme più diverse, incalzati dai media e da campagne denigratorie (Brunetta insegna).

Lo stress lavorativo subito, dovuto al disagio per le richieste eccessive e continue, interne ed esterne, spesso al di sopra delle proprie risorse fisiche e mentali, quando addirittura divergenti con le motivazioni personali, conduce noi tutti a porci delle domande. E’ un delitto pretendere di lavorare meglio, con più personale, in condizioni più umane, il non voler essere di fronte al malato il capro espiatorio verso il quale egli può gettar la sua rabbia e la sua sofferenza per una assistenza

che sempre peggio si fa carico delle sue esigenze? E’ un delitto voler smascherare ogni tentativo di mettere un lavoratore contro l’altro, mascherando le reali cause del processo di riorganizzazione in corso? E’ un delitto voler costruire un fronte comune con gli utenti contro la distruzione della sanità pubblica e contro chi vuole la condanna a morte di chi non si può permettere cure? NOI PENSIAMO DI NO!

Sappiamo che la paura, le minacce velate o esplicite, i soprusi, le intimazioni sono strumenti che scoraggiano i lavoratori a difendersi ed a passare dalle semplici lamentele, dalla demotivazione verso il proprio operato, a una azione collettiva e organizzata che può restituire dignità personale e lavorativa.

Siamo un gruppo di lavoratori e lavoratrici della sanità, infermieri, operatori socio sanitari, amministrativi, operai, medici, organizzati in vario modo nei luoghi di lavoro, convinti che sia giunto il momento di iniziare ad assumere la consapevolezza che, di fronte allo scenario che si prospetta, divisi non andiamo da nessuna parte e che per iniziare ad arginare la valanga che si sta abbattendo su di noi dobbiamo rimettere al centro la solidarietà, l’unità e l’autorganizzazione, riprendendo la capacità non solo di informarci e informare ma di impedire che attraverso questo processo la sanità diventi sempre più preda di avvoltoi e criminali.

Un percorso questo che se non è ostacolato, cancellerà ogni diritto e ogni legittima aspettativa dei lavoratori e lavoratrici e il diritto a una Sanità Pubblica universalistica.

La difesa delle condizioni di lavoro assume, quindi, un’importanza strategica che va ben oltre il mero ambito contrattuale o l’interesse particolare di una categoria professionale, coinvolgendo il tema della tutela della salute dei cittadini. Per fare questo è fondamentale costruire momenti di aggregazione, solo da un’azione collettiva può nascere la forza che permetterà di modificare le cose. Abbiamo in mano dei potenti strumenti di cambiamento, dobbiamo imparare a utilizzarli.

Questa assemblea vuole essere il rpimo passo per unire chi non vuole abbassare la testa, chi vuole contrastare questo processo di privatizzazione, chi non vuole essere complice della distruzione della sanità pubblica, perché la salute non è una merce che si vende e si monetizza.

Per questo è necessario prendere consapevolezza della situazione che stiamo vivendo e del futuro che si prospetta perché noi siamo la sanità pubblica.

Comitato lavoratori e lavoratrici “IO SONO LA SANITA’ PUBBLICA”

Per eventuali aggiornamenti e per conoscere il programma completo della giornata rimandiamo all’evento facebook dell’assemblea pubblica.

[Pavia] Altro che demoralizzati! Nuove lotte alle porte di H&M

Mentre in Francia i politici al servizio degli imprenditori facevano passare il Jobs Act in salsa gallica con tutta la spocchia possibile e in barba alle grida di opposizione dei lavoratori, in Italia, dove è ormai più di un anno che la riforma del lavoro è in vigore, i lavoratori fanno vedere che la lotta non è mai finita!

[Firenze] Le bollette più care d'Italia - Lavoratori trattati come scimmie

Lunedì 18 luglio, sono in sciopero i lavoratori di Publiacqua di Firenze con adesioni del 73% e punte del 100% al servizio depurazione. Ricordate il crollo del Lungarno Torrigiani, accanto al Ponte Vecchio?  I lavoratori ci spiegano come da un lato il sistema di appalti e subappalti a ribasso renda possibile tali tragedie, dall'altro come sia calpestata la dignità professionale e salariale degli operai.

Qui di seguito intervento di un protagonista e  testo del volantino che indice lo sciopero.

 

PUBLIACQUA: nun te reggae più Le bollette tra le più care d’Italia – Lavoratori trattati come scimmie
NON SIAMO IL VOSTRO BANCOMAT
Cittadini e Lavoratori di Publiacqua insieme si mobilitano in difesa del Bene Comune Acqua e in difesa dei Diritti dei Lavoratori Dopo la voragine di Lungarno Torrigiani a Firenze, dello scorso 25 Maggio 2016, se non invertiamo rotta, prima o poi ci scappa il morto Con 20 milioni di Euro delle bollette dei Cittadini, Publiacqua SpA, ha varato ormai da 4 anni, una nuova organizzazione del lavoro, facendo ricorso a strumenti informatici spinti (WFM). Intendimento sbandierato dall’Azienda migliorare la Qualità del Servizio ai Cittadini e la Sicurezza dei Lavoratori.

NELLA REALTÀ svuotamento delle professionalità degli Addetti, dove tutti devono saper fare tutto e dove ormai la mano sinistra non sa cosa fa la mano destra.

Un sistema di lavoro che ha calpestato e annientato un patrimonio prezioso per chi opera nel comparto idrico in 47 Comuni serviti da Publiacqua:

LA CONOSCENZA DEL TERRITORIO – LA CONOSCENZA DELLE RETI E DEGLI IMPIANTI MA ALTRA FONTE DI NOSTRA PREOCCUPAZIONE, UN SISTEMA DI APPALTI E SUB APPALTI AGGIUDICATI CON GARA AL MASSIMO RIBASSO DI UN VALORE DI OLTRE 32 MILIONI DI EURO

Mentre si fanno pagare le bollette tra le più care d’Italia - le perdite da i tubi non tendono a diminuire e la qualità del servizio lascia sempre più a desiderare. Vessare e calpestare la dignità, professionalità e i diritti dei Lavoratori è ormai consuetudine quotidiana della Direzione Aziendale, con un accanimento particolare verso le Colleghe Lavoratrici con seri e comprovati problemi di cura familiare e di salute, impossibilitate ad accedere ad istituto del Part-Time. Personale degli Sportelli al Pubblico ridotti all’osso (siamo passati dai 770 dipendenti del 2003 agli attuali 590). Si sopprimono i presidi con personale H24 su strategici impianti di potabilizzazione, confidando nel telecontrollo a distanza. Per avere i giusti inquadramenti retributivi, contrattualmente previsti, dobbiamo, sempre più spesso, ricorrere ai Tribunali del Lavoro. Senza dimenticare le condanne già inflitte alla SpA per discriminazione politica e danni permanenti da mobbing. Publiacqua SpA però continua a macinare decine di milioni di profitti e utili ogni anno, si permette a braccetto con Acea SpA a dispensare consulenze da centinaia di migliaia di Euro ai guru di turno, erogare ingenti fondi in sponsorizzazioni agli amici degli amici, un parco di auto blu per decine di responsabili aziendali utilizzabili anche fuori orario di lavoro. Continuano ad arrivare ingenti multe per reati ambientali, ma i responsabili apicali ricevono premi annuali da diverse decine di migliaia di Euro.

QUANDO INVECE SI CHIEDENO EQUI E LEGITTIMI INDENNIZZI PER I LAVORATORI I CORDONI DELLA BORSA SONO SEMPRE CHIUSI

Un Operaio in Publiacqua SpA, con 10 anni di professionalità, se non impegnato nel servizio Reperibilità, porta a casa circa 1.150 euro netti mensili.

Come Lavoratori di Publiacqua SpA non intendiamo essere dei complici omertosi, - anche noi siamo utenti del servizio - e intendiamo unire le nostre forze con i Cittadini e le Associazioni che ormai da più anni si impegnano in Difesa del Bene Comune Acqua e per far rispettare la volontà popolare espressa con il Referendum del Giugno 2011

Un'altra PUBLIACQUA È POSSIBILE – DIAMOCI DA FARE

Firenze, Luglio 2016

Unione Sindacale di Base (U.S.B.) Publiacqua

Interviste e inchieste

  • carrefour lucca
    Jul 25 , 2016

    Ha fatto scalpore l'utilizzo dei voucher nella Grande Distribuzione, ennesima perla regalataci dal Jobs Act del Governo Renzi. La notizia si inserisce però in un contesto nel quale le condizioni di lavoro sono costantemente sotto attacco, da almeno un ventennio. Risale infatti almeno al primo Governo Prodi la liberalizzazione degli orari di lavoro, completata poi dal "governo dei tecnici" di Mario Monti. In nome del profitto bisogna poter lavorare quando lo dice l'azienda, senza nessun rispetto per il godimento dei momenti di riposo collettivo (le domeniche e i festivi), e senza nessuna preoccupazione per l'usura dei corpi, costretti a portarsi a lavoro anche di notte, nei corridoi deserti illuminati al neon dei centri commerciali. In nome del profitto si vuole distruggere quel tessuto di piccoli esercizi commerciali che non reggono la concorrenza spietata delle grandi superfici. In nome del profitto si resta aperti anche il 25 aprile e il 1 maggio, momenti di importante rappresentazione della nostra libertà, della nostra emancipazione.

    Noi come altri sappiamo che ai lavoratori tutto ciò non va affatto bene, che gli straordinari - sempre più esigui, per la verità - bastino a pagare l'estensione della settimana lavorativa, e il ricorso sempre più estremo a forme contrattuali precarie. C'è paura di ribellarsi, c'è opportunismo da parte di molti sindacati, ma c'è anche una rabbia e un risentimento che vanno organizzati e rappresentati.

    Ripubblichiamo dunque con piacere questa intervista inviataci dai compagni del Tafferuglio - giornale online lucchese -, che hanno intervistato una lavoratrice del Carrefour locale, rimasto aperto il 1° maggio scorso. Solo costruendo visibilità e solidarietà intorno alle lotte dei lavoratori, potremo ribaltare il segno di questa crisi.

     

    Primo maggio, festa dei lavoratori, il Carrefour di Lucca rimane aperto. Abbiamo colto l’occasione per intervistare una lavoratrice del supermercato e approfondire altri argomenti, tra cui la recente decisione delle aperture domenicali, il prolungamento dell’orario fino alla mezzanotte e le reazioni dei sindacati (abbiamo evidenziato in grassetto alcuni passaggi delle loro risposte che ci sono sembrati più importanti). Ne è emerso un quadro che ci parla di una condizione di ricatto ma anche di una crescente insofferenza disposta a tramutarsi in opposizione e rifiuto. Una situazione che riguarda non solo i lavoratori di Carrefour, ma anche tutti i lavoratori degli altri stabilimenti della grande distribuzione e, ovviamente, i cittadini che vanno a fare la spesa.

    1)L’anno scorso è saltata alle cronache di Lucca la notizia che il Carrefour avrebbe prolungato l’orario di apertura fino alla mezzanotte, mentre già in altre città in Toscana restava aperto 24 ore su 24. Cosa è successo esattamente e cosa si è mosso all’interno di Carrefour al tempo?

    Tutto è partito dalla volontà di Carrefour di far firmare a noi lavoratori un accordo che ci obbligava ad essere in servizio un tot di domeniche l’anno. Questo contratto è stato firmato dalla maggior parte dei lavoratori poiché questi sono stati minacciati di licenziamento se si fossero rifiutati. Solo 11 lavoratori su 140 si sono ribellati e hanno negato la firma. Non si trattava propriamente di un contratto, ma più propriamente di un accordo in più in cui i lavoratori si impegnavano a lavorare delle domeniche gratuitamente. Dico gratuitamente in quanto, prima di ciò, a lavorare di domenica venivi pagato al 130, mentre ora al 30, quindi, in pratica, adesso si viene retribuiti solo 10 euro in più per questo straordinario.

    Queste 11 persone hanno deciso di riorganizzarsi poiché la Cgil faceva il gioco dell’azienda e, anzi, ci spingeva addirittura a firmare l’accordo dicendoci che dovevamo fare un sacrificio per conservare il posto di lavoro, altrimenti avrebbero aperto la mobilità e ognuno dei lavoratori avrebbe rischiato di andare a casa. Ci dicevano che sulla nostra coscienza sarebbero pesate quelle persone licenziate, ci facevano sentire in colpa praticamente. Noi ci siamo rifiutati lo stesso e abbiamo contattato i Cobas. Purtroppo siamo ancora in pochi ad essere iscritti ai Cobas (solo 7 o 8),  nonostante ci siano molti simpatizzanti.

    2)Come mai questo timore ad iscriversi al sindacato dei Cobas?

    Purtroppo, a causa di queste minacce, molti lavoratori hanno paura di esporsi troppo (anche se c’è da dire che dopo le vicende di questo accordo, la Cgil ha perso molti iscritti). Per il futuro tuttavia pensiamo in positivo, poiché quest’anno l’accordo è stato riproposto, e il numero di coloro che non si fanno ricattare e non l’hanno firmato è aumentato. Adesso siamo una trentina.

    3)Cosa è successo dentro l’azienda da quando vi siete uniti ai Cobas in poi?

    Le persone che non hanno firmato questo accordo, tra cui anche io, sono state minacciate. In particolare chi si è iscritto ai Cobas è stato minacciato di venire spostato da qualche altra parte, cosa che poi fortunatamente non è avvenuta. Poiché quest’anno è scaduto l’accordo, Carrefour l’ha riproposto ed ha addirittura aumentato il numero di domeniche, chiedendone 24 invece di 16, giocando al rialzo. Al che la Cgil, unico sindacato ad avere un RSU (rappresentante sindacale unitario) all’interno dell’azienda, ci ha detto che avrebbe parlato con Carrefour per contrattare. Dopo di che, Cgil ha risposto di essere riuscita a scendere alle solite 16 domeniche.  Noi lavoratori abbiamo detto che ci saremmo ugualmente rifiutati di firmare e, anzi, il numero di chi si opponeva è aumentato (il numero è triplicato, da 11 a 30).

    4)Pensi che i sindacati confederali facciano il gioco dell’azienda?

    Assolutamente sì, la Cgil ci dice di lavorare la domenica e so addirittura di una sindacalista Cgil che ha risposto a un ragazzo: “Stai lavorando al commercio, il Carrefour vuole stare aperto la domenica e se a te non va bene ti licenzi”. Una delle proposte della Cgil, d’accordo con l’azienda, era di assumere per il fine settimana gli studenti, non so se pagati con voucher o assunti regolarmente, ma sicuramente con una paga molto bassa.

    5)Voi, come Cobas, cosa siete riusciti ad ottenere per ora dall’azienda e che obiettivi avete?

    Purtroppo per ora solo la Cgil ha voce nell’azienda poiché noi non siamo riusciti a entrare come RSU (rappresentante sindacale unitario); purtroppo ci siamo organizzati troppo tardi e le elezioni si tengono ogni tre anni. Abbiamo provato a presentarci come RSA (rappresentante sindacale aziendali), ma siamo stati respinti dall’azienda, quindi noi non possiamo partecipare alle contrattazioni con l’azienda come Cobas, ma solo come lavoratori singoli. Però sono positiva al riguardo poiché penso che alle prossime elezioni ce la faremo sicuramente a passare.

    6)Ricapitolando, i lavoratori che hanno firmato questo accordo hanno il turno di domenica, mentre chi non ha firmato, mantiene il vecchio contratto senza domeniche, giusto?

    Esatto: 16 anni fa, quando il Carrefour ha aperto,  ci ha fatto un contratto che andava dal lunedì al sabato. La maggior parte di noi è lavoratore part-time, mentre chi ha il contratto full-time e fa 40 ore a settimana, ha da sempre la domenica obbligatoria. Con questo accordo, però, il numero di domeniche è aumentato per i full-time, i quali hanno scaricato parte di queste domeniche su noi lavoratori part-time. Da questo fatto è nata una vera e propria guerra fra lavoratori part-time e full-time, cosa davvero brutta. In questo modo l’azienda ci costringe a metterci l’uno contro l’altro, poiché giustamente anche il full-time si trova costretto a lavorare 4 domeniche al mese e ognuno tenta di difendere il proprio contratto. L’azienda è felicissima quando i lavoratori litigano e sono disuniti. Penso che questa dinamica purtroppo sia molto diffusa in Italia.

    Oltre tutto Carrefour inizialmente ci ha detto di non poter più assumere interinali, ovvero lavoratori esterni, per risparmiare soldi, perché l’azienda non andava molto bene, quindi dovevamo lavorarle noi queste domeniche, senza alcun tipo di straordinario. Questo sarebbe stato anche accettabile pur di mantenere il proprio posto di lavoro, ma poi Carrefour viene fuori con la proposta di aprire fino a mezzanotte, e quindi diventa inevitabile chiamare degli interinali visto che prima eravamo aperti dalle 8.30 di mattina alle 9 di sera e sarebbe stato impossibile essere coperti fino a mezzanotte con l’attuale organico. Ovviamente ci siamo sentiti presi in giro visto che ci eravamo sacrificati per non dover più assumere lavoratori interinali.

    Invece di assumere e creare nuovi posti di lavoro, hanno deciso di ricorrere agli interinali delle agenzie del lavoro, che io chiamo agenzie di sfruttamento, visto che si tratta di ragazzi giovani o persone rimaste senza lavoro, sui 40, 50 anni e che non riescono più a inserirsi sul mercato del lavoro. Queste persone vengono chiamate quando pare a loro, a volte anche con un’ora di preavviso e vengono pagati pochissimo. Quindi queste persone stanno a casa aspettando una chiamata che potrebbe non arrivare mai e spesso vengono fatti lavorare giusto una o due volte al mese, è una situazione veramente assurda.

    7)Accennavi sopra alla minaccia della mobilità. È mai stata usata dall’azienda?

    Sì. Carrefour ha già aperto due volte la mobilità per i lavoratori: ti mandano da un’altra parte dicendoti che in quel negozio siete troppi. Per non perdere colleghi e col fatto che potrebbe toccare anche a loro stessi, i lavoratori aprono il contratto di solidarietà: per la durata di un anno tutti lavorano un po’ meno e le ore che mancano a riempire gli orari dei singoli vengono pagate per l’80% da Inps e per la restante parte dall’azienda. Chiaro che Carrefour evita un sacco di spese in questa maniera. Questa manovra tra l’altro è pubblicizzata da Cgil che continua a suggerire i lavoratori di “stare buoni” e aprire questi contratti mentre tutti rischiano seriamente il lavoro e hanno a disposizione l’ultimo anno di contratto di solidarietà. Anche qui si vedono i risultati della concertazione tra sindacati e azienda nello spremere il lavoratore di ogni risorsa che ha, fosse anche quella di far pagare a tutti (tutti quelli che pagano le tasse) i capricci e i profitti dell’impresa.

    8)Voi come vivete la questione dell’esercito industriale di riserva, ovvero il fatto di poter essere sempre rimpiazzabili da qualcun altro disponibile a prendersi il vostro lavoro?

    A me questa cosa è stata detta un sacco di volte: se non ti sta bene così, fuori abbiamo una coda di persone pronte a prendere il tuo lavoro, anche a condizioni peggiori delle tue, senza lamentarsi. Penso che il Carrefour non veda l’ora di togliersi di torno una buona fetta di noi lavoratori per assumere persone che si facciano sfruttare in silenzio.

    Per capire qual è il clima, basti pensare che ci sono addirittura alcuni lavoratori che hanno accettato sottobanco di fare l’orario serale. Purtroppo è impossibile ottenere l’unità di tutti i lavoratori, ma cerchiamo di aggregare e coinvolgere più lavoratori possibile, anche se molti si limitano a lamentarsi.

    9)Da parte vostra c’è anche una sfiducia riguardo al fatto che la grande distribuzione, in questo modo, riesca davvero a migliorare le entrate dell’azienda.

    Esatto. Penso che Carrefour non guadagni di più con questa nuova politica: i clienti si sono abituati a venire la domenica, ma poi questi stessi clienti non verranno di lunedì o martedì; insomma, non c’è stato un acquisto di nuova clientela, si sono solo distribuiti i giorni in maniera diversa. L’apertura domenicale è solo una strategia per cercare di togliere clienti ad altre grande distribuzioni come Esselunga o Coop. Mi sembra un tentativo anche maldestro poiché se non si migliorano qualità e servizio, non si acquista nuova clientela.

    10)Questo tentativo, a Lucca, è passato attraverso il format di aprire fino a mezzanotte, mentre sappiamo che a Pisa e Massa si usa il format delle 24 h.

    Esatto, hanno provato questa strategia, ma poco dopo sono tornati anche loro all’apertura fino a mezzanotte poiché non funzionava.

    11)Un orario di lavoro quindi che va a discapito dei lavoratori e della qualità della loro vita privata.

    Sicuramente. Oltretutto, Carrefour sostiene che questa novità abbia salvato l’azienda, mentre quei pochi clienti che vengono la sera verso le undici, undici e mezza, sono solo ragazzi che acquistano qualche alcolico.

    12)Per voi che la vivete sulla vostra pelle, quanto la logica di mercato influisce sui diritti del lavoratore e sulla sua dignità? E perché alcuni lavoratori accettano queste condizioni?

    E’ sicuramente molto influente, per non parlare del fatto che ti viene fatto un lavaggio del cervello in cui ti dicono che il mondo sta cambiando, che ci dobbiamo adeguare a queste leggi di mercato, per cui bisogna essere sempre aperti, bisogna essere flessibili e al pari del resto d’Europa, quando poi in realtà non è vero che in Europa la grande distribuzione sta sempre aperta 24h:  per esempio Carrefour in Francia non è rimasta aperta per il primo maggio. In Italia, invece, poiché hanno visto che i lavoratori lo permettono, se ne approfittano.

    Inoltre Lucca non è una grande città come Roma o Milano e il Carrefour di Lucca ha una posizione molto periferica, per cui chi ci viene, viene apposta e non perché è di passaggio e, infatti, nell’orario serale, è quasi deserto.

    13)Se un domani riusciste ad ottenere un RSU, come pensate di inserirvi nelle dinamiche d’azienda?

    Potremmo partecipare ad assemblee e contrattazioni, dire apertamente che non ci stiamo e, soprattutto, affermare il nostro no alla domenica lavorativa, per tornare, come una volta, alle dodici domeniche l’anno, quindi una domenica al mese di apertura. Capisco che ogni tanto aprire la domenica sia utile, ad esempio sotto le festività natalizie, ma questi giorni vanno pagati adeguatamente, con maggiorazione più alta o straordinario.

    Per come sono le cose ora, l’azienda sta impedendo alle persone di avere una vita. Invece di far sì che l’apertura domenicale permettesse l’assunzione di nuovi lavoratori, hanno gravato il personale di   un orario invivibile, nonché peggiorato notevolmente il servizio. Inoltre, adesso, ci vogliono anche ridurre la paga oraria.

    14)Ci sono dei contatti fra voi e i lavoratori di altri stabilimenti Carrefour?

    L’anno scorso ci sono stati dei contatti con quelli di Pisa, che hanno vissuto un po’ la nostra stessa situazione, con la proposta di un identico tipo di accordo. Hanno rifiutato di firmare in numero molto maggiore rispetto che a Lucca, probabilmente anche perché, a quanto so, non hanno ricevuto minacce di licenziamento e simili. Mentre a Massa il nuovo accordo non ha suscitato particolari polemiche.

    15)Come potrebbe intervenire un attore esterno nella vostra lotta?

    A livello più semplice, convincendo la gente a non venire a fare la spesa di sera e di domenica, esattamente come oggi, primo maggio, è stato detto di non recarsi al Carrefour. Bisognerebbe veramente convincere le persone a non andare nei supermercati nei giorni festivi e nelle domeniche, ma non è facile. Dobbiamo anche pensare che questo meccanismo potrebbe creare un effetto a catena, per cui anche le altre grandi distribuzioni, per competere con Carrefour, potrebbero ampliare i loro orari di apertura. Quindi sarebbe bene che anche i lavoratori di altre catene fossero solidali con la nostra lotta.

     

  • lascio la cgil
    Jul 07 , 2016

    Ripubblichiamo la lettera di Beppe Corioni, un compagno di Brescia che, dopo 44 anni di attività, ha deciso di lasciare la CGIL.

  • Jun 23 , 2016

    Al termine dell'assemblea, i lavoratori del Comune di Pisa hanno deciso di presidiare la stanza del Sindaco Filippeschi per ricevere risposte concrete sull'inarrestabile riduzione del personale, sull'aumento del carico di lavoro e sul continuo ricorso alle esternalizzazioni dei servizi. Il Sindaco si nega .. e i lavoratori occupano il primo piano, presidiando le stanze del "primo cittadino"!

  • sciopero busitalia padova 3 giugno
    Jun 04 , 2016

    Venerdì 3 giugno a Padova i dipendenti Busitalia hanno scioperato nuovamente e questa volta per tutta la giornata, garantendo solo le fasce obbligatorie. Adesione altissima come in occasione dello sciopero di 4 ore del 17 maggio: parliamo dell'80% dei mezzi e delle corse bloccate.

  • May 29 , 2016

    “Gli Italiani sono senza palle”. Questo commento l'abbiamo sentito decine di volte in questi giorni. Parla la nostra frustrazione, il senso d'impotenza nel vedere i nostri diritti erosi giorno dopo giorno da un Governo che fa i diretti interessi dei padroni. Quegli stessi interessi contro cui invece si stanno battendo i nostri cugini francesi, dando una prova straordinaria di coraggio e forza di volontà. 

Cosa si muove

  • Foto dell'ospedale Sandro Pertini
    Jul 22 , 2016

    Lasciati da un mese e mezzo senza stipendio dalla solita ditta appaltante, una sessantina di operaie e operai delle pulizie del "Sandro Pertini" hanno improvvisato una visita alla direzione dell'Asl Roma 2 per spiegargli che senza stipendio non riescono a campare.

  • carrefour massa
    Jul 20 , 2016

    Qualche giorno fa l’INPS ha pubblicato il rapporto sull’occupazione per i primi sei mesi del 2016. I dati confermano la tendenza degli scorsi mesi: crollo delle attivazioni a tempo indeterminato, aumento esponenziale dei voucher (+43%). Tra il 2008 ed il 2015 (quindi prima di questo ulteriore aumento dei buoni-lavoro) si stima che siano stati così retribuiti circa due milioni e mezzo di lavoratori passando dai 25 mila voucheristi di otto anni fa al milione e 380 mila del 2015 con un compenso medio di 500 euro l’anno.

Cassetta degli attrezzi

  • Jan 26 , 2016

    Pubblichiamo un opuscolo tecnico-informativo sulla clausola di salvaguardia del posto di lavoro in caso di cambio  appalto, scritto dal comitato dei lavoratori delle pulizie dell'Università La Sapienza.

     

  • copertina manuale sul lavoro nero
    Dec 17 , 2015

    Questo manualetto è il risultato di un percorso nato all'interno della Camera Popolare del Lavoro di Napoli, un'esperienza nuova, autogestita, interna allo spazio e al progetto dell'Ex OPG “Je so’ pazzo”.

  • La lettura della busta paga
    May 28 , 2015

    Il primo incontro di formazione per l’autotutela dei lavoratori e della lavoratrici, tenuto a Napoli, presso la Camera Popolare del Lavoro, ha dato i suoi frutti!
    Pubblichiamo qui, per tutti gli interessati, il materiale video e i documenti che abbiamo autoprodotto nello sforzo collettivo di capire qualcosa in più sulla lettura della busta paga.

Articoli

  • percezione ricchezza italia
    May 30 , 2016

    I giri di parole non mancano, ma il quadro è inequivocabile: le illusioni su un ceto medio che non esiste si sono sgretolate sotto il martello della crisi economica.

  • May 26 , 2016

    La partita è stata brutta ed è finita con un nulla di fatto.
    Però è durata tantissimo, troppo, i lavoratori sono tornati a casa stanchi e non si vedono ancora spiragli per una conclusione positiva di questa vertenza. Tutto male? Così sembra, ma andiamo a vedere meglio cosa è successo ieri a Roma.

    Come Camera Popolare del Lavoro di Napoli abbiamo fatto questa ennesima “trasferta” al fianco dei lavoratori del call-center Almaviva che oramai da più di due mesi lottano incessantemente e quotidianamente contro i 3000 licenziamenti annunciati dall'azienda di padron Tripi e contro ogni ipotesi di accordo al massimo ribasso.

  • May 14 , 2016

    Come Camera Popolare del Lavoro abbiamo seguito fin dall'inizio la vertenza portata avanti dalle lavoratrici della clinica Villa Bianca. La battaglia di 27 persone che, impiegate nel punto nascite di questa clinica convenzionata di Napoli, lottano per difendere il posto di lavoro e di tutti i loro colleghi degli altri reparti, anch'essi a rischio di licenziamento data la centralità proprio del punto nascite “nell'economia generale” di questa clinica.

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