Le sentinelle del padrone. Uno scorcio di verità al picchetto dei lavoratori dell'Alenia

blocco ai cancelli alenia

A volte è difficile vedere come stanno le cose. Ma altre volte no. Dopo tanta retorica sulla coesione nazionale, dopo la menzogne dei sacrifici condivisi e della “beneficenza” dei padroni che creerebbero posti di lavoro per puro filantropismo, basta guardare a quello che succede quando i lavoratori decidono di lottare, per vedere come funzionao davvero i rapporti di forza nella società.

Oggi i lavoratori dell'Alenia di Nola hanno indetto uno sciopero per protestare contro il piano di riorganizzazione industriale gestito dal governo Renzi e da Mario Moretti. La ristrutturazione prevede, infatti, la creazione di newco, la cessione di interi rami d'azienda (di cui beneficerebbe, per quanto riguarda lo stabilimento di Capodichino, la Atitech di Lettieri), accorpamenti, depotenziamento degli impianti e un generale ridimensionamento di tutto il sito di Napoli, comprese le molte aziende dell'indotto (ne abbiamo parlato qui). Pare, inoltre, che la nuova gestione dell'azienda stia pensando di chiudere anche la sede Napoletana di Telespazio. Si preannuncia, dunque, una crisi occupazionale che riguarderà la maggior parte delle persone che lavorano dentro o intorno a questo gigante del capitalismo nazionale. Oggi, gli operai in sciopero dell'Alenia cercavano di spiegare proprio questo ai colleghi che entravano in fabbrica: che nessuno poteva davvero sentirsi esente da un piano di ristrutturazione che prevede di massimizzare i profitti per gli amministratori e per gli azionisti, a scapito dei lavoratori.
Il messaggio è arrivato dal momento che molti indecisi si sono voltati per unirsi allo sciopero; solo pochi hanno deciso di entrare a lavorare.

Già alle cinque di mattina, la digos, la polizia e i carabinieri si sono fatti vedere – insieme a un dirigente dell'azienda – per scoraggiare e provocare i lavoratori fuori la fabbrica. Con un atteggiamento tra il paternalista e il provocatorio hanno tentato di impedire ai lavoratori di fermare le macchine all'ingresso per volantinare con la scusa che lo sciopero si sarebbe trasformato in un blocco stradale. Cercavano, inoltre, di convincere gli indecisi a entrare invitandoli a non fermarsi e a non ascoltare i colleghi che in questi casi sono tenuti a informare chi prova a entrare. Le forze di pubblica sicurezza, insomma, si comportavano come una vera e propria vigilanza privata, al soldo di Moretti e degli azionisti dell'azienda che premono per chiudere con le mobilitazioni e per cominciare finalmente il loro profittevole piano di ristrutturazione. Ovviamente, sulla pelle di chi per anni ha dato le proprie braccia e i propri cervelli a un'azienda che adesso vorrebbe farne l'uso che ritiene più opportuno fregandosene di mettere in mezzo alla strada intere famiglie.

Oggi abbiamo avuto una lezione che ci dice in modo semplice ed efficace come stanno le cose: abbiamo visto i lavoratori determinati, e capaci di convincere tutti delle loro ragioni, attenti alle provocazioni, consapevoli di quelle che sono le conseguenze delle politiche del governo e della dirigenza dell'azienda, e dunque convinti di andare avanti e di fare tutto il necessario. Dall'altro lato, c'è un padronato che si sente tronfio del suo ruolo e della protezione che gli dà la politica del governo, che utilizza le armi più subdole che ha a disposizione per non perdere nemmeno un centesimo dei suoi guadagni di rapina. In mezzo c'erano i cani da guardia dei padroni: la pubblica sicurezza che si comportava come se fosse di proprietà dell'Alenia, per assolvere il compito che la guerra di classe le ha assegnato.

Continuiamo a sostenere la lotta dei lavoratori Alenia, perché se toccano uno toccano tutti!

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