[Napoli] Che succede in ANM? Intervista a Marco Sansone (USB Trasporti, Napoli)

b_300_0_16777215_00_images_2018_01_30.jpg

4 Gennaio 2018, scioperano i lavoratori della ditta di pulizie SAMIR, che ha l'appalto per ANM. I depositi degli autobus vengono bloccati, i binari della metropolitana anche, grazie alla determinazione dei lavoratori che protestano dopo l'ennesimo annuncio di un ritardo nel pagamento degli stipendi.

La tensione è alta, l'Amministrazione comunale perde le staffe e fa dichiarazioni durissime contro gli scioperanti, la bolla mediatica si gonfia e scompare nel giro di 24 ore, senza permetterci di capire che cosa sta realmente succedendo all'Azienda Napoletana Mobilità.
Per questo abbiamo deciso, come sempre, di dare voce ai lavoratori in lotta, intervistando il delegato USB Trasporti, Marco Sansone, che incontriamo un'ora prima del suo incontro in Prefettura, incontro che determinerà la revoca dello sciopero già previsto per il 30 Gennaio.
Non ripetiamo quanto spiegato nell'intervista, ci limitiamo quindi a fare solo poche considerazioni.
L'ANM è tecnicamente fallita e ci vorrebbe un miracolo per riprenderla. Il miracolo potrebbe avere due forme: un afflusso di fondi dal Governo centrale o la destinazione dei quasi 500 mln di attivo di bilancio della Città Metropolitana per la costituzione di un'azienda unica di trasporto locale, pubblica. La prima forma è esclusa a monte: l'ANM non è l'EAV, il Comune non è la Regione e il Governo non ha nessun interesse a salvare l'azienda locale dell'amministrazione “ribelle”; la seconda forma non è stata messa in atto perché l'Amministrazione comunale, nonostante quanto dichiarato fino a un anno fa e anche meno, non vuole mettere mano a quei fondi, o meglio non può farlo senza “disobbedire”, con le conseguenze del caso, al vincolo di destinazione che obbliga ad usarli per ripianare i conti e non per salvare le aziende pubbliche dal fallimento. Una “disobbedienza” operata nel passato – il caso delle maestre assunte “d'imperio” dal Sindaco – ma non nel presente. A pagarne le conseguenze, al di là dei ragionamenti e delle valutazioni di merito, sono sempre e solo i lavoratori. Chi ha portato l'azienda a questo stato sono gli amministratori delegati – Maglione escluso, che più che altro è un curatore fallimentare – e i dirigenti che mantengono i loro privilegi all'interno, in barba alle disposizioni di Giunta che pure ci sono state, sul taglio dei superminimi, ma ad oggi continuano ad essere disattese. A fronte di un nuovo piano industriale, da presentarsi nel giro di qualche mese, che si prevede per l'ennesima volta di “lacrime e sangue” per i lavoratori e per gli utenti del moribondo servizio di trasporto pubblico, noi siamo e saremo, sempre e comunque, al fianco di chi lotta. Difendiamo il trasporto pubblico locale dalla fame predatoria dei privati! I nostri diritti vengono prima dei loro profitti!

Rete Camere Popolari del Lavoro