Carocci in sciopero: uniti si lotta e...

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Sede romana di Unindustria, 10 Dicembre 2014. Il presidente del CDA dell'azienda Giovanni Belluzzi e Giuliano Bassani amministratore delegato della Carocci editore e della Società editrice il Mulino hanno presentato davanti alle RSU della Carocci un piano industriale che prevede un taglio imminente del personale: 17 su 32 dipendenti.

Il gruppo Edifin, proprietario sia di Carocci che de Il Mulino, ha presentato un piano di ristrutturazione anche per qust'ultima società, andando ad esternalizzare 14 dipendenti di essa in un'altra società controllata dal medesimo gruppo : in pratica "ristrutturando" Il Mulino, si avvia lo smantellamento di Carocci editore.
I lavoratori colti di sorpresa hanno risposto prontamente all'offensiva padronale dichiarandosi immediatamente in sciopero.

A seguito dell'assemblea dei lavoratori, la RSU del Mulino ha deciso all'unanimità di sospendere il lavoro mercoledì 10 Dicembre dalle ore 11 alle ore 14, in solidarietà ai lavoratori della Carocci ed in concomitanza con essi.
Dal canto loro i lavoratori non hanno mancato di sottolineare le conseguenze di questo duro attacco, esprimendo "preoccupazione per i provvedimenti annunciati in questi giorni dalla direzione dell’azienda che produrranno nell’immediato, all’inizio del 2015, lo scorporo delle attività produttive e redazionali in una nuova società controllata dal Mulino, di cui al momento non sono stati esplicitati i termini societari, le condizioni contrattuali, i percorsi formativi, la sede, in sostanza le linee guida del piano industriale in cui rientrerà la cessione del ramo d’azienda" ed ancora "la cessione comporta lo snaturamento di ciò che ha contraddistinto l’editrice nei suoi 60 anni di attività, con la perdita di quella identità che ha rappresentato la forza di questo marchio".

Dopo lo sciopero dei propri dipendenti, la casa editrice il Mulino si rifiuta di intraprendere una trattativa con sindacati e lavoratori, puntando direttamente verso i licenziamenti ed il conseguente smantellamento di Carocci editore.
Luigi Pedrazzi, tra i fondatori della casa editrice di Bologna e attuale membro del CDA ha preso nettamente le distanze da questa manovra, dichiarando: "È stato vergognoso mollare così la Carocci. Ero presidente dell’Associazione del Mulino quando venne acquistata: una grandissima soddisfazione. E ora, che figura ci facciamo? Nel giro di pochi anni, da paladini ci siamo trasformati in affossatori. Probabilmente l’operazione è stata fatta in cambio di un cospicuo assegno che ci ha permesso di ricapitalizzare il Mulino e creare la nuova società. I soldi ci sono per noi e non per la Carocci. Mi sembra osceno".
Nonostante ciò, Bassani e Belluzzi annunciano l'avvio dei licenziamenti a partire dal 12 Gennaio, nonostante Bassani si era reso disponibile (a parole) a riaprire la trattativa, dichiarando al sito Illibraio.it il 12 dicembre scorso: " Dal canto nostro, siamo disponibili a riaprire la trattativa".

Vogliamo sottolineare la pronta risposta dei lavoratori in difesa della loro occupazione e delle loro condizioni di lavoro, nonchè la forte solidarietà tra lavoratori Carocci e de Il Mulino.
L'unità fa la forza! Uniti e inflessibili!

Di seguito la lettera inviata il 20 Dicembre dall'assemblea dei lavoratori Carocci in sciopero all'Associazione Il Mulino.

Gentile presidente, gentili soci,
noi lavoratori della Carocci editore ci rivolgiamo a voi nella certezza di trovare ascolto e il conforto di una sensibilità ben diversa da quella degli interlocutori con cui ci siamo sinora confrontati in questa difficile vertenza.
Quella di ieri è stata una giornata difficile. Dapprima l’intervista al professor Pedrazzi sulla “Repubblica” ha riacceso la speranza di valutazioni finalmente lucide sulle prospettive della Società editrice il Mulino e sulle sorti della Carocci editore; poi l’arrogante comunicazione aziendale che il 12 gennaio si procederà con l’allontanamento dagli uffici di ben 17 dei 32 dipendenti della Carocci editore. Tutto ciò senza neanche aver aperto una vera trattativa o tentato vie meno traumatiche come un contratto di solidarietà.
Neanche il tempo di una riflessione: questo modo di procedere, oltre a contraddire quanto pubblicamente affermato dall’amministratore delegato Bassani sull’intenzione di “riaprire” la trattativa, è per noi l’ennesima prova dell’insipienza e della mancanza di visione che hanno contraddistinto la gestione della Carocci editore dal 2009 ad oggi.
Siamo ben consapevoli della crisi del mondo editoriale, ma la nostra era nel 2009 un’azienda sana e prestigiosa, che ha poi subìto i colpi della cattiva gestione. Non un progetto culturale, non un programma in cui si individuassero obiettivi e strategie, non un piano industriale serio. Osteggiato un qualsiasi coordinamento editoriale, per non parlare dell’assenza di una direzione commerciale, delle politiche sciagurate attuate in materia di promozione e distribuzione, dell’assenza di formazione specifica del personale e della mancanza di iniziativa nel mondo del digitale, fino agli improponibili – talvolta – prezzi di copertina. L’unica iniziativa reale di quest’ultimo anno è stata un’incursione in un campo (la cartoleria) lontano dalle competenze e dalle tradizioni della Carocci e del Mulino.
Siamo convinti però che per noi ci sia ancora spazio. La Carocci non è un’impresa sull’orlo del fallimento. È un’azienda che come molte altre subisce i colpi della crisi ma che ha in sé, se ben diretta, le potenzialità per uscirne. Segno concreto di questa vitalità sono anche le nostre iniziative di questi giorni, che sono riuscite a porre all’attenzione dell’opinione pubblica l’azienda e la sua storia, ottenendo vasta eco. Ma non basta. È nostra convinzione che si possa e si debba trovare una soluzione alternativa, e siano proponibili misure radicalmente diverse per uscire da una situazione oggettivamente delicata. A questo scopo è essenziale la concreta apertura di un tavolo negoziale.
Riteniamo anche che senza piani culturali – assenti o nel migliore dei casi inconsistenti – né noi né la Società editrice il Mulino potremo andare avanti e affrontare la sfida durissima che l’attuale momento storico c’impone. Se la linea di Edifin passasse e diventasse realtà, questo, oltre a pregiudicare il futuro della Carocci editore e il posto di lavoro dei suoi dipendenti, macchierebbe in modo irrimediabile l’immagine del Mulino, della sua vicenda, dei valori – etici, morali, politici – di cui si è fatto portatore in sessant’anni di storia. Ci rivolgiamo a voi nella certezza che non vorrete dare il vostro avallo a un’operazione moralmente discutibile e culturalmente grave, oltre che miope e ingiustificabile dal punto di vista economico e aziendale.

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