[Ostia] Operai Canados: aggiornamenti dal fronte

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Pubblichiamo questa interessantissima cronaca dei giorni di lotta dei lavoratori dell'azienda di cantieristica navale Canados (Ostia), scritta dai compagni di Alza la Testa.
Una lotta difficile e piena di ostacoli padronali, istituzionali, sindacali, a cui ha però risposto la forza di volontà e l'entusiasmo operaio.

Nonostante le difficoltà, come si dice alla fine, "la partita è ancora aperta"!

06/10/2014 – Prime due settimane di presidio

Sono due settimane che gli operai Canados presidiano l’entrata del cantiere navale, e se le portano bene.

Va detto che per gli operai Canados il presidio è importantissimo, per almeno tre motivi: 1) gli operai dispongono sempre di una base operativa e aggregativa, in cui possono costantemente confrontarsi e farsi coraggio; 2) possono tenere sotto costante controllo i movimenti nel cantiere; 3) infine, hanno la possibilità di rimanere visibili sul territorio di Ostia.
Nel presidio gli operai hanno costruito un forte legame fra loro, un legame che l’azienda non riuscirà mai a rompere. Hanno avuto modo di conoscersi meglio. La lotta dura che stanno portando avanti non ha intaccato il loro senso dell’ironia. Per dire, hanno avuto anche la fantasia di fare un piccolo film in cui l’azienda prende le vesti di Ghost-Face, come nella famosa quadrilogia horror di Kevin Williamson.

Moltissimi degli operai Canados sono padri di famiglia, e hanno figli di pochi anni al proprio carico. Eppure godono del pieno appoggio delle proprie famiglie, che regolarmente li sostengono e visitano il presidio. Questo aiuta loro a vincere la paura, e allo stesso tempo riempie loro di orgoglio per la propria lotta. Se la Canados vuol togliere il pane a 80 operai, può pure privarli del pane ma non riuscirà a privarli del loro coraggio.

10/10/2014 – Assemblea al X municipio (Ostia)

Va detto che secondo noi questi incontri di rado spostano i rapporti di forza. Ricordiamo che sindaci, consiglieri e amministratori sono sempre pronti a inscenare discorsi strappalacrime e mostrare grande sensibilità per i problemi del mondo del lavoro. Quel che va chiarito è che gli operai non hanno bisogno dei loro discorsi strappalacrime e della loro sensibilità, hanno bisogno solo di certezze.

Cogliamo l’occasione per fare una riflessione di carattere generale. Lo Stato con tutti i propri apparati non si schiera mai veramente per difendere gli interessi degli operai. Qualche lettore potrebbe risentirsi, avendo una idea di Stato “super-partes”, e qualche principio costituzionale che gli ronza in testa. Ebbene, la questione si chiarisce in quattro e quattr’otto: la guardia di finanza perché non fa partire delle indagini per chiarire le reali condizioni economiche del gruppo Canados? La polizia giudiziaria perché non ha messo sotto sequestro i mezzi e i semi-lavorati dentro al cantiere per impedire che si continui a produrre pur essendo avviata la procedura di liquidazione? La direzione territoriale del lavoro per quale motivo non ha mai inviato dei propri funzionari per obbligare l’azienda a pagare i buoni pasto?

La Regione Lazio per quale motivo non ha verificato l’effettiva realizzazione dei piani industriali presentati per avviare la cassa integrazione? La CGIL per quale motivo continua a rappresentare ufficialmente gli operai ai tavoli pur avendo letteralmente due iscritti, e non consultandosi con gli operai da anni? Lo Stato per quale motivo permette a sciacalli come l’amministratore delegato Salussolia di esercitare l’ignobile mestiere di “governatore di premeditate procedure fallimentari” ai danni degli operai? L’ordinamento giuridico vigente per quale motivo non è attrezzato in modo da impedire che schifezze del genere vengano sistematicamente programmate ovunque? La risposta a tutte queste domande è semplice, quanto scontata: lo Stato non difende gli interessi operai, al contrario, si è sempre adoperato per contenere la rabbia operaia e garantire alla Canados, come agli altri padroni, i profitti sulla pelle di chi lavora.

Nonostante questi dati lampanti, occorre comunque che gli operai seguano con la massima attenzione i passaggi istituzionali come quello che ci apprestiamo a raccontare. Lo devono fare per il semplice fatto che in questo momento la partita si sta giocando lì. L’azienda sinora si è rifiutata di aprire un tavolo, e non ha mai mostrato nessun interesse a confrontarsi con gli operai. Ora, per costringerli al confronto, è necessario, date le forze, far pressione sulle istituzioni.
Il Presidente del Municipio X, A. Tassone, dice che sarà «al fianco degli operai, e che farà il possibile per smuovere le istituzioni», annuncia infine un tavolo per il

14/10 alla Regione Lazio. Conclude dicendo che «l’amministrazione è con i lavoratori ed è pronta a scendere in piazza».

Interviene Giuseppe Sesa, Consigliere PD, dicendo che «i problemi non devono ricadere solo sui lavoratori» e che si stanno attivando con le parti sociali e l'impresa chiedendo in primis trasparenza, perché il lavoratore ha diritto di sapere; a tal proposito dice che occorre coinvolgere la regione per avere più notizie e ricucire la situazione. Ricorda che le istituzioni stanno facendo un buon lavoro e stanno al fianco dei lavoratori. Spera che siano vere le notizie dei media che danno in ripresa il settore nautico. (…) Ricorda inoltre che al termine del prossimo anno finiscono gli ammortizzatori sociali delle prime casse integrazioni Alitalia, lasciandoci capire che non c'è stato un piano di ricollocamento per questi lavoratori e che andrà ad aggravare la già critica situazione sul territorio di Ostia, uno dei quartieri che paga maggiormente nel territorio romano i licenziamenti di massa: aereoporti di Roma, Alitalia, e ora i Cantieri etc .

Interviene Bellemo, per SEL, dicendo che la situazione va gestita in tre fasi e che la cassa integrazione non può essere la fase finale, ma un passaggio per il ricollocamento, quindi deve essere la fase iniziale. Chiede che la Regione indaghi e controlli che le commesse Canados non vengano spostate su aziende satellite riconducibili alla Canados.
Insomma, come era prevedibile, i politici hanno approfittato della situazione per mettersi in vetrina. Il guaio loro è che noi eravamo presenti ed abbiamo trascritto scrupolosamente quanto hanno detto. Se lo abbiamo riportato, lasciando a loro tutto questo spazio, non lo abbiamo fatto certo per dover di cronaca, giacché non siamo certo giornalisti imparziali! Lo abbiamo fatto per motivi squisitamente polemici.

11/10/2014 – Primi segnali di solidarietà proletaria

Come abbiamo detto nel nostro primo articolo, “Ottanta lavoratori in presidio alla Canados”, «solo altri proletari come loro potranno essere veramente di sostegno alla lotta».
Fortunatamente dei primi segnali in questo senso sono arrivati. I lavoratori e le lavoratrici del trasporto aereo hanno scritto un comunicato di solidarietà agli operai Canados, in cui giustamente si mette in evidenza come «gli ammortizzatori sono utilizzati per marginalizzare i lavoratori, riportandoli al precariato e non come strumenti transitori». Un altro comunicato di solidarietà a firma dei lavoratori ATAC e Consorzio Roma TPL SCARL, avverte che «lo spettro della perdita del posto di lavoro» spinge naturalmente a sentirsi vicini agli operai Canados. Infine, un comunicato è giunto anche dai portieri e pulitori della Fondazione Enasarco, esprimendo solidarietà e vicinanza rispetto alla condotta infame dei sindacati confederali.

Questi segnali, per quanto provenienti tutti dalla base dello stesso sindacato di riferimento, che è poi quello degli operai Canados, l’USB, sono pur sempre importanti. Infatti, costituiscono per il loro contenuto politico, una minaccia a tutta il padronato. I capitalisti che fanno profitti sul nostro territorio devono stare attenti: la lotta della Canados, si colloca all’interno di un territorio in cui si inasprisce da anni una crisi sociale profonda, e la rabbia sociale potrebbe trasformarsi in lotta di classe, dal momento che la difesa del lavoro potrebbe diventare una rivendicazione che abbraccia più e più proletari.

Quel che bisogna maturare, anche attraverso questa lotta, è la capacità politica di estendere oltre le particolarità della lotta in sé, questa rivendicazione a tutti i proletari del territorio, indipendentemente dalla loro appartenenza sindacale. Quando gli operai Canados assieme agli altri operai del territorio nelle stesse condizioni, sapranno farsi carico non solo della propria lotta, bensì della lotta generale contro i licenziamenti, non solo costituiranno una minaccia sociale ben più grave, ma saranno presi in considerazione con tutt’altra preoccupazione dalla controparte.


12/10/2014 – La lotta raggiunge anche il pontile di Ostia

Lettore attento! Ricordi che il Presidente Tassone si pronunciò solo ieri l’altro dicendo che «l’amministrazione è pronta a scendere in piazza»? Gli operai sono scesi in piazza, ma la domenica il Presidente Tassone ha cose più importanti da fare. Insomma non ha mantenuto la promessa, neanche su una cosa così sciocca. Del resto la domenica è di riposo, anche per chi per mestiere elargisce belle parole.
La sua mancanza, tuttavia appena si è notata, e si respirava una bella aria al pontile di Ostia. Gli operai con le proprie famiglie hanno improvvisato un flash-mob, ed hanno diffuso un volantino attirando l’attenzione dei tanti ostiensi che, incuriositi, hanno interrotto la propria passeggiata domenicale per esprimere solidarietà.

13/10/2014 – L’azienda mette in mobilità 72 operai

Il cosiddetto bluff è un atteggiamento tenuto da un giocatore contrapposto ad uno o più avversari, tendente ad indurli in errore, impedendogli di capire quale sia la propria situazione di gioco. Il bluff non prevede dichiarazioni false. Si tratta solamente di cercare di mascherare il proprio gioco in funzione della propria strategia, ingannando l'avversario.
Ecco si direbbe che l’azienda abbia veramente fatto un bluff, perché il 14/10 ha esordito al tavolo della Regione Lazio dichiarando di aver aperto la procedura di mobilità, niente meno che il giorno prima. Quella mattina diversi operai in presidio davanti alla Regione Lazio si sono giustamente domandati, a quel punto, che senso avesse l’incontro, dal momento che l’azienda vi si era recata a fatti compiuti.

14/10/2014 – Il tavolo alla Regione Lazio con la società e Federlazio

Una mossa del genere da un bomber come Salussolia c’era da aspettarsela. Eppure, qualche lettore sarà sorpreso: attendendo l’avvio del tavolo, Salussolia appariva agitato ed irrequietamente camminava avanti ed indietro nella sala, mentre i delegati dei sindacati confederali erano calmissimi. Per la cronaca, si sono recati assieme alla Regione Lazio.
Del resto, almeno la CGIL aveva le idee chiare sul come comportarsi, in ogni caso. Dopo che lo sciacallo Salussolia ha raccontato la storiella della crisi della Canados, e la decisione dell’azienda di mettere in mobilità i lavoratori, è intervenuta la CGIL. Non si è smentita: ha fatto un intervento che era decisamente peggiore, il tono pareva quello di Confindustria, e pareva quasi più deciso e motivato dell’amministratore delegato stesso! Ha dell’incredibile il fatto che la CGIL ha tranquillamente difeso la relazione aziendale, fingendo di ignorare i recenti affari della Canados, ed il sistema di scatole cinesi che sta inscenando per non pagare i propri creditori. Insomma, la CGIL, ha recitato la parte del cane da guardia dei padroni, come al solito.

A dire il vero, l’intervento della CGIL era talmente dall’altra parte da mettere in imbarazzo persino un assessore. Costui, non riuscendo a trattenersi, giustamente, domandava al delegato CGIL cosa fosse venuto a fare dal momento che non aveva nemmeno formulato delle rivendicazioni nel proprio intervento, aggiungendo che non spettasse a lui «dare lezioni di sindacato».
Il lettore si ricorderà le belle parole in municipio? «Le istituzioni stanno dalla parte dei lavoratori» bla bla bla… E’ tanto vero, quanto è vero che la Regione ha ribadito gli indegni interventi della CGIL (sic!). Insomma, altro che le indagini sullo stato dell’azienda di Bellomo! Qui hanno dato tutti per vera la versione dei fatti di Salussolia e della CGIL. Insomma a sentir loro, il settore è in crisi, e la procedura di mobilità era inevitabile. Anche le belle parole di Sosa, al momento dei fatti hanno contato poco e niente. Ma questi signori devono stare attenti! Se sinora hanno avuto modo di presentarsi sempre belli dinanzi ai media, oggi, devono starsene in guardia perché c’è chi è lì per sbugiardarli. Bella figuraccia! Ovviamente gli operai non hanno bisogno di noi che lo mettiamo in evidenza, perché questo era in bocca a tutti. Eppure, male non fa evidenziare il loro essere parolai buoni a nulla, perché magari ne siano al corrente tutti i proletari del territorio.

Negli interventi successivi dei delegati USB, si è esposto brevemente il reale stato dell’azienda, e si è preso atto della procedura di mobilità.
A questo punto, la Regione ha proposto una serie di “soluzioni” alternative, per salvaguardare i livelli occupazionali. Fra le tante, vi è anche quella di costituire delle cooperative. Dunque si è costituito un tavolo tecnico permanente che si chiuderà entro il 31 dicembre. Incredibilmente, contro questa soluzione si è opposta la CGIL, quasi come se si fosse dimenticata di tutte le cooperative che gestisce mafiosamente in tutta Italia, costringendo migliaia di lavoratori a condizioni di lavoro infime (vedi a tal proposito la denuncia politica che abbiamo fatto a partire da alcuni episodi nel bolognese nel mese di aprile). Forse si è opposta perché pensava potesse far piacere all’azienda, forse perché ha promesso ai propri iscritti un’altra soluzione, sta di fatto che le sue proteste sono rimaste ignorate, e dovrà partecipare al detto tavolo tecnico. Al contrario, invece, Salussolia si è reso disposto a discutere queste soluzioni alternative, con le parti sindacali, a partire dal 20 ottobre, presso la Federlazio.

Gli operai vedevano in questo incontro, il giorno della resa dei conti. In verità, abbiamo l’impressione che questa resa di conti deve ancora arrivare con la controparte padronale, benché potremmo dire che in un certo senso una resa di conti ci sia già stata, ma con la controparte sindacale, la CGIL. Infatti chiuso l’incontro, gli operai hanno atteso i propri delegati, quando sono arrivati i delegati della CGIL. E’ partita così una durissima contestazione verbale. Un delegato CGIL è dovuto proprio fuggire a gambe levate, mentre l’altro ha avuto la faccia tosta di restare nel tentativo di mostrare superiorità. Fra le tante cose che gli operai hanno urlato a lui, vi è quella di non aver mai risposto al telefono per anni, di non aver mai visitato il presidio, e di aver tenuto i propri iscritti lontani dalla lotta. Lui in posizione statuaria incalzava accuse e insulti, senza proferire parola, mantenendo indifferente la propria inconfondibile espressione disonesta finché, per timore che la situazione potesse degenerare, è stato scortato via dalla DIGOS ed allontanato.

15/10/2014 – Continua il presidio, la lotta non si ferma

Gli operai tornati subito al cantiere hanno deciso di mantenere lo stato di mobilitazione. A tal proposito ci viene in mente uno dei tanti slogan urlati dagli operai durante la giornata di ieri: “la disoccupazione ci ha dato un bel mestiere, continua il presidio davanti al cantiere!”
Abbiamo l’impressione che la lotta degli operai Canados sarà ancora molto dura e lunga, ma sembrano abbastanza compatti e determinati per continuare. La partita è ancora tutta aperta.
Non è da escludersi che si possa arrivare a soluzioni forti, se non arrivano proposte degne di esser chiamate tali.

Per ulteriori informazioni: 

lazio.usb
Clash City Workers

Rete Camere Popolari del Lavoro