La proposta indecente di Electrolux e la mobilitazione dei lavoratori

Nonostante gli attacchi ai lavoratori siano stati negli ultimi anni così frequenti da non fare quasi più notizia, la “proposta” di Electrolux, azienda leader nella fabbricazione di elettrodomestici, ha riempito le prime pagine di tutti i principali quotidiani. Due giorni fa infatti i vertici della azienda hanno annunciato che l’unico modo per mantenere i loro quattro stabilimenti sul nostro territorio nazionale e non delocalizzare in Polonia è dimezzare lo stipendio dei lavoratori (da 1400 a 700-800 euro mensili). Come sottolinea Contropiano in un articolo di ieri praticamente è “come stare in cassa integrazione, ma lavorando”.

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Si legge nella nota diramata ieri da Electrolux che “è stata anche avanzata l'ipotesi di raffreddare l’effetto inflattivo del costo del lavoro, responsabile del continuo accrescersi del gap competitivo con i paesi dell’Est Europa, attraverso il congelamento per un triennio degli incrementi del contratto collettivo nazionale di lavoro e degli scatti di anzianità. Ovviamente l’azienda ha dato piena e ovvia apertura a considerare altre forme di riduzione del costo del lavoro con minori o, se possibile, nulle conseguenze sui salari”. Oltre a un attacco al salario, il piano per far continuare a rimanere Electrolux in Italia prevede anche la drastica riduzione dei permessi sindacali, delle pause, degli scatti di anzianità, dei premi aziendali, senza per questo evitare gli esuberi di circa 650 dipendenti negli stabilimenti di Forlì, Solara e Susegana e la possibile chiusura di quello di Porcia (a meno della piena accettazione della proposta e della decisione – non scontata – da parte dell’azienda di progettare e produrre nello stabilimento la nuova lavatrice “Pilot One”).

Insomma una canzone già sentita: o vi fate sfruttare di più, rinunciate ai vostri diritti, state fermi, buoni e zitti, o andiamo a sfruttare qualcun altro, altrove.

Nonostante il solito alibi della crisi utilizzato per far buttare giù qualsiasi boccone amaro da un lustro a questa parte, la proposta ha fatto clamore e l’azienda è stata costretta, anche a seguito delle proteste dei lavoratori di Solaro (che si sono riuniti in due assemblee all’esterno dell’azienda, assemblee che hanno coinvolto i lavoratori del primo e del secondo turno)  e Pordenone (che sono sfilati in corteo alle 8 e alle 12 partendo dalla sede dello stabilimento e arrivando alla Prefettura), a diramare una nota in cui sembrava mostrare il tiro, ma nella quale, a ben guardare, la sostanza non cambia: invece di fare riferimento al dimezzamento dello stipendio calcolandolo mensilmente, si parla di riduzione del salario orario (tre euro in meno all’ora), senza specificare se però il monte ore complessivo per ogni lavoratore sarà ridotto e quindi a quanto ammonterà la diminuzione complessiva in busta paga.

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Oggi alle 15 “il caso Electrolux” sarà sul tavolo del ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato, che ieri ha dichiarato che quelle che vogliono la chiusura dello stabilimento di Porcia sono solo false notizie, ma che – e questo ci da la misura di quanto poco la proposta dell’azienda di elettrodomestici sia distante dalla sua idea di difesa dei diritti dei lavoratori – pochi giorni fa commentava: “i prodotti italiani nel campo dell’elettrodomestico sono di buona qualità ma risentono dei costi produttivi, soprattutto per quanto riguarda il lavoro, che sono al di sopra di quelli che offrono i nostri concorrenti. E’ necessario dunque ridurre i costi di produzione”.

Alla riunione in ministero parteciperanno l'amministratore delegato di Electrolux Italia e responsabile di tutti i siti europei della multinazionale, Ernesto Ferrario, i presidenti delle Regioni interessate al futuro degli stabilimenti italiani del Gruppo svedese (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna) e le organizzazioni sindacali. Ma intanto i lavoratori, già in mobilitazione da diversi mesi, si sono mossi. Stamattina alle sei hanno messo in atto un blocco delle merci fuori agli stabilimenti di Porcia e Susegana. Gli operai hanno perfettamente capito, e gridato ad alta voce, che l’accordo “se passa qui passa ovunque”, e la classe lavoratrice italiana potrebbe precipitare in una terribile “guerra tra poveri”, con i salari degli operai che trascinerebbero in giù quelli di qualsiasi categoria lavorativa, in una spirale greca. È davvero il caso di mobilitarsi, di incoraggiare e sostenere in ogni modo l’iniziativa operaia!

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Per l’annosa vicenda dell’Electrolux, di cui diverse volte ci siamo occupati in passato rinviamo a:
- Il vero declassamento italiano: Electrolux e attacco al salario
- Electrolux, Don Fausto e padroni. Miracoli economici all'italiana

- [video] A Padova gli operai salgono in cattedra. Sull'incontro con i lavoratori Electrolux

- [Treviso] Il buon capitalismo svedese. Una giornata di sciopero all’Electrolux di Susegana

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