[Verona] I lavoratori dell'Arena continuano la lotta

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I lavoratori della Fondazione Arena, continuano la loro battaglia: rispedito al mittente l'accordo capestro firmato dai sindacati che voleva scaricare su di loro le difficoltà finanziarie frutto di anni di malagestione dei dirigenti. Ma la campagna mediatica diffamatoria e terrorista del sindaco continua, così come devono continuare le lotte!
Per questo proponiamo un riassunto degli ultimi passaggi e di quelli che ci aspettano, scritto da un compagno che sta seguendo la vertenza attingendo al materiale del blog dei lavoratori.

Sono passati un po' di mesi da quando, il 13 Novembre 2015, i lavoratori e le lavoratrici della Fondazione Arena occuparono gli uffici dell'ente rivendicando l'impossibilità di far cadere su di loro i milioni di debiti che hanno interessato la gestione dell'attuale dirigenza, formata dal sindaco di Verona Flavio Tosi e dal direttore Girondini. Solo poche settimane fa, per cercare di venire incontro alle richieste pretestuose della parte padronale, avevano smobilitato il presidio permanente mostrando una chiara intenzione a voler seguire la possibilità di una via meno conflittuale alle trattative. Tosi a questo punto, dopo due mesi di trattative, ha proposto un accordo, pre-firmato dai sindacati confederali (e rigettato solo dal sindacato FIALS), ma la cosa non è andata come voleva. Chiamati ad esprimersi sull'accordo, attraverso un referendum i lavoratori hanno rigettato l'accordo, mandando su tutte le furie il sindaco sceriffo. In effetti ci si domanda come mai i lavoratori non abbiano accettato quel fantastico accordo di una pagina e mezzo partorito in ben due mesi di trattative sindacali per il quale i dipendenti si sarebbero dovuti "ingommare" sacrifici a fronte di nessuna certezza in merito al fatto che ciò assicurerebbe un futuro al Teatro ma con l'unica certezza che chi si sia reso responsabile nel condurre il Teatro a tale fallimento, non solo non sarebbe stato messo in discussione, non solo sarebbe rimasto ben saldo al proprio posto, non solo non avrebbe mai risposto delle proprie responsabilità, ma addirittura secondo l'accordo si sarebbe incentivata una ristrutturazione del management che con metodi "assolutamente" meritocratici avrebbe premiato il raggiungimento di obiettivi.
Quindi, tagli pesanti per i dipendenti e incentivazione ad un management già rivelatosi fallimentare. Oltre al danno anche la beffa, direbbe qualcuno. Proprio non capiamo questa "sciagurata", come ama aggettivare il sindaco, presa di posizione dei lavoratori.
Eppure lo sceriffo aveva ben addestrato i suoi scagnozzi del sindacato filo direzione CISL attraverso il vice del vice del vice del vice Direttore Artistico ex sindacalista CISL, ex clarinettista, ex collega per lavorare e portare a casa il risultato.
Erano riusciti addirittura a trascinarsi dietro quei tonni della CGIL e della UIL, che per il loro complesso di inferiorità verso il sindacato padrone CISL, avevano in seconda istanza e con "precise" precisazioni sottoscritto di buon grado l'accordo per non perdere terreno in attesa fiduciosi che i lavoratori avrebbero ben compreso come tra una "merda" e una "doppia merda" sia meglio scegliere il male minore.
Ma questa volta il compitino non è stato eseguito bene e mi sa proprio che a questo punto salteranno un po' di promesse ed avanzamenti di carriera ( marchette!! ..in gergo tecnico).

Tosi proprio non poteva accettare un esito di questo tipo e dunque eccolo affermare imperioso: “liquidazione!!”. Liquidare la Fondazione Arena e mandare a casa tutti i lavoratori, ecco cosa dice oggi il sindaco, accompagnato a braccetto dai media locali, a cui quelli nazionali sembrano dare credibilità. Peccato che non sia il Consiglio di Indirizzo (CDI) a decidere della liquidazione, decide il ministro: articolo 21 dlgs 367/96.
1. L'autorità di Governo competente in materia di spettacolo, anche su proposta del Ministro del tesoro, può disporre lo scioglimento del consiglio di amministrazione della fondazione quando:
a) risultano gravi irregolarità nell'amministrazione, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie, che regolano l'attività della fondazione;
b) il conto economico chiude con una perdita superiore al 30 per cento del patrimonio per due esercizi consecutivi, ovvero sono previste perdite del patrimonio di analoga gravita'. Per i primi due esercizi successivi alla trasformazione la percentuale e' elevata al 50%.
2. Con il decreto di scioglimento vengono nominati uno o più commissari straordinari, viene determinata la durata del loro incarico, comunque non superiore a sei mesi, nonchè il compenso loro spettante. I commissari straordinari esercitano tutti i poteri del consiglio di amministrazione.
3. I commissari straordinari provvedono alla gestione della fondazione; ad accertare e rimuovere le irregolarità; a promuovere le soluzioni utili al perseguimento dei fini istituzionali. Possono motivatamente proporre la liquidazione.
4. I commissari straordinari, ricorrendone i presupposti, promuovono la dichiarazione di decadenza dai diritti e dalle prerogative riconosciuti dalla legge agli enti originari.
5. Spetta ai commissari straordinari l'esercizio dell'azione di responsabilità contro i componenti del disciolto consiglio di amministrazione, previa autorizzazione dell'autorità di Governo competente in materia di spettacolo.

Forse è proprio per questo che Tosi, con al guinzaglio la CISL, sta provando di tutto per terrorizzare i lavoratori, tanto che il sindacato al guinzaglio ha avviato una raccolta firme per rimettere sul tavolo il risultato del referendum!

Il sindaco è molto astuto nel comunicare alla cittadinanza le sue falsità sulla vertenza della Fondazione Arena, nel propagandare le sue interpretazioni creative delle prassi normative riferite alla liquidazione coatta e alla legge Bray (forse forte di un eventuale accordo sottobanco con Renzi?), nell'evitare di affrontare specifici argomenti e specifiche tematiche per lui molto scomode.
Oltre ai "pennivendoli" assoldati e ai quotidiani al suo servizio, qualche domanda vorremmo porgliela anche noi. Cogliamo l'occasione per rivolgere le stesse domande anche alla Cisl, in primis, e alle altre sigle confederali.
Certi che non avremo risposta, ma anche che, in questo modo, forniremo a qualche cittadino qualche elemento, o qualche dubbio, in più. Ad esempio:
- Perchè non è stato prodotto o mostrato nessun piano di risanamento?
- Prima ancora, perchè non è stato prodotto o mostrato nessun documento contabile credibile da inserire nel piano di risanamento?
- Dove sono i documenti sui quali si basano le cifre contenute nell'accordo proposto dal Cdi, dalla Cisl e integrato da Cgil e Uil?
- Dov'è il bilancio consultivo 2015 della Fondazione Arena?
- Dove sono i verbali degli incontri tra la dirigenza e i sindacati?
- A quale pro sono state create ex novo e indebitate società come Verona Extra o il museo AMO e, quindi, inserite all’interno dei bilanci della Fondazione?
- A che pro annunciare la liquidazione coatta (che non spetta a lui) nella prima settimana di Aprile, quando la legge dice chiaramente che c'è tempo fino a fine Giugno? Ha tenuto conto delle conseguenze economiche che tale dichiarazione poteva comportare e sta comportando per la città?
Rispetto all'ingresso in Bray, di cui il sindaco incolpa le scelte democratiche dei lavoratori per la mancanza di condizioni, noi chiediamo:
- Dov'è la verifica dell’anatocismo?
- Dov'è l’accordo con banche e fornitori per lo stralcio del debito?
- Dov'è la programmazione artistica triennale dettagliata?
- Dov'è il nuovo contratto aziendale con le nuove regole per l’ingaggio?
Aspettiamo risposte dal Cdi, da Tosi, dalla Cisl, dai confederali.
Diffondiamo questi quesiti.

Poniamoli, ogni giorno, ai responsabili di questa situazione. Martelliamoli fino a quando non avremo risposte soddisfacenti. E' evidente che a pagare per la grave situazione economica della Fondazione non debbano essere i lavoratori, quanto piuttosto la dirigenza Tosi – Girondini, la cui gestione ha prodotto, negli ultimi 4 anni, un aggravamento di circa 23 milioni.

Comitato Opera Nostra – Fondazione Arena Bene Comune

Rete Camere Popolari del Lavoro