Logistica: scioperi e cariche nel bolognese. Intervista a un lavoratore migrante

Non accenna a fermarsi la lotta nel settore della logistica. la notte del 20 Novembre, dalle 23:30 e fino alle 9 di mattina, due scioperi, con relativi picchetti, hanno investito l’Inteporto di Bologna, prima alla Camst poi alla Cogefrin. Circa duecento lavoratori hanno partecipato ai due momenti di lotta, che con la loro determinazione hanno resistito anche a una carica della polizia. Nell’ottica di diffondere sempre di più questi esempi che crediamo debbano essere generalizzati, vi proponiamo un report della nottata a cura di INFOAUT.

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A seguire un’interessantissima intervista a uno dei lavoratori a cura del COORDINAMENTO MIGRANTI, che ci ricorda che si stanno mobilitando non solo per questioni salariali o per il rispetto dei loro diritti, ma anche per la garanzia del permesso di soggiorno e per mettere fine alla Bossi-Fini, una legge scritta su misura per i padroni, un vero e proprio ricatto, la forma politica dello sfruttamento.
Rilanciamo gli appuntamento di domani a Padova e di dopodomani a Bologna per protestare contro le 176 denunce avute dai lavoratori Granarolo!

Logistica: nottata di scioperi sul territorio bolognese. La polizia aggredisce e sgombera il picchetto alla Cogefrin

Continuano senza soste le lotte dalla logistica su tutto il territorio bolognese. Sono stati due questa notte i picchetti che hanno visto la partecipazione di diverse centinaia di lavoratori. Il primo alla Camst, dove lo sciopero è iniziato alle 23.30 di ieri sera: un'iniziativa che ha registrato la presenza di più di 200 persone, forte del sostegno allargato di moltissimi lavoratori provenienti da tutti i comparti della logistica: quelli di Granarolo ovviamente, ma anche dei Grandi Salumifici Italiani, dell'interporto, della DHL, di Artoni e della Fercam. Non è mancato inoltre l'appoggio del personale di aziende provenienti da fuori Bologna, come quello dei facchini dell'Ikea di Piacenza. Lo sciopero è terminato alle 9 di questa mattina, solo dopo che per le 11 è stato fissato un incontro tra i vertici della cooperativa Logiva (le cui mansioni sono assegnate in appalto a Camst) ed i delegati sindacali.

Nel frattempo, sempre presso l'interporto di Bologna, i lavoratori della Cogefrin hanno picchettato i due ingressi della cooperativa adibiti al carico ed allo scarico delle merci. A partire dalle 6.30 sono stati 38 i tir ad essere bloccati. I dipendenti della cooperativa (forti anche in questo caso della solidarietà di rappresentanze dell'Ikea di Piacenza e della Camst) hanno deciso di optare per il picchetto ad oltranza: una scelta dettata dalla decisione unilaterale della prefettura di far saltare il tavolo della trattativa aperto dopo l'accordo di luglio (accordo peraltro mai rispettato da parte padronale).

Solo una dura aggressione della polizia è riuscita a mettere fine (temporaneamente) all'iniziativa che le 150 persone presenti stavano portando avanti. Alle 9.30 infatti si sono presentati sul posto quattro blindati della polizia ed uno dei carabinieri. Dopo un'ora di muro contro muro, i reparti della celere sono intervenuti in modo brutale, trascinando sull'asfalto i lavoratori, in quel momento seduti a terra a protestare. Sono stati sette i compagni e le compagne fermate (rilasciati dopo mezz'ora). In un secondo momento un'ambulanza è sopraggiunta per medicare alcuni facchini rimasti feriti durante lo sgombero del picchetto.

Per tutta risposta i lavoratori in lotta hanno convocato una conferenza stampa davanti alla Prefettura (in corso mentre scriviamo).

da infoaut.org

Migranti Granarolo: blocchi nella notte, sabato manifestazione. Basta sfruttamento, basta Bossi-Fini!

Questa notte, per tutta la notte, due scioperi hanno colpito l’Inteporto di Bologna, prima alla Camst, dove un centinaio di lavoratori iscritti al SiCobas ha scioperato e bloccato i magazzini con il sostegno dei lavoratori migranti licenziati dalla Granarolo. Lo sciopero si è poi spostato alla Cogefrin, l’azienda della logistica dove opera in appalto il consorzio cooperativo Sgb, lo stesso coinvolto la scorsa primavera nel licenziamento di 51 lavoratori migranti impiegati nel magazzino Granarolo di via Cadriano.
Abbiamo parlato con alcuni di loro che seguono il percorso del Coordinamento Migranti.

Che cosa è successo questa notte?
Noi lavoratori della Granarolo e della Cogefrin questa notte siamo stati all’Interporto con l’obiettivo di riaprire la trattativa con il Prefetto, la Granarolo e Sgb. Era ormai mattina quando è arrivata la polizia per togliere il picchetto all’ingresso della Cogefrin. Tutti i lavoratori si sono seduti a terra con l’intenzione di continuare a bloccare il cancello, ma la polizia è intervenuta trattandoci male, trascinandoci via, ci hanno spostato a forza per far entrare i camion che avevamo bloccato. Dopo il picchetto abbiamo deciso di andare davanti alla Prefettura per fare una conferenza stampa e dire a tutti come stanno le cose: forse la gente pensa che l’accordo firmato con il Prefetto prima dell’estate sia stato rispettato e che i lavoratori siano rientrati al lavoro. Ma la realtà è un’altra: solo 9 lavoratori su 51 sono stati riassunti. Dopo questa notte, ci aspettiamo che il Prefetto chiami il nostro segretario Aldo Milani per riaprire la trattativa, altrimenti non ci fermeremo.

Dopo più di sette mesi di scioperi e ormai quattro mesi di cassaintegrazione, quale situazione devono affrontare ora i lavoratori migranti della Granarolo?
La cassa integrazione che non è ancora arrivata. Invece sono arrivate le denunce e altri due lavoratori, che non sono della Granarolo ma stanno lottando con noi, sono stati convocati in Questura dove gli hanno chiesto perché fate questi blocchi, perché fate questi scioperi. Come se non sapessero perché. Secondo me, come dicono i SiCobas, queste denunce non mettono in pericolo il rinnovo del permesso di soggiorno. Però se non abbiamo un contratto di lavoro non possiamo rinnovare il permesso, quindi denunce o no, noi stiamo rischiando di perderlo. Noi facciamo picchetti e scioperi perché abbiamo perso il lavoro, ma per rinnovare il permesso abbiamo bisogno del lavoro, quindi la situazione è difficile perché come facciamo così a rinnovare il permesso? Prefettura e Questura, che cosa hanno da dire di questo?

In quanti hanno il problema di dover rinnovare adesso il permesso di soggiorno?
Quando ci hanno licenziato, in 6 dovevano rinnovare subito. E così hanno dovuto fare la domanda di disoccupazione per poter avere il permesso di ricerca lavoro. Poi è arrivato l’accordo per il reintegro al lavoro, ma il fatto che non viene rispettato ci sottopone ancora al rischio di perderlo. Adesso ce ne sono altri 10 che devono fare il rinnovo: sono in cassa integrazione senza ricevere un euro, non sono ancora tornati al lavoro e come fanno a rinnovare il permesso? E fra un paio di mesi ce ne saranno altri 10. C’è poi un’altra questione: ho due amici che sono andati a dare le impronte come si fa sempre per rinnovare il permesso e la Questura li ha informati che avrebbero ricevuto il foglio di via perché non avevano i contributi sufficienti. E’ assurdo perché non può essere un problema del lavoratore. Noi sappiamo che spesso le cooperative non versano i contributi o ne versano soltanto una parte oppure in ritardo. E questo vale anche per la nostra cooperativa Sgb: è possibile che non abbia pagato i contributi perché quando siamo andati a fare domanda per la disoccupazione all’INPS ci è stato detto che non ne avevamo diritto. Per tutto questo, secondo me dobbiamo fare in modo che questa lotta sia anche per il permesso di soggiorno, la lotta è la stessa perché se non torniamo al lavoro come facciamo a rinnovare il permesso? Se ci ridanno il lavoro come da accordo allora possiamo rinnovare il permesso, altrimenti no.

Sabato saremo in piazza per dire che questa lotta contro gli sfruttatori della Granarolo e gli altri padroni della logistica è la stessa lotta che facciamo tutti i giorni contro la legge Bossi-Fini e per dire al Prefetto e al Questore che non temiamo minacce. Lottiamo senza chiedere il permesso dentro e fuori i luoghi di lavoro!

da coordinamentomigranti.org

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