[Venezia] ACTV - Vince il sì al referendum ma la lotta non si ferma

All'Actv di Venezia, il 30 e 31 Ottobre, si è svolto il referendum sull'accordo di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi, firmato da tutte le organizzazioni sindacali presenti tranne USB.
Dopo una campagna referendaria sostenuta dall'azienda e dalla Confindustria locale, dai sindacati confederali, dalla stampa locale e dai notabili cittadini il referendum sul peggioramento delle condizioni di lavoro è passato, ma di misura, su 2113 votanti il margine è di 5 voti. Al voto ha partecipato circa il 75% dei lavoratori: 1041 favorevoli e 1036 contrari. Chissà se e come si sono espressi quella decina di dirigenti a 130 mila euro di stipendio annuo.

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Le organizzazioni sindacali confederali e la dirigenza di Actv cantano “vittoria”, ritenendo che il percorso democratico abbia compiuto il suo corso e che ora si debba passare alla riorganizzazione del lavoro, cioè ad aumentare i ritmi e gli orari di lavoro e ridurre il personale. La campagna sui media e all'interno dell'azienda è stata intensa e dai toni decisamente ricattatori: l'accordo era necessario per evitare licenziamenti indiscriminati e ridurre il buco in bilancio.

Ma se molti si nascondono dietro ai “meccanismi democratici”, la paura che la vicenda non sia conclusa qui si fa strada fra i dirigenti, come si accorge anche un quotidiano locale che aveva ampiamente sostenuto la campagna anti-lavoratori : “E se anche i vertici Actv sono ora legittimati ad andare avanti, non sarà facile “governare” un’azienda in cui circa la metà dei lavoratori è contraria all’accordo sottoscritto.”
Azienda e sindacati confederali hanno ben compreso come la partecipazione e la forza dei lavoratori possano ribaltare l'esito di qualunque croce su un pezzo di carta.
Il sindacato di base USB che nei mesi scorsi si era ritirato dal tavolo delle trattative e che nelle assemblee di questi giorni ha portato, assieme ad un comitato autoconvocato di lavoratori, le ragioni del no e della prosecuzione della lotta, rifiuta di accettare questo risultato come la parola definitiva dei lavoratori.

Ci sono due ordini di motivi che fanno traballare le sicurezze di chi vuole allungare gli orari di lavoro: il primo legato alle modalità del voto che hanno escluso alcune decine di lavoratori dalla possibilità di votare, con seggi non presenti negli orari stabiliti e lavoratori stagionali nelle stesse condizioni giuridiche che sono stati esclusi o inclusi in maniera differenziata dal referendum. Per cui si apre anche la possibilità di un ricorso che condurrebbe ad un nuovo referendum.
Il secondo, ben più rilevante, è il fatto che a dire di no a questo referendum-ricatto sono stati la metà dei lavoratori, che certo l'azienda non potrà ignorare, pena la ripresa della mobilitazione. L'obbiettivo dell' USB è quello di riaprire il tavolo di trattative per modificare l'accordo con la forza che si è espressa attraverso lo sciopero del 18 ottobre e con questa votazione.

Intanto l'amministratore delegato dell'Avm, Giovanni Seno, ha messo le mani avanti: “La nostra [sic] azienda deve e dovrà essere percepita come un bene comune e non solo appannaggio dei sì maggioritari”.

Ai lavoratori, che si siano espressi favorevoli o contrari, spetta ora sapersi muovere per ricompattarsi contro le divisioni imposte da sindacati e azienda, per un bene comune che non è certo lo sfruttamento.