[Flumeri – AV] Operai Irisbus si incatenano ai cancelli contro lo smantellamento della fabbrica

Stamattina, 31 gennaio 2013, alcuni operai dell'Irisbus, riuniti nel Comitato Resistenza Operaia, sono tornati a far sentire la propria voce dinanzi allo stabilimento di Flumeri (Avellino). Si sono incatenati ai cancelli per protestare contro la presunta decisione della FIAT di smantellare le linee di montaggio per poi trasferirle in Sud Africa che pare essere il luogo prescelto da Marchionne per la produzione di autobus.

Irisbus - Operai incatenati ai cancelli

Di seguito riproduciamo il comunicato del Comitato Resistenza Operaia che presenta alcuni elementi di indubbio interesse. Di chi è la fabbrica? Di chi le linee che si stanno smantellando? Di Marchionne e del management FIAT o di chi per anni ed anni ci ha lavorato sopra? Il passaggio dall'enunciazione di un principio alla sua messa in pratica è lungo, faticoso e nient'affatto scontato. Ma mettere in discussione i capisaldi della società in cui viviamo è sicuramente il primo passo.

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«Questa mattina noi operai della Irisbus di Valle Ufita ci siamo incatenati ai cancelli dello stabilimento. E’ l’ultimo urlo di protesta per cercare di salvare il proprio lavoro, la propria dignità, la propria fabbrica. Mentre sui giornali alcuni sindacati fanno rimbalzare la palla cercandosi posizionamenti più consistenti, altri invece sorridono di fronte allo smantellamento della fabbrica, altri ancora continuano ad essere completamente assenti, ancora una volta tocca solo all’operaio alzare il suono della protesta.
Di fronte ad una campagna elettorale generica e senza nessun tipo di garanzie da parte di nessuno schieramento la Fiat continua a fare ciò che vuole in maniera incontrastata, incurante del dramma sociale che ha creato e sbeffeggiando a destra e a manca chi non ha il coraggio di contrapporsi concretamente alle sue scelte. C’e chi dice che la “linea” sulla quale si costruivano i pullman in Valle Ufita è un ferro vecchio e che non converrebbe nemmeno a Fiat di portarsela in Africa. Ebbene noi nei panni dei padroni non siamo mai voluti entrare, gli imprenditori (o prenditori) li lasciamo fare ad altri, noi vogliamo fare gli operai e guardiamo a ciò che conviene a noi, non ad altri. Non è la questione di linea nuova o ferri vecchi (tra l’altro meno di due anni fa la famosa linea è stata ristrutturata), la questione è che stanno smantellando tutto ciò che rendeva funzionale quella che tutti chiamavano la “nostra fabbrica”, ma che pochi hanno considerato e considerano veramente propria».
La questione è che Fiat dovrebbe pagare per lo scippo che ci ha fatto e dovrebbe almeno andare via senza portarsi niente, perché lì dentro ci sono i nostri soldi, ma soprattutto le nostre vite. Quella catena di montaggio rappresenta le nostre mani, lo studio dei nostri figli, la speranza di migliorare. Per questo Marchionne non può essere proprietario delle nostre esistenze, non può strapparle così, la fabbrica non gli appartiene come non gli apparteniamo noi. Ecco il perché dell’incatenamento di stamattina, perché abbiamo bisogno di ribellarci a quanto sta succedendo, il nostro è un grido d’allarme, l’ennesimo…speriamo che stavolta qualcuno lo ascolti».


Fonti
Il Mattino
Orticalab
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