[Ilva] Chiudono i cancelli. Cortei degli operai a Taranto e a Genova

Dopo giorni di botta e risposta tra le varie componenti impegnate sui diversi fronti della questione Ilva, molti operai hanno ricevuto la comunicazione di ferie forzate, altri si sono ritrovati il badge d'ingresso disattivato o sono stati rispediti a casa dal caporeparto.

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Questa la contromossa messa in campo dall'azienda dopo l'ultimo colpo infertogli dalla magistratura con gli ultimi arresti, il sequestro degli impianti e i sigilli sul prodotto finito. Subito si sono diffusi i proclami dell'azienda sull'ineluttabile chiusura dello stabilimento di Taranto e, a catena, di tutti gli altri sul piano nazionale che comporterebbe, solo nella città pugliese, il licenziamento di 5971 operai.

C'è da capire quanto questa "serrata" e questi annunci siano esclusivamente un mezzo di pressione o se, effettivamente, si è vicini alla chiusura della fabbrica.
Ma gli operai non perdono tempo per farsi un’idea e scegliere le priorità, attivandosi subito per difendere il proprio posto di lavoro: dopo aver presidiato i cancelli dalle 5 di stamattina sono entrati in massa dalle varie portinerie e hanno fatto un corteo interno che è arrivato fino alla direzione dell'azienda dove sono entrati. Ovviamente i dirigenti sono riusciti a lasciare l'edificio giusto in tempo senza dare risposte.
Alle 9, tra l'altro, proprio in direzione, era previsto l'incontro tra sindacati confederali e azienda, quegli stessi sindacati, che fino ad ora sono riusciti a non dare risposte ai lavoratori e che, infatti, sono stati attaccati in maniera durissima.

Verso le 10 scende dalla direzione un dirigente, l'ingegner Buffo (coinvolto nell’inchiesta che ha portato all’emissione di sette ordinanze di custodia cautelare e al sequestro dei prodotti finiti/semilavorati), a parlare con gli operai, costretto proprio dalla loro pressione e determinazione.
L'ingegnere ha raccontato la solita "storiella" dell'azienda (“non possiamo produrre perché sotto sequestro”; “se non produciamo come facciamo la messa a norma?”; “…ma siccome siamo buoni queste giornate saranno retribuite fino al giorno del riesame fissato per la settimana prossima”; “il governo si sta attivando e forse giovedì le cose si risolveranno a palazzo Chigi”).

I lavoratori non hanno creduto alla favoletta che vede la magistratura come il Lupo Cattivo e la dirigenza come la piccola Cappuccetto Rosso e hanno chiesto il ritiro delle lettere di messa in libertà e delle ferie forzate, un piano industriale che chiarisca se l'Ilva resta a Taranto o se chiude. Si chiedono risposte entro le 14, poi gli operai decideranno autonomamente che forme di lotta intraprendere.

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Il comizio del dirigente è stato contestato, specie dagli operai più coscienti e attivi e l’azione di stamattina va sicuramente letta come piccolo passo avanti: il protagonismo dei lavoratori, scavalcando le forme di mediazione sindacale (incapaci di dare risposte minime), ha posto un serio problema all'azienda.

Adesso il presidio continua in forma ridotta ma il turno di domani mattina potrebbe rilanciare la lotta.

L'ultimo atto di questa vicenda è stato l'arrivo dei rappresentanti dei sindacati confederali che, tra fischi e contestazioni, hanno ripetuto una serie di banalità già note ai lavoratori e hanno “promesso” che giovedì l'incontro a Roma può essere un punto di svolta.

Adesso è in corso un'assemblea dall'interno della fabbrica per comunicare e fare il punto con i tantissimi operai che occupano l'azienda e la direzione e decidere che fare in caso di silenzio o risposta negativa da parte della controparte.

Nel frattempo a Genova, circa 1.500 metalmeccanici dello stabilimento Ilva, dopo una breve assemblea, sono usciti dallo stabilimento in corteo e si stanno dirigendo verso l'aeroporto di Genova. Con loro anche i cassintegrati dello stabilimento metallurgico. Ad aprire il corteo una grande pala meccanica e un autospurgo per la raccolta degli oli esausti. E' previsto il blocco del casello autostradale di Genova Ovest. Nel corteo anche le motrici dei mezzi pesanti delle ditte appaltatrici e i camion per la movimentazione terra che operano nello stabilimento genovese.