Alcune indicazioni per parlare di "flexsecurity"

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Da questo articolo di Luciano Gallino, sul contratto unico e la libertà di licenziamento (sulle colonne de "la Repubblica"), si possono estrapolare alcuni dati ed indicazioni utili per approcciare ad uno dei temi dominanti nel dibattito politico e sindacale, legato in maniera strettissima alla "riforma del mercaro del lavoro": il modello della flexsecurity, con particolare riferimento alla Danimarca.

flexsecurity.jpgViene fuori che i dati sulla disoccupazione sono di fatto camuffati (il tasso ufficiale del 4,2% salirebbe oltre il 10% se si contassero i prepensionati – tantissimi nel paese scandinavo – e coloro che nei periodi di rilevazione stanno seguendo corsi di formazione per essere reinseriti nel mercato del lavoro); c'è anche un'altra argomentazione relativa alla grandezza dell'Italia rispetto alla Danimarca e ai problemi che la geografia creerebbe nel caso si avesse un cambio di posto di lavoro alto come nel paese scandinavo (ogni anno il 30% dei lavoratori cambia posto di lavoro).

Più in generale, è necessario cominciare a dotarsi di una buona "cassetta degli attrezzi" per affrontare questi temi, comprenderne le implicazioni e trovare il giusto modo di intervenire, in un panorama in cui, l'autore dell'articolo, seppur non assolutamente un riferimento, è una delle poche voci fuori dal coro che si possono leggere in queste settimane sui grandi quotidiani, tutti presi, al contrario, ad esaltare il modello scandinavo e a spingere per una sua importazione anche qui.

In particolare, soprattutto la prima critica (quella relativa al tasso di disoccupazione), pare minare uno dei punti di forza delle argomentazioni del fronte del sì alla flex-security e lasci intravedere o para le porte a una critica complessiva al mercato del lavoro danese.

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