[Roma] La lotta autorganizzata dei lavoratori del Cobas Almaviva

La storia della vertenza Almaviva, gruppo leader in Italia nel settore dell'ICT, comincia 6 anni fa con la lotta dei lavoratori Atesia, il call center più grande d'Europa situato a Roma.

Una importantissima esperienza, animata dal collettivo autorganizzato dei Precari Atesia e documentata anche da Ascanio Celestini nel suo "Parole sante", che ha portato nel Dicembre 2006 alla stabilizzazione di molti operatori al prezzo però molto salato di sottoscrivere il ricatto dell'azienda, rinunciando cioè a circa 5 anni di mensilità pregresse in cambio di un contratto a tempo indeterminato.

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Niente di più di quanto preveda per i rapporti di natura subordinata anche la sciagurata Legge 30, ma ancora un miraggio nella stragrande maggioranza dei call center italiani.

Nel 2010 poi, per circa 50 precari che non hanno accettato di firmare il verbale di conciliazione con l'azienda e hanno proseguito nell'azione legale per vedersi riconosciuti tutti i loro diritti, arriva l'amarissima beffa del "Collegato Lavoro", che limita il risarcimento a poche briciole (massimo 6 mensilità) e, come se non bastasse, disconosce il loro diritto al reintegro.

In ogno caso si tratta di un percorso di lotta che rappresenta tuttora un punto di riferimento per i lavoratori del settore ICT e non solo.

Dall'anno scorso però, sempre all'interno della stessa azienda ora ribattezzata Almaviva, la vertenza ha ripreso forza a causa di nuove minacce di esuberi che, ad Agosto 2012, si sono concretizzate nella cassa integrazione straordinaria per 632 lavoratori della sede di Roma di Via Lamaro, con la prospettiva di allargare la platea agli operatori delle altre sedi.

Tutta l'operazione, che si basa su una delocalizzazione interna e che è evidentemente tesa a sbarazzarsi definitivamente di questi lavoratori (non a caso, infatti, sono coinvolte direttamente tutte le RSU del Cobas), viene portata avanti con il pretesto della bassa produttività utilizzata in questo caso per occultare l'interesse ad ottenere condizioni contrattuali di secondo livello più vantaggiose per l'azienda e, più in generale, la maggiore convenienza a spostare le commesse nelle sedi delle aree depresse del paese (Rende (Cosenza) e Catania) dove si possono ottenere grossi risparmi grazie a sgravi fiscali e agevolazioni pubbliche.

La reazione autorganizzata degli operatori non si è fatta attendere e, al momento, ha raggiunto il suo culmine nella giornata del 22 Ottobre scorso con la bocciatura tramite referendum dell'ultimo accordo firmato da CGIL-CISL-UIL e UGL dove venivano accettate la CIGS e un'ulteriore flessibilità degli orari senza offrire alcuna garanzia sul futuro occupazionale.

more info: cobasalmaviva.org

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