[Palermo] La lotta dei 262 lavoratori e lavoratrici di Accenture

lavoratori dell'Accenture palermo a roma

Da più di tre mesi ben 262 lavoratori e lavoratrici del call-center Accenture Outsourcing di Palermo, specializzato nell’assistenza tecnica, rischiano di rimanere senza lavoro a seguito della decisione di British Telecom di revocare la commessa con due anni di anticipo rispetto alla normale conclusione prevista nel 2016

Nel 2001 la British Telecom decide di aprire un contact center a Palermo salvo poi cedere nel 2005 un ramo d'azienda, pur rimanendo l'unico committente per la sede di Palermo, alla multinazionale Accenture, che conta oltre 305 mila lavoratori in oltre 120 paesi del mondo e un ricavo netto pari a 30 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2014i. Già a partire dal 2005, nonostante l'azienda non attraversasse un periodo di crisi ma al contrario si impegnava a raggiungere un accordo con la Regione Sicilia per l'entrata come socio minoritario della “Sicilia e-servizi”, la Accenture aveva chiesto ed ottenuto dai lavoratori la riduzione del proprio stipendio per “abbassare il costo del lavoro, rilanciare gli investimenti e permettere il mantenimento di alti livelli di competitività rispetto alle altre sedi”.

Come è facile immaginarsi nonostante il raggiungimento dell'accordo, gli investimenti tanto attesi non sono mai arrivati. Una situazione che si è ripetuta in maniera praticamente identica nel 2012 quando l'azienda, sempre dietro la scusa della crisi economica e della necessità di rinnovamento della sede e dei rapporti di lavoro, ha imposto ai dipendenti un ulteriore taglio degli stipendi, la riduzione dei benefit aziendali e dei buoni pasto, salvo poi disattendere completamente le promesse sugli investimenti e i miglioramenti tecnologici.

Oggi, dopo anni di promesse mai mantenute e di tagli continui agli stipendi e ai diritti dei lavoratori, e a seguito del recesso di BT, laAccenture si trova “costretta” a chiudere la sede di Palermo e a mettere in mobilità e licenziare tutti i 262 lavoratori.
I successivi tavoli tra imprese e governo hanno portato solamente a delle proposte aziendali che i lavoratori ritengono inaccettabili e che prevedono: un ulteriore riduzione del 20% dei salari, la rinuncia agli scatti di anzianità maturati in 15 anni di lavoro, il declassamento del contratto di lavoro al livello minimo (pari a quello dei neoassunti), rinuncia a parte delle ferie e soprattutto l'impegno scritto da parte di tutti i 262 lavoratori a rinunciare a qualsiasi azione legale e sindacale contro Accenture e BT, sia a livello collettivo che individuale.

Una proposta che gli stessi lavoratori hanno definito “accordo tombale” e che non hanno avuto difficoltà a leggere come il tentativo da parte delle imprese di spezzare il fronte di lotta, creare tensioni interne e rendere irricevibile l'accettazione della proposta per far ricadere sui lavoratori e sui sindacati la colpa per il mancato raggiungimento dell'accordo.

Ma questa volta i padroni di turno non avevano fatto i conti con la determinazione e il coraggio dei lavoratori e delle lavoratrici che, stufi delle prese in giro delle aziende e preoccupati per il loro futuro e per quello delle loro famiglie, hanno deciso di organizzarsi dal basso e iniziare tutti insieme una lotta senza sosta che, anche grazie all'utilizzo dei social network e dell'hasthag #262acasa, ha ottenuto un'enorme visibilità e sostegno non solo nel mondo dello spettacolo o di quello politico ma anche e soprattutto da tanti altri lavoratori, come quelli di Meridiana, che come loro stanno lottando per difendere i propri diritti.
Già da qualche giorno i lavoratori hanno deciso di occupare la sede e uno di loro ha anche cominciato uno sciopero della fame davanti i cancelli dello stabilimento.

Il 6 ottobre si è svolto al Ministero dello Sviluppo Economico un incontro tra sindacati,Governo ed Azienda per raggiungere un accordo tra le parti, incontro che si è concluso con la decisione da parte di Accenture di aprire le procedure di mobilità per i 262 dipendenti.



Fonti:
ilfattoquotidiano
isola dei cassintegrati
resapubblica
agenparl
accenture
agenparl

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