Viaggio nella Grande Distribuzione: intervista a due lavoratori dell’Auchan dell'Area Nord di Napoli #6

Per la rubrica Viaggio nella Grande Distribuzione ripubblichiamo un'intervista doppia fatta dal Laboratorio Politico Kamo a due lavoratori dell'Auchan dell'area Nord di Napoli.

Le interviste che abbiamo raccolto hanno tante differenze (azienda per cui si lavora, ruolo che si ha in azienda, tipo di contratto), ma sicuramente c'è un aspetto che le accomuna: la percezione che il tempo del lavoro inondi sempre più completamente ogni parte della nostra quotidianeità, senza per questo darci ciò di cui abbiamo bisogno per condurre una vitaalmeno dignitosa. Così come le accomuna la viva consapevolezza che lottando e connettendo la propria esperienza con le altre orizzontalmente, si possa provare a migliorare la propria condizione lavorativa; che poi "propria" lo è meno di quanto si immagini.


Invitiamo quindi tutti i lavoratori e le lavoratrici della Grande Distribuzione a prendere parte a questa rubrica, scrivendoci per e-mail (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), contattandoci su facebook, chiamandoci quando siamo in contatto.

 

auchan

Quest’intervista doppia sulle condizioni di lavoro nella G.D.O. (Grande Distribuzione Organizzata) segue quella ad un lavoratore di un fast food e fa parte di un lavoro di indagine e denuncia delle condizioni di lavoro che stiamo portando avanti con l’obiettivo di dare voce ai lavoratori e far sì che possano, attraverso la percezione di condivisione della situazione di sfruttamento, prendere atto della propria appartenenza di classe, in contrapposizione a coloro che di questa classe non fanno parte e che anzi lavorano per tenerla nelle attuali condizioni di subalternità, precarietà, sfruttamento e povertà.

Questa volta abbiamo incontrato Teresa (pseudonimo), e Mario (pseudonimo): la prima ha lavorato e il secondo lavora ancora in uno dei più famosi centri commerciali: l’Auchan, uno dei tanti dell’area nord di Napoli, che spuntano un po’ ovunque e sono aperti nei giorni e negli orari più assurdi. Vediamo quali sono le loro condizioni di lavoro.

Quale ruolo hai e quali mansioni svolgi?
Teresa: Addetto vendita (cassiere, ricarico scaffali e verifica scadenze nel magazzino, apertura bancali merci nel deposito).
Mario: Addetto vendita.

Che tipo di orario (part-time, tempo pieno, turnista o straordinario) osservi?
T:
Part time verticalizzato e flessibile, il che consentiva loro di lasciarmi a casa anche per tre giorni consecutivi durante una stessa settimana e poi farmi lavorare oltre le 8 ore in giorni particolari come il sabato e la domenica quando il flusso di clientela era maggiore.
M: Tempo pieno a cui è stato applicato il Contratto di Solidarietà (C.D.S.), riducendo le ore da quaranta a ventotto ore settimanali.

Le ore di lavoro effettivo sono quelle previste da contratto? Inoltre gli extra vengono pagati?
T:
Le ore da contratto non venivano sempre rispettate e gli straordinari non venivano mai retribuiti, io personalmente ho lavorato anche durante il mio giorno di riposo senza ricevere alcun extra.
M: Personalmente sì, ma alcuni lavoratori quando hanno finito il proprio turno timbrano il cartellino, ma poi ritornano a lavorare e queste ore addizionali non vengono retribuite, e ciò al fine di ingraziarsi i responsabili del personale in caso di eventuali futuri licenziamenti. Le domeniche lavorative hanno una maggiorazione del 30% rispetto agli altri giorni; con modifiche imposte dal C.D.S. il lavoro nelle giornate di Natale, Capodanno, Ferragosto e altre festività non è più pagato con la maggiorazione prevista per le festività, ma solo come domenica lavorativa.

Quanti giorni a settimana e quante ore al giorno lavoravi/lavori?
T:
Il mio contratto prevedeva venti ore settimanali ma ne facevo sempre qualcuna in più ed ovviamente non retribuita. In teoria dovevo lavorare cinque giorni su sette ma spesso lavoravo tre o quattro giorni su sette col doppio o il triplo dell’orario, in pratica anziché lavorare quattro ore al giorno per cinque giorni lavoravo tre giorni per circa otto o dieci ore al giorno!
M: ventotto ore a settimana; su sette giorni almeno sei di lavoro su cui spalmare le ventotto ore; se il mese ha cinque domeniche almeno quattro sono lavorative, se ne ha quattro, almeno tre; i turni sono stabiliti dai responsabili del personale, e sono comunicati ai lavoratori settimanalmente il giorno prima dell’inizio della settimana; la mattina il primo turno inizia alle 6:30, e la sera l’ultimo termina alle 21:30, ma a volte i responsabili chiedono di recarsi a lavoro alle cinque del mattino. Prima i lavoratori partecipavano alla stesura della turnazione, la quale veniva comunicata mensilmente, dando quindi ai lavoratori la possibilità di programmare maggiormente il proprio tempo libero.

Avevi\hai le ferie? Se sì, erano\sono pagate?
T:
Le ferie venivano pagate, ma avendo un contratto a termine non potevo sceglierle in autonomia, in pratica mi dicevano loro quando e per quanti giorni.
M: Ventisei giorni di ferie all’anno, però ti impongono di prendere due settimane entro maggio e un po’ meno in estate. L’azienda spinge per ferie forzate nei periodi di scarsi volumi di vendita.

Sono previsti i permessi individuali?
T:
Mai avuto un permesso.
M: Trenta ore di permessi annui retribuiti, ma ogni anno questa cifra diminuisce vertiginosamente.

Le assenze per malattia vengono retribuite?
T: Non mi sono mai ammalata durante il periodo in cui ho lavorato lì, ma mi è stato detto che le malattie venivano retribuite.
M: Un altro capitolo nero: ci sono gli eventi, ovvero ho a disposizione tre eventi all’anno, che sono periodi di uno o più giorni in cui per malattia non mi reco a lavoro; a partire dal quarto evento nello stesso anno i primi tre giorni di malattia non mi vengono retribuiti.

Che tipo di contratto avevi\hai?
T: Contratto a tempo determinato della durata di diciotto mesi. In realtà quando mi recai a firmare il contratto, mi dissero che il mio era un contratto di “inserimento” della durata di diciotto mesi che prevedeva poi l’assunzione diretta a tempo indeterminato. Dopo i diciotto mesi mi hanno buttata fuori senza motivo. Il consulente del lavoro che ho consultato mi ha indicato che in realtà il mio contratto prevedeva una durata di diciotto mesi, dopo i quali l’azienda si riservava la possibilità di non rinnovo senza giusta causa e senza essere tenuta a dare motivazione e che ero stata ingenua a firmare senza leggere.
M: Contratto a tempo indeterminato a cui è stato applicato recentemente il Contratto di Solidarietà.

Che stipendio percepivi\percepisci?
T: 650 euro netti al mese.
M: 900-1000 euro netti al mese, a seconda di quante domeniche ho lavorato.

A quanta fatica fisica e mentale si è sottoposti?
T: La fatica fisica è da non sottovalutare, in cassa non avevamo mai le sedie ergonomiche a posto e spesso eravamo costrette stare in piedi. La fatica mentale è chiaramente una conseguenza del lavoro, maneggiando grosse somme di denaro devi essere sempre attenta e concentrata.
M: Elevata richiesta di velocità nello svolgimento delle mansioni; per un periodo nel deposito c’erano persone alle spalle dei lavoratori addette al loro controllo con dei taccuini in mano su cui annotavano il tempo di disimballaggio dei bancali di merci per ogni singolo lavoratore.

Quanto è sicuro il luogo di lavoro?
T: Il luogo di lavoro non è mai sicuro, soprattutto se con una scarpa decolleté ti mettono a svuotare celle frigo con l’acqua a terra o ti sbattono nelle riserve senza scarpe antinfortunistiche.
M: I lavoratori che stanno da più tempo hanno condizioni migliori, frutto degli scioperi e delle lotte sindacali del passato; adesso le condizioni stanno peggiorando.

Com’è il rapporto con i superiori?
T: Il mio personale rapporto con i superiori è sempre stato ottimo, per andare d’accordo basta poco: lavorare il doppio senza pretendere soldi in più, fare spesso il loro lavoro sedendo a una scrivania a organizzare turni o fare corsi di formazione a nero senza timbrare la presenza in azienda. Se fai tutto ciò resti in buoni rapporti con tutti.
M: I superiori sono quelli che hanno stabilito l’eliminazione della pausa di venticinque minuti che prima spettava ad ogni lavoratore per ogni turno di sei ore e mezzo; adesso tale pausa non esiste più e si deve correre anche solo per andare in bagno.

Come sono le relazioni e i rapporti con i colleghi?
T: Con i colleghi spesso scatta un senso di solidarietà reciproco, ma nessuno rischierebbe il posto di lavoro in nome di questa solidarietà.
M: C’è molto timore tra i lavoratori, ognuno sta attento a qualsiasi comportamento possa pregiudicare la propria posizione lavorativa.

Il Contratto di Solidarietà è stato imposto l’anno scorso ai lavoratori dei punti vendita Auchan di Mugnano, Giugliano e via Argine sotto il ricatto del licenziamento di oltre cento lavoratori. Esso prevede una riduzione del 25% dell’orario di lavoro alla quale corrisponde una riduzione del 30% del salario (quindi nei fatti viene ridotta anche la retribuzione oraria), una riduzione dei permessi, delle ferie, della retribuzione in caso di malattia ed un notevole aumento dei ritmi lavorativi e delle pressioni sui lavoratori, ai quali con l’alternativa paventata dei licenziamenti collettivi e della chiusura delle unità locali viene imposto un atteggiamento di sottomissione e accettazione delle decisioni aziendali. Si dirà che la causa di tutto questo è la crisi, ma indagando in maniera più approfondita possiamo vedere che questo atteggiamento aziendale (del lamentarsi degli scarsi profitti e della minaccia della chiusura degli stabilimenti) esiste da decenni, addirittura per qualche punto vendita (via Argine) questa litania è iniziata il mese stesso della sua apertura! La conseguenza logica è che l’unico obiettivo dei padroni è quello di massimizzare i profitti riducendo al minimo i costi, tra cui i salari dei lavoratori.

Insomma, lavorare di più, a ritmi stressanti e alienanti e senza diritti, è la formula che viene imposta a tutti noi. Così tutto il nostro tempo viene scandito dalle esigenze del capitale.

Ogni volta che viene inaugurato un nuovo centro commerciale e ci viene detto che offre lavoro non possiamo fare altro che pensare ad un lavoro dove è costante il ricatto padronale, un lavoro fatto di precarietà, ritmi elevatissimi, assenza quasi totale dei più basilari diritti, mancanza di sicurezza e salari da fame!

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