Alitalia: mercoledì 5 dipendenti ancora in sciopero!

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Mercoledì scorso si è svolto lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici Alitalia contro il piano di ristrutturazione proposto dai vertici aziendali. Un blocco del lavoro che ha portato alla cancellazione del 60% dei voli ed un'adesione del 90% della forza lavoro. Nell'aeroporto di Fiumicino i sindacati Cub, Usb e i lavoratori autorganizzati nel “Comitato Precari 60 mesi” hanno dato vita ad un corteo che ha rilanciato con forza l'esigenza e l'intenzione di proseguire verso l'unione di tutte le lotte in atto sul territorio romano, e non solo.

Anche per questo è stata assai apprezzata la presenza e l'intervento degli ex lavoratori Almaviva. Hanno colto l'occasione per ricordare il capolavoro al contrario compiuto dai sindacati confederali quando hanno diviso la loro lotta su base territoriale preparando così l'esito drammatico della vertenza. Hanno spronato i manifestanti a non farsi dividere tra personale di terra, di volo e call center.

Le idee, di questi lavoratori Alitalia, sono riassunte nella piattaforma presentata dai sindacati di base e sono assai chiare. Non accettano il ridimensionamento della compagnia, in un mercato per altro in crescita sia per i passeggeri che per le merci. Sanno molto bene che ad un aumento dei licenziamenti corrispondono meno voli e meno guadagni. Rilanciano invece, con la richiesta di maggiori investimenti che consentirebbero al vettore italiano di tornare ad occupare un ruolo di primo livello nel mercato ed eviterebbero ulteriori tagli al personale. Soldi che, per altro, potrebbero essere ricavati tramite la stabilizzazione dei lavoratori e togliendo dalle solite poche tasche una grossa fetta di quei 270 milioni annui che la compagnia spende in beni e servizi tramite appalti “blindati”, per così dire.

Per contro, rinchiusi nella loro torre d'avorio, Cgil-Cisl-Uil e Ugl durante il loro presidio (non ne tenevano uno da oltre 5 anni) escono allo scoperto rifiutando un incontro con i sindacati di base. Contrattano in maniera remissiva lo smantellamento e la trasformazione dell'azienda in una low-cost. In un tavolo di trattativa, così delicato ed importante come questo, si limitano infatti a gestire la richiesta di ammortizzatori sociali e prepensionamenti.

Alle tante persone, che ieri hanno prima scioperato e poi sfilato davanti ai terminal di Fiumicino, è sempre più evidente come il destino della compagnia dipenda da una visione politica che prescinde e sovradetermina le relazioni industriali. Si trovano difronte uno stato che, manomettendo appositamente la propria politica industriale a favore del capitale, utilizza arnesi da “macello sociale”. Come la riforma Renzi sul lavoro, riassumendo al ribasso, di diritti e di salario, molti dei licenziati nel 2014. Come i mezzi di comunicazione, facendo credere all'opinione pubblica che i lavoratori e le lavoratrici Alitalia siano in fondo ancora dei privilegiati, tenendo nascosto invece che un operaio di terra guadagna 5,50 euro lordi all'ora, comprensivi di sabati, domeniche e festivi.

La lotta quindi continua, alla ricerca di un fronte unico tra i lavoratori che difenda diritti, condizioni di lavoro e per un rilancio pubblico dell'azienda.

Alitalia