[Roma] Castelvecchi: una storia inedita!

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Il 22 aprile alla Feltrinelli Colonna è successo qualcosa di importante: c'era la presentazione di "Colpita al cuore. Perché l'Italia non è una repubblica fondata sul lavoro" di Fausto Bertinotti edito da Castelvecchi e lì, a rompere la solitudine di chi non viene mai pagato (di una lunga catena di collaboratori mai pagati dalla casa editrice), l'iniziativa partita da due ragazze, traduttrici, insieme ad altri ex-collaboratori/trici della Castelvecchi che hanno chiesto perché questa casa editrice sistematicamente non paghi i suoi lavoratori (tutto questo nel silenzio di tutti i giornalisti presenti numerosi).


Grazie all'intervento fatto ieri alla presentazione del libro, son riuscite a strappare la promessa di un incontro per cercare di risolvere la questione, e non solo per loro ma anche per gli altri non pagati da Castelvecchi e per chi volesse aggiungersi...anche se ancora non si sa come si concluderà la questione e se l'incontro ci sarà, possiamo dire che un primo passo è stato fatto e che la lotta paga!

Sotto riportiamo le loro parole di cui vorremmo sottolineare un punto politico importante, cioè che questa storia ci insegna come anche in questo settore, quello dell'editoria e della cultura, dove i casi di non pagamento sono moltissimi ma dove spesso ci si sente isolati e non si sa come procedere - perché un avvocato costa troppo, perché hai paura che nessuno ti faccia più lavorare se fai casino, perché si tratta spesso di lavori anche materialmente solitari - si può invece riuscire a ricostruire e ricomporre (e loro l'hanno fatto con una sorta di "inchiesta", scoprendo che prima di loro c'era un esercito di mai pagati da Castelvecchi) una rete, una solidarietà tra tutti i lavoratori/le lavoratrici, una loro azione comune ed ottenere qualcosa! Quindi speriamo che quello che loro stanno facendo risvegli i molti e le molte che non sono state e che non verrano pagate/i dal pensare di non poter fare mai niente, perché non si permettano più di farci lavorare gratis!
Per approfondimenti rimandiamo all'articolo di DinamoPress.

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"Roma, libreria Feltrinelli.

All’ingresso un distinto numero di giornalisti attende l’arrivo di Fausto Bertinotti.

Ve lo ricordate Bertinotti?

Ha scritto un libro ed è venuto a presentarlo alla Galleria Alberto Sordi. Inaugurando un nuovo genere, il noir di denuncia, Bertinotti investigatore è andato in cerca degli assassini della Costituzione Italiana, ormai privata del suo fondamento, il cosiddetto Lavoro.

Il lavoro, ve lo ricordate il lavoro?

Quell’inspiegabile sequenza di fonemi che, non si sa più bene come, traduceva la forza lavoro in calde pagnotte? Ci si alzava la mattina, si traduceva un libro, lo si mandava all’editore, l’editore mandava le bozze a fare un giro, tu le accompagnavi a bordo dell’Arno o della Senna e le riportavi a casa dall’editore, poi il libro veniva depositato in libreria e prima o poi ti veniva accreditata una somma chiamata salario.

Non ci sono più i salari, non ci sono più le categorie fordiste, c’è solo la disoccupazione, hanno detto Bertinotti, Landini e Sapelli durante la presentazione, e se una volta l’operaio specializzato si distingueva da quello comune, ma entrambi arrivavano a fine mese, oggi non si arriva all’ora di cena. I “ricchi vincono contro i poveri”, dice l’ex presidente della camera, e “la speculazione ha eliminato il lavoro”.

Per fortuna, però, esistono molti libri di denuncia, che spiegano all’operaio senza salario come affrontare la perdita o la mancanza del posto di lavoro. Il libro di Bertinotti, difatti, non è che l’ultimo di una serie di preziose inchieste politiche, economiche e sociali prodotte e pubblicate dalla casa editrice Castelvecchi, dedicate al lavoro che non c’è.

Castelvecchi, ve la ricordate la Castelvecchi, editrice di Mille Piani?

L’abbiamo chiesto ad amici, ad amici di amici, ad ex redattori, ex correttori, ex traduttori, fotografi freelance, autori e scrittori italiani e stranieri, distributori di libri, operai e tecnici della cultura. Tutti loro si ricordavano, in maniera chiara e distinta, di aver un giorno ricevuto un’offerta di lavoro, siglata da regolare contratto, con la suddetta casa editrice. Uno scambio equo: si consegnava il lavoro, si attendeva un salario. Tutti si ricordavano la scadenza del pagamento, perfino il valore della lira in quegli anni lontani, tutti si ricordavano di aver scritto sull’agenda: chiamare l’amministratrice, chiedere di parlare con l’editore, richiamare l’amministratrice, recarsi in sede, pretendere un appuntamento, ricevere promesse di dilazione, riscrivere all’editore, attendere in nuovi mesi il vecchio salario, richiamare l’editore, tampinare l’amministratrice, appellarsi ai social media, intrufolarsi alla presentazione di un libro.

Ma Castelvecchi ha troppo da fare, pubblica settanta libri l’anno, si è scordata di rispondere ai numerosi collaboratori che quei libri li scrivono, tra una pubblicazione a difesa dei diritti del lavoratore ideale ed una fiera dell’editoria sociale non rimane proprio tempo per sfamare il lavoratore in carne e saccoccia. L’indagine sugli assassini della Repubblica fondata sul lavoro miete più vittime di quante ne pianga."

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Castelvecchi