OBI: l'ulitma frontiera del telecontrollo?

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Nel dicembre dello scorso anno la Bbc srl, proprietaria di OBI, catena di prodotti per il bricolage e il giardinaggio leader in Italia, e la Rsa Filcams hanno firmato un accordo riguardante lo store

di Piacenza che prevede l’istallazione di un sistema elettronico di chiamata dei commessi (Calling System).

Il sistema consiste in un braccialetto da polso indossato dai dipendenti che inizia a vibrare appena in un dato reparto un cliente schiaccia il pulsante di chiamata. Il bracciale smette di vibrare una volta che il commesso si è recato dal cliente e ha disattivato la chiamata.

Il gruppo OBI smentisce che l’azienda stia effettivamente installando il sistema di chiamata: “È stato firmato questo accordo, è vero—racconta Elena Ottaviano, responsabile comunicazioni esterne del gruppo—ma perché noi, essendo azienda internazionale, prima ancora di avviare qualsiasi progetto ne parliamo con i sindacati. Detto questo—prosegue Ottaviano—è un progetto che non esiste, è rimasto sulla carta e non è stato mai implementato in nessun negozio, nemmeno in quello di Piacenza”. In merito alle installazioni che sarebbero già iniziate, Ottaviano spiega: “Non hanno nulla a che vedere con il progetto: quelle installazioni servono a dare accesso Wi-Fi gratuito nei negozi”.

Se effettivamente, come sembra, il progetto non andrà in porto, restano comunque alcune riflessioni da fare. Il Jobs Act di Renzi e Poletti vuole introdurre un riordino del controllo a distanza “sugli impianti e sugli strumenti di lavoro”, aprendo così non solo alla video sorveglianza, ma anche ad altre forme di controllo ancora più pervasivo sulle linee produttive e di conseguenza anche sui dipendenti [1]. 

Inoltre, il 20 febbraio il decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti ha stabilito la possibilità di demansionamento e licenziamento disciplinare concedendo la reintegrazione del dipendente solo nel caso in cui sia accertata “l’insussistenza del fatto materiale contestato”.

Mettendo assieme le due norme si comprende come in realtà si stia fornendo la possibilità al padrone di usare eventuale materiale video o di altra natura per licenziare o demansionare senza neppure passare per il giudizio di un giudice.

Di per sé l’attuale situazione rappresenta già un grave peggioramento delle condizioni di lavoro, ma la questione dei braccialetti al polso dei dipendenti OBI risulta ancora più pernicioso, poiché si passa da un controllo del luogo di lavoro ad un controllo diretto sulla persona (o biopolitico direbbe Facoult) che non a caso ricorda alcune innovazioni recentemente introdotte in ambito carcerario. 

Le conseguenze erano già state individuate a suo tempo da Foucault, quando sottolineava come il braccialetto elettronico creasse nel detenuto “la certezza del controllo”. Lo studio di Foucault fa riferimento al Panopticon, il penitenziario ideato da Bentham che induce nel detenuto l’idea di essere costantemente osservato aumentando la sua propensione al rispetto delle norme imposte: “Lo schema panottico costituisce un nuovo e grande strumento di governo; la sua eccellenza consiste nella grande forza che è capace di conferire ad ogni istituzione alla quale venga applicato. Chi è sottoposto a questo sguardo, è visto ma non vede, è oggetto di un’informazione, mai soggetto di una comunicazione”. Il potere disciplinare si esercita così rendendosi invisibile.

Il sistema che OBI vorrebbe o ha pensato di diffondere nei suoi store non è il primo di questo tipo. Già nei magazzini dei supermercati inglesi Tesco e Sainsbury’s qualche tempo fa sono stati introdotti bracciali elettronici volti a monitorare da vicino gli spostamenti e la produttività dei dipendenti.

Quell’esperienza ha ribadito come la diffusione sempre più accettata di tecnologie pervasive sui luoghi di lavoro lede la libertà personale nonché la dignità professionale dei lavoratori e costituisce un ulteriore strumento di ricatto e sudditanza per i padroni.

A questo punto la domanda che sorge spontanea sulla vicenda OBI è: perché le RSA accettano di firmare un accordo così chiaramente contrario agli interessi dei lavoratori?

 

 

 

[1] Mentre lo statuto dei Lavoratori all’art. 4 vieta l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Al comma due il divieto viene leggermente allentato: «Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai qualiderivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti».

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