[I lavoratori salveranno Roma] Chi vuole smantellare Farmacap?

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Ripubblichiamo questo articolo scritto dai compagni di pane-rose.it, riguarda la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori Farmacap, un altro tassello che si va ad inserire nel quadro delle vertenze portate avanti dai dipendenti diretti ed indiretti del comune di Roma.

Nelle ultime settimane, i dipendenti della Farmacap si sono distinti per un forte protagonismo, come attesta, ad esempio, il fatto che abbiano partecipato alla manifestazione indetta dalla Rete delle Municipalizzate che s’è svolta il 23 ottobre in Piazza Bocca della Verità, sotto l’Assessorato al Lavoro. In quella circostanza, erano presenti anche i lavoratori licenziati da Multiservizi, quelli dei Canili Municipali, di Risorse per Roma, dell’AMA: dopo una non lunga attesa sono stati tutti ricevuti in delegazione.

La spinta a muoversi deriva dal fatto che per l’Azienda Speciale Farmacap, una delle principali municipalizzate della capitale, che gestisce le 44 farmacie comunali e importanti servizi per le fasce sociali più disagiate, si stanno profilando trasformazioni dalle conseguenze potenzialmente devastanti. Del resto, il Commissario Straordinario Franco Alvaro, fin dal suo insediamento, nel marzo 2014, non ha fatto mistero della ferma volontà di trasformare l’ Azienda in Spa, con un massiccio ingresso dei privati, che dovrebbero arrivare a possedere il 40% del capitale azionario. Una versione meno audace di questa opzione, perché segnata da un certo gradualismo, è stata presentata nella riunione della Commissione Politiche Sociali e della Salute che si è svolta in Campidoglio lo scorso 13 ottobre. Qui, i consiglieri Dinoi (gruppo misto), De Biase (PD), Belviso e, in qualità di presidente, Erika Battaglia, hanno definito un percorso in due tappe: la prima segnata dalla trasformazione in Spa, però con il mantenimento in mano pubblica del 100% del capitale, la seconda contraddistinta dall’effettiva apertura ai privati. Come si vede, da parte istituzionale si sta procedendo a gran velocità, ma come si è arrivati a questo punto?

Gli antecedenti
Per avere un quadro più chiaro, è necessario tornare indietro, sviscerando ulteriormente fatti già affrontati in un’intervista a un lavoratore Farmacap pubblicata nel maggio scorso. La chiave di tutto sono i due bilanci del 2011 e del 2012 che hanno presentato un passivo, rispettivamente, di 9 e di 6 milioni. Secondo i lavoratori e le OO.SS i criteri adottati nella determinazione del passivo sono fortemente discutibili, soprattutto sotto due profili. Il primo concerne il fatto che siano stati inseriti tra le passività,gli interessi sui crediti che l’Azienda vanta nei confronti della Regione Lazio, nei fatti muovendo dal presupposto di una loro inesigibilità nei confronti dell’ente locale. Il secondo riguarda la valutazione del magazzino, ossia dell’insieme dei farmaci rimasti invenduti, che s’è basata su una stima di massima e su un meccanismo di calcolo che non ha previsto una conta fisica.

In sostanza, secondo i dipendenti, c’è stata una costruzione dei bilanci tesa a dimostrare uno stato di gravissima difficoltà, in modo da imporre, più che suggerire, la trasformazione societaria e le operazioni successive. Sotto questo profilo, l’iter attraverso il quale si è arrivati al bilancio del 2011 è rivelatore; in principio, decaduto il Consiglio d’Amministrazione di Farmacap, Alemanno ha nominato con un’ordinanza sindacale il Commissario Straordinario Paparella, rimasto in carica complessivamente quattro mesi, il quale, confrontandosi con il direttore generale dell’azienda Orgera, ha formulato un’ipotesi di bilancio in pareggio. Ma Alemanno, in modo a dir poco irrituale, ha liquidato il Commissario in corso d’opera (prescindendo, cioè, dalla nomina di un nuovo Cda), facendogli subentrare Ridolfi, molto gradito a pezzi cospicui della destra romana. Dal confronto tra quest’ultimo e lo stesso Orgera, è scaturito un bilancio segnato da un passivo di 1.400.000 euro, già comprensivo, cioè, degli interessi sui crediti verso la Regione. Non solo, poiché il compito di Ridolfi era soprattutto quello di nominare un nuovo Direttore Generale, più in linea col nuovo corso, presto Orgera è stato sostituito da Michele Guarino, proveniente dal V Dipartimento, quello delle Politiche Sociali, dove si occupava di terza età.

L’insediamento di Guarino coincide con la nomina di un nuovo Cda (guidato da Saraceni) e con l’affidamento di una due diligence - ossia un’analisi delle condizioni economiche, patrimoniali e gestionali aziendali - al celebre network di servizi di revisione e organizzazione contabile Ernst & Young . Dall’indagine esce fuori un passivo ancor più pesante, ma va precisato che la navigata società di revisione afferma pubblicamente di essersi attenuta ai criteri indicati dalla Direzione. Gli stessi, discutibili parametri adottati per determinare il passivo del 2011 risultano poi riproposti per quello del 2012. Entrambi i bilanci vengono approvati dal Consiglio Comunale nel dicembre del 2013, in un contesto di forte pressione nei confronti dei sindacati, ai quali viene fatto capire che, dato che la situazione è critica, tanto da mettere in pericolo il pagamento degli stipendi, è bene che il passaggio sia celere e senza discussioni, così da permettere al Comune di coprire generosamente il buco di 15 milioni. Pochi mesi dopo, decade il Cda guidato da Saraceni, e nel marzo 2014, come si è detto, il Sindaco Marino nomina Alvaro come Commissario Straordinario.

Questi viene presentato come traghettatore verso la nuova fase aziendale prossima a venire e il Sindaco, con una nuova ordinanza, ne proroga il mandato senza scadenza, mentre della nomina del nuovo Cda non si hanno ancora notizie.

Il Commissario, pur esternando subito la sua filosofia, nella prima fase studia con attenzione l’azienda, poi comincia a delineare una ristrutturazione ufficialmente improntata al risparmio di spesa. Ciò comporta il rientro in azienda di alcuni servizi esternalizzati, come quelle attività di consulenza, affidate a terzi, che costano 500.000 euro l’anno: un’iniziativa sostanzialmente positiva, cui però se ne affiancano altre, di segno diverso. Tra queste, la decisione di decentrare il settore sociale, da sempre il più sindacalizzato, sparpagliandone il personale nelle diverse farmacie, dove ritornano in auge i cosiddetti sportelli sociali. Tale scelta viene motivata anche con la necessità di disfarsi della sede centrale, in Via Ostiense, che costa molto in termini di affitto, ma una delle conseguenze è che, senza una deliberazione della Giunta, si sospende un servizio importante, il Telesoccorso per circa duemila anziani, che ne ricevono comunicazione con una lettera, in cui, genericamente, ai promettono in futuro migliori forme di assistenza. Certo, il servizio presenta criticità, perché diversi degli apparecchi non funzionano bene, però è pagato dal V Dipartimento sino al dicembre del 2014. Un dato che non impedisce che il personale del settore sociale, a parte una piccola quota destinata all’Amministrazione, sia in maggioranza ricollocato negli sportelli sociali appena citati. Che però, diversamente da quando furono istituiti, nel 2000, con una delibera della Giunta che ne stabiliva con precisione le funzioni così come i profili professionali del personale, non sembrano oggi avere una missione chiara.

La ridislocazione in atto, d’altronde, sta avvenendo al di fuori di qualsiasi atto formale e senza un’effettiva copertura economica, evidenziando quanto sia opaca l’odierna gestione aziendale. E’ vero, Alvaro manifesta ottimismo e parla di un vero e proprio rilancio di Farmacap, che si dovrebbe verificare attorno a progetti ambiziosi e destinati a ricevere ingenti finanziamenti pubblici (un centro per i minori stranieri, servizi per gli anziani fragili ecc.), ma il piano industriale, definito negli ultimi mesi, a tutt’oggi è stato presentato al solo sindaco Marino. Dunque, non è facile interpretare il grande attivismo attuale, che potrebbe addirittura preludere a scenari peggiori rispetto a quelli ufficialmente prospettati, implicando ad esempio, in futuro prossimo, la cessione di importanti rami d’azienda a soggetti privati.

b_300_0_16777215_00_images_02_lotte_cosa_si_muove_2014_11_12_Farmacap_2.jpgAmbiguità confederali, combattività dei lavoratori
Di sicuro, i lavoratori non si limitano a stare alla finestra, sviluppando una mobilitazione che ha nella costanza uno dei suoi punti di forza. E’ anche in conseguenza di ciò che i sindacati, fino alla riunione del 13 ottobre della Commissione politiche sociali, si sono unanimemente dichiarati contrari al progetto di trasformazione societaria.

Purtroppo, la decisiva scadenza di lotta prevista per il 4 novembre - indetta dalla Filcams Cgil, dalla Fisascat Cisl e dalla Uiltucs, con sciopero di 4 ore - è stata revocata a seguito della convocazione delle stesse organizzazioni da parte del Gabinetto del Sindaco e alla presenza del Commissario della Farmacap e degli assessorati al bilancio e alle politiche sociali e della salute: un incontro nel quale non è emerso nulla di nuovo rispetto a quanto già affermato nei precedenti tavoli istituzionali.

Nella successiva assemblea sindacale del 7 novembre i dirigenti sindacali confederali, introducendo la riunione, si sono limitati a riportare quanto riferito a livello istituzionale, chiedendo semplicemente all’assemblea di assumere un orientamento sulla trasformazione societaria, senza indicare nessuna scadenza di lotta ulteriore. Questo atteggiamento ambiguo, e il fatto che sia stato sospeso uno sciopero senza il prodursi di nessun fatto nuovo, ha “acceso” l’assemblea, con brevi interruzioni e proteste plateali, fino alla richiesta finale di votare per la difesa dell’azienda speciale o per la trasformazione in Spa. Dei circa 60/ 65 lavoratori presenti al momento della consultazione, solo 2 hanno manifestato il loro consenso alla Spa, mentre 5 non hanno partecipato al voto; il resto si è espresso a favore del mantenimento dell’azienda speciale. Al risultato assembleare non è estraneo il particolare clima che si è creato negli ultimi anni dentro Farmacap, contraddistinto da una forte spinta conflittuale e da una notevole coesione fra i dipendenti.

Ma un contributo determinante a quest’esito, è venuto dall’USI che, in assemblea, ha mantenuto un profilo unitario, facendo appello a tutti i lavoratori a proseguire il percorso di resistenza contro ogni ipotesi di privatizzazione della Farmacap. Non prive di conseguenze, poi, sono state le stesse contraddizioni interne alla Cgil, a partire dalla presenza di delegati combattivi, appartenenti alla minoranza congressuale, che si sono sempre spessi contro ogni ipotesi di trasformazione societaria. Ora i dipendenti vogliono lanciare un segnale ancora più forte a quel sindaco Ignazio Marino che, sulla vicenda in questione, non si è solo posto in continuità con il suo pessimo predecessore, ma ne ha radicalizzato l'opzione di fondo. La consapevolezza di avere contro un fronte ampio e potente non è del resto fonte di sconforto, tanto che si è già orientati verso altri passaggi di lotta, tra i quali si colloca la partecipazione, il 14 novembre, a quello sciopero generale e sociale che vede la convergenza tra il sindacalismo di base ed alcuni dei principali movimenti sociali del paese.

Nel corso di questa giornata, segnata dall’astensione dal lavoro ma anche da iniziative diffuse, dalle ore 9.30, in Campidoglio si terrà un'assemblea popolare, con la presenza dei lavoratori Farmacap e di altri dipendenti, diretti e indiretti, del Comune di Roma. A monte, vi è la spinta a creare un rapporto stabile con quanti cercano di contrastare il primato assoluto dell’interesse privato, nella consapevolezza che questa lotta è totalmente interna alla più generale battaglia affinché sia garantita una vita dignitosa a tutti, a partire da chi si vede contemporaneamente attaccato sul posto di lavoro (licenziamento, peggioramento delle condizioni normative e salariali) e privato, nella quotidianità, dei servizi più essenziali.

Rete Camere Popolari del Lavoro