Eataly, storia di una domenica di lotta

striscione contro jobs act eataly

Si è conclusa ieri sera con un inedito volantinaggio a New York la splendida giornata di mobilitazione in solidarietà con i lavoratori di Eataly in lotta. Senza nessun preavviso, in ben 7 città (oltre a NY, Bari, Genova, Milano, Roma, Torino e Trieste) siamo stati in grado di raccogliere la solidarietà di migliaia di persone, dando una piccola spallata al colosso di Farinetti.

Il dato positivo si riscontra anche nelle cifre mediatiche: provate a dare una scorsa veloce all’Huffington Post di ieri, oppure scrivete “eataly” su Google. Irrimediabilmente, l’immagine dell’azienda si condisce di un elemento nuovo, la lotta per i diritti dei suoi stessi lavoratori! Un messaggio chiaro, importante, ripetuto da cento e mille voci durante i volantinaggi di ieri.

Certo, non bisogna nascondersi le difficoltà: l’azienda sta ricorrendo a diverse contromosse. In diversi store d’Italia e sulla sua pagina facebook, ha affisso un manifesto in cui ha provato ad attaccare punto per punto le richieste dei lavoratori; ha dipinto la lotta come un attacco personale contro Farinetti, un personaggio “coraggioso” e politicamente schierato; ha costretto (e questo è l’unico termine che ci viene in mente) diversi suoi dipendenti ad assentarsi dalle proprie postazioni e ad organizzare un vero e proprio volantinaggio contro di noi. A Genova e a Milano, la reazione aziendale è stata accompagnata da vere e proprie minacce fisiche.
Se però, da un lato, a questi attacchi bisogna rispondere, è pur vero che essi rappresentano un’evidenza ineludibile: Farinetti ha paura, si sbraccia, ci punta. Ha paura di dover cedere di fronte ai suoi dipendenti, ha paura che il “virus fiorentino” si propaghi nelle altre sedi. E per questo firma accordi parziali con la CGIL, paga guardie giurate o mobilita i responsabili di reparto per volantinare contro di noi e provare a scacciarci. Eppure, per quanto la “potenza di fuoco” mediatico in possesso di quest’uomo e della sua azienda sia enorme, nulla può contro la rabbia dei suoi stessi dipendenti, coloro che con il loro sudore ed il loro sapere, gli garantiscono 400 mln di euro annui.

Esso non impedisce ai lavoratori di continuare lentamente ad organizzarsi. Il terrorismo interno (anche qui, non abbiamo nessun altro modo per nominarlo) ai negozi, dovuto prima di tutto all’alta diffusione di contratti a termine, non ha impedito a diversi dipendenti degli store di Eataly di infilarsi furtivamente il volantino nel grembiule e di diffonderlo all’interno del posto di lavoro. Non ha impedito che all’interno della sede romana di eleggessero dei delegati sindacali, che trapelassero altri problemi, denunciati dai lavoratori stessi. Questo dato ha un’importanza immediata per la lotta: avere delegati interni potrà servire a costringere l’azienda a fornire cifre reali sulle quantità di dipendenti stabilizzati e non, per porre finalmente fine al balletto delle menzogne!

Le minacce che filtrano dai discorsi di Farinetti, quell’opzione sempre possibile – la delocalizzazione –, non stanno fermando il virus: i lavoratori non sono disposti a lavorare a qualsiasi condizione! Vogliono poter vivere, vogliono una garanzia per il futuro, vogliono poter redistribuire il lavoro per lavorare con meno stress, e meglio. Essi si rendono benissimo conto che lasciare sedi prestigiose, spesso regalate al capo dagli amici del PD, è un costo insostenibile per l’azienda. I soldi per loro ci sono, li hanno prodotti loro stessi, e sono tutti in quei 400 mln di euro di fatturato annuo!

C’è poi un altro elemento: la lotta dei lavoratori Eataly sta seminando coscienza un po’ ovunque. Non solo negli altri negozi dell’azienda, ma anche al di fuori. Eataly è come un grande palcoscenico, in cui si sta svolgendo la scena del Davide contro Golia. Il nostro piccolo eroe sta vincendo, togliendo lentamente il terreno da sotto i piedi del suo enorme avversario. Egli ci sta dicendo che si può fare, che il futuro non è scritto. Ci si può ribellare contro la propria azienda, e vincere. Si può urlare che questo Jobs Act fa schifo, che il modello a cui è ispirato, il modello Farinetti, non va assolutamente a vantaggio delle condizioni lavorative dei lavoratori più giovani, né dell’occupazione. Che la flessibilità totale dentro Eataly genera solo terrore, licenziamenti e sfruttamento!

Anche per questo è importante non dare tregua a Farinetti, costringerlo a riassumere i nostri compagni fiorentini, a rispettare il CCNL (e quindi a stabilizzare!), a garantire migliori condizioni di lavoro. La loro lotta deve essere la lotta di tutti, perché se vinciamo qui, abbiamo vinto un poco anche nelle altre aziende. Se vinciamo qui, avremo dato una bella spallata al Jobs Act. Se vinciamo qui, noi altri lavoratori avremo una bella storia da raccontare! Chiediamo a tutti i lavoratori, ai giornalisti impegnati, alle organizzazioni sindacali ed ai solidali a darci una mano nell’organizzare questa campagna, e soprattutto a sostenere qualsiasi iniziativa che i lavoratori proveranno ad intraprendere. Organizzate con noi altri volantinaggi, intervenite sulla pagina facebook dell’azienda! I lavoratori devono sapere che fuori, in qualunque momento, li aspetta tutta la nostra solidarietà!

Di seguito i report dalle varie città!

Torino
A Torino è iniziato alle 12 il volantinaggio in via Lagrange, nel pieno del passeggio e dello shopping domenicale. I lavoratori e le lavoratrici, che provavano ad avvicinarsi nelle loro brevi pause, hanno mostrato interesse e curiosità. Prontamente sono intervenuti i responsabili del ristorante, con l'obiettivo di "preservare" l'ingresso, non accorgendosi, però, che il volantinaggio proseguiva anche nel resto del dehor. I lavoratori e le lavoratrici hanno raccontato di conoscere la situazione di Firenze, furbescamente si mettevano qualche volantino nel grembiule - alla faccia dei responsabili - e si sono dimostrati stupiti e galvanizzati dall'esperienza di un'inchiesta fatta interamente dai loro colleghi fiorentini.

Il volantinaggio si è spostato al Lingotto, primo store della multinazionale del gusto. Il negozio si trova nell'ex area Fiat, oggi centro commerciale, ed è, al tempo stesso, ristorante e supermercato. I responsabili ci hanno avvertito di non disturbare i lavoratori perché "appunto, stanno lavorando": non ci si può fermare nemmeno per mettere in tasca un volantino, ma ci dicono che qui si lavora "senza alcuno stress".
Nonostante ciò siamo riusciti a parlare con diversi lavoratori durante le loro brevi pause e lontano dalla vigilanza dei responsabili che pure provavano a monitorare e mettere pressione tanto a noi quanto ai dipendenti.

Il clima è indubbiamente di timore rispetto ad eventuali "rappresaglie aziendali" e di impotenza verso quello che ancora appare come un gigante e che sempre di più si sta dimostrando coi piedi d'argilla. Alle affermazioni "Non cambierà mai niente qua dentro" la risposta era naturale: "A Firenze qualcosa sta cambiando: i primi contratti a scadenza sono stati rinnovati"; a quel punto lo sguardo cambiava, e tornava al volantino ed ai contatti della pagina fb dei lavoratori di Firenze in mobilitazione.
Buone le reazioni dei clienti: in molti conoscevano il botta e risposta con Farinetti, costretto a mettere in moto una campagna difensiva per salvaguardare l'immagine del "padrone buono". Abbiamo chiarito, smentito e contestualizzato le informazioni apparse sulla stampa e in tante piccole storie abbiamo avvertito la diffusione imperante di condizioni di lavoro precarie e selvagge che oltrepassano Eataly e riguardano tanti, troppi posti di lavoro.



New York
Ci siamo trovati alle 4 fuori da Eataly, abbiamo volantinato per un'ora e mezza, dando 200 volantini. Molta gente si fermava incuriosita e un sacco di feedback è stato positivo. L'unica rottura è stato sto lavoratore, che data la dedizione nel rompere le palle sarà stato un qualche manager, che ci ha attaccato bottone per due ore dicendoci quanto le condizioni lavorative siano fantastiche a Eataly a NY.ha poi aggiunto che ha un sacco di amici che lavorano all'Eataly in Italia, e che anche loro sono contentissimi, perché "si, ok, i contratti sono corti, ma di solito in Italia la gente lavora in nero, mentre Eataly offre un contratto!".

Un altro paio di lavoratori hanno supportato il fatto che a NY si lavora bene, anche se è difficile capire se fossero quadri un po' più alti nella gerarchia, o se semplicemente gente abituata a lavorare per paghe da fame e con contratti insignificanti alla fine trova in Eataly qualcosa di meglio della media. Alla fine in effetti qui i tipi di contratti che in Italia ci fanno incazzare parecchio sono dati abbastanza per scontato (per non parlare del fatto che è considerato del tutto normale che il padrone ti paghi una miseria e che praticamente tu debba guadagnarti lo stipendio dispensando sorrisi in cambio di mance).

Fatto sta che invece un altro lavoratore (che ci ha dato il suo contatto) ci ha detto che è da un bel po' che cerca di organizzare i lavoratori dentro, tanto da essere riusciti a ottenere un aumento salariale a un certo punto. Anche lui confermava che nelle cucine sono tutti undocumented workers (lavoratori in nero).
Pure un altro lavoratore di una catena francese a fianco ci ha parlato un sacco di quanto anche da loro la situazione è così, e si è messo in contatto col gruppo newyorchese per, eventualmente, organizzare qualcosa.



Bari
Arrivati li abbiamo messo gli striscioni e dopo circa 15 minuti è uscita incazzata ed arrogante quella che penso sia una dei capi, che ci ha chiesto chi eravamo e cosa volevamo; appena abbiamo risposto è tornata dentro rabbiosa. Verso le 11.30 sono usciti due che penso siano capi reparto che sono stati con noi circa 15 minuti: loro molto cordiali, ribadivano con più cortesia quello che era scritto nel volantino di Eataly, anche se hanno ammesso che non è il paradiso. Durante il volantinaggio alcuni dei clienti ci hanno segnalato che dentro stavano distribuendo i volantini di Eataly contro di noi.



Roma
Abbiamo distribuito 1000 volantini cupon all'esterno e 250 degli altri all'interno (una 50ina li abbiamo lasciati ai lavoratori per farli girare oggi e nelle prossime giornate, il resto li abbiamo dati ai lavoratori che cominciavano il turno e li abbiamo distribuiti fugacemente all'interno dello store). Il volantinaggio è iniziato alle 11.00, è andato bene e non ci sono stati problemi di alcun tipo (una sola camionetta è accorsa dopo 15 min a presidiare la zona), il volantino cupon ha nuovamente funzionato egregiamente (tra l'altro mi è parsa molto buona anche la ricettività della clientela). Anche a noi alcuni dei clienti ci hanno segnalato che dentro stavano distribuendo il volantino di Eataly già apparso due giorni fa con i contenuti che tutti sappiamo, questo ci ha dato anche modo, quando è stato possibile, di screditarlo punto per punto.

Ascolta l'intervista realizzata da Radio Onda Rossa

Milano
Un presidio di quasi 20 compagni ha volantinato per 2h più di 500 volantini davanti all'entrata alla clientela e ai lavoratori che uscivano per la pausa.
E' stata evidente la sensibilità delle persone con cui ci siamo soffermati a parlare. Molte avevano già sentito parlare della questione ma per la maggior parte solo in termini molto vaghi. Il fatto che l'azienda abbia affisso fuori la sua risposta, poi, è stato un utile strumento per coinvolgere le persone e smontare punto per punto le affermazioni di Eataly mostrando la vera natura della lotta dei lavoratori dello store di Firenze. La consegna dei coupon alle casse deve aver allarmato la dirigenza, che ha prontamente mandato fuori due lavoratrici a volantinare lo stesso testo affisso.

Tra i lavoratori la risposta è stata varia, con capannelli che si formavano da diverse parti ma pochi che ci si sono avvicinati. Alcuni giovanissimi hanno rivendicato la piena adesione all'ideologia renziana diffusa da media e azienda sul lavoro (del tipo "che fortuna che lavoro 36 ore a 900€ lordi; i giovani non li assume nessuno"). Ci sono stati anche due lavoratori prezzolati a venirci a raccontare che quel che era scritto non valeva per Milano e che credevano difficile valesse altrove...



Genova
All'inizio tutto sembrava andare per il meglio, molti passanti si sono fermati a discutere sul contenuto del volantino, e hanno dimostrato la loro solidarietà staccando il coupon per consegnarlo alle casse. Evidentemente, diverse persone devono averlo fatto, e ben presto sono iniziati ad uscire dei lavoratori di Eataly, prima un paio alla volta, finché ci siamo ritrovati davanti un muro di una decina di lavoratori.

Uso la parola "muro" non a caso, dal momento che fin dalle prime battute, ci siamo resi conto che quei lavoratori non solo erano totalmente insensibili alla situazione descritta nel volantino, ma anzi erano scesi appositamente per cercare di impedirci di svolgere il nostro volantinaggio, difendendo l'azienda a spada tratta, e soprattutto provocandoci. Dal loro punto di vista nel negozio genovese va tutto alla grande, sono TUTTI con contratto a tempo indeterminato, e tutto ciò che era scritto nel volantino era falso (in sostanza continuavano a ribadire come un disco rotto quello che poi è il comunicato ufficiale di Eataly riguardo alla vicenda). Quando abbiamo provato con calma a spiegare che, indipendentemente dalla situazione di Eataly a Genova (che oggettivamente non conosciamo, non essendo interni) tutto ciò che c'era scritto valeva ed era sicuramente vero per quanto riguarda almeno Firenze, ci è stato ribadito, sempre in maniera più rabbiosa, che erano tutte falsità.

Di qui la situazione è iniziata a degenerare, abbiamo subito per mezz'ora insulti e provocazioni di ogni tipo (volantini tirati via di mano e strappati, lavoratori che ci sono arrivati a muso duro a pochi centimetri dalla faccia urlandoci insulti di ogni tipo per poi essere tirati via con la forza dentro il negozio dai responsabili stessi, solo per essere poi nuovamente "sguinzagliati"), il tutto davanti clienti e passanti attoniti, molto dei quali hanno solidarizzato con noi, riconoscendo quel comportamento come dettato dal terrore di perdere il lavoro e il generale "lavaggio del cervello". Ci sono stati momenti molto tesi, dove, alla fine, anche alcuni di noi hanno perso la calma, rispondendo agli insulti che venivano da un "muro" palesemente insormontabile.

Purtroppo la situazione a Genova è questa. Da un punto di vista "mediatico", rispetto a tutte le persone che si sono fermate ad assistere alla scena, i lavoratori non hanno di certo fatto una bella figura, per l'atteggiamento provocatorio che chiaramente hanno messo in atto fin da subito, evidentemente sotto sollecitazione dei capi (circa 10 persone si sono assentate dal lavoro per più di mezz'ora, e nell'ora precedente altri in gruppi di 2 o 3 erano più volte scesi, sempre con lo stesso identico atteggiamento). Molte persone hanno solidarizzato non solo con noi, in questa situazione che si è creata, ma anche con la lotta dei lavoratori di Eataly Firenze, e hanno consegnato il coupon e mostrato la volontà di informarsi più approfonditamente sulla situazione.

Trieste
A Trieste verso le 14 abbiamo volantinato davanti ai vari stands Eataly presenti nel villaggio della Barcolana.

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