La mobilitazione contro IKEA continua e punta a vincere! Report dai presidi del 26 luglio

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Il 26 Luglio, lo diciamo con molta sobrietà, è successo qualcosa di straordinario. Nonostante il sabato estivo, le concomitanti mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese, gli stancanti mesi di lotta che abbiamo alle spalle, si sono tenuti ben 12 presidi di protesta fuori agli store di IKEA della penisola, e addirittura tre presidi internazionali a Vienna, Berlino e Cordoba!

Sui motivi di questa lotta non torneremo qui (potete leggere qui l’indizione della giornata e qui il testo che spiega i motivi della campagna). Ci interessa piuttosto sottolineare solo quest’aspetto: quello che è accaduto è straordinario perché dimostra la determinazione dei facchini di Piacenza, in lotta da ben tre mesi, e di tutti i solidali che li stanno appoggiando in giro per l’Italia.

È straordinario perché dimostra che c’è una nuova generazione di lavoratori e di militanti pronti a mettersi in gioco, che – forte delle proprie ragioni e dei propri diritti – non ha paura di affrontare il compatto fronte padronale fatto di cooperative, governo, enti locali, giudici e forze dell’ordine. E che, nonostante provenienze geografiche e politiche anche diverse, sta iniziando a unirsi in un unico fronte, accorgendosi così delle proprie potenzialità.

Ma vediamo sinteticamente cosa è successo.

A Piacenza, epicentro della protesta, sin dall’alba, ci sono stati blocchi dei facchini e cariche della polizia, come racconta bene Infoaut (se poi volete la versione della questura e di IKEA, potete leggere l’articolo di Repubblica, che in mezzo a tante menzogne ha l’unico merito di essere stato in evidenza per tutto il pomeriggio sulla home di uno dei siti più letti d’Italia). Il presidio si è poi spostato a Parma, coinvolgendo altri compagni e lavoratori, che hanno dato vita a un corteo selvaggio dentro il mega-store, volantinando, megafonando e riempendo i carrelli dei prodotti esposti, spiegando ai numerosi clienti le condizioni di lavoro schiavistiche a cui sono sottoposti i facchini della multinazionale del mobile. Ulteriori informazioni su questi due presidi le potete trovare in questa nota del Network Antagonista Piacentino e sulla pagina di RadiAzione, emittente indipendente che ha curato un approfondimento con corrispondenze anche da Padova, Milano, Firenze e Roma.

Per restare a Nord, presidi si sono tenuti anche a Padova – ben una cinquantina i presenti! –, a Villesse (Gorizia), su cui si sono spostati molti compagni di Trieste, e a Mantova, dove la protesta contro Ikea si è innestata su una giornata di mobilitazione più complessiva dei lavoratori del settore, a cui hanno partecipato anche sindacati confederali (ma campeggiava lo striscione rosso: “Se toccano uno toccano tutti!”). A Torino un nutrito volantinaggio di studenti, sindacalisti, lavoratori reduci dalla vittoriosa lotta ai Mercati Ortofrutticoli, a dimostrazione che – contro quello che dicono i rassegnati di ogni sorta – i lavoratori possono mobilitarsi anche oltre la loro vertenza specifica, in nome della solidarietà di classe. A Milano c’è stato un volantinaggio partecipato che ha trovato un’ottima risposta da parte dei clienti IKEA. Alcuni, indignati da quello che avevano letto, sono addirittura tornati a casa, a dimostrazione che resiste un senso di solidarietà fra le persone rispetto a questo tipo di problemi. Molti hanno condiviso la loro situazione lavorativa trovando nella vertenza dei facchini elementi comuni con la loro condizione…

Nel Centro, presidi ci sono stati sia ad Ancona che a Pisa; a Livorno, dove non c’è Ikea, sono stati affissi striscioni ed è stato fatto un volantinaggio nell’ambito della partecipata festa cittadina Effetto Venezia. A Firenze un bel gruppo di lavoratori, studenti e militanti di diverse realtà hanno volantinato davanti al punto vendita dalle 11 alle 13. Molte persone si fermavano, esprimevano solidarietà, consegnavano alle casse il coupon di denuncia allegato al volantino e che, addirittura, decidevano di non entrare nell'impianto. Colpisce un dato: molte persone arrivavano a passo svelto e tendevano a scansare il volantino che gli veniva porto, ma non appena sentivano la frase “è in solidarietà per i lavoratori licenziati” si fermavano, tornavano indietro. Qualcuno quasi con sorpresa ha chiesto : “ma lavoratori di Ikea?” e alla risposta affermativa si è deciso a leggerlo, come se il fatto che il volantino parlasse del “qui e dell'ora”, e non di “altro”, gli assegnasse un'importanza diversa. Il tema del lavoro ha provocato un'empatia molto diffusa. In molti hanno raccontato di provare una sofferenza lavorativa, per la cassa integrazione, per un licenziamento, per condizioni di lavoro gravose. Anche qui colpisce che siano state soprattutto le donne a aprirsi a questi scambi personali. In diversi casi il dialogo è stato così fitto che è stato possibile descrivere la motivazione che ha spinto a organizzare una campagna nazionale, ossia approfondire questioni di natura politica. La presenza di polizia, carabinieri e vigilantes privati, e l'identificazione di alcuni partecipanti da parte della Digos, è stata semplicemente ignorata dai manifestanti, provocando un'amplificazione dell'effetto di grottesca arroganza emanato dalle forze dell'ordine.
A Roma il presidio è durato tutto il pomeriggio, e i clienti Ikea hanno avuto modo di ascoltare le ragioni della lotta grazie alla comunicazione attivata dai numerosi compagni e compagne che hanno animato il presidio di solidarietà. Intorno alle 18:30 il presidio composto anche dai facchini romani si è trasformato in un corteo che si è spinto dentro e fuori il grande negozio.

E il Sud? Anche Napoli allo store IKEA di Afragola (NA) una quarantina di persone tra solidali, studenti e lavoratori della logistica (i facchini protagonisti della lotta vinta due mesi fa alla TNT), hanno messo su un presidio di protesta, che ha intercettato le centinaia di persone che ogni fine settimana affollano i centri commerciali della zona, riscuotendo da molti passanti la solidarietà con i lavoratori piacentini. I volantinaggi sono stati portati anche dentro i corridoi di IKEA e si è cercato un rapporto con le altre figure lavorative della multinazionale svedese, e sappiamo quanto in passato presidi del genere abbiano dettato la risposta padronale (con fogli affissi nelle bacheche dei lavoratori che “dissuadevano” i dipendenti dall’avere a che fare con i manifestanti). Anche a Salerno si è svolto un presidio di sostegno, con compagni provenienti da Cava de’ Tirreni e da tutto il salernitano.

In conclusione, un giornata pienamente riuscita, anche con tempi di preparazione così stretti. Una giornata che ha avuto come ciliegina sulla torta i piccoli presidi di solidarietà che si sono tenuti a Vienna, Berlino e Cordoba. Presidi magari non numerosi, ma altamente simbolici, perché Ikea ha una dannata paura che la sua immagine di multinazionale “Pulita” venga attaccata. Presidi che ci ricordano che contro dei padroni sempre più organizzati sul piano internazionale, la nostra classe può vincere solo se riesce a giocare anche lei su questo piano!

Per chiudere. Come Clash City Workers, siamo contenti di aver dato il nostro piccolo contributo, e avere onorato con la lotta questo 26 luglio, e lavoreremo con tutte le nostre forze perché questa battaglia vada avanti. Perché questa lotta si può davvero vincere! Anche nel caso della Granarolo si era dispiegato un potente fronte contro i facchini, ma la loro determinazione ha poi portato alla vittoria!

Dunque, cosa possiamo fare ancora? Continuare a costruire ed estendere la campagna, mandando adesioni alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e facendo girare la pagina #KillBilly e il blog smontaikea.noblogs.org. Puoi bombardare di messaggi IKEA sulle sue pagine social, chiedendo il reintegro dei facchini. Puoi prepararti insieme a noi per costruire una nuova giornata di mobilitazione nazionale che costringa finalmente a trattare.

Ieri abbiamo avuto l’ennesimo assaggio della nostra forza, se lottiamo uniti e organizzati. La parola d’ordine per quest’autunno è ormai chiarissima… Supportiamo la resistenza, ma prepariamo l’offensiva!

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