[Mestrino - PD] Dopo sei giorni di blocco delle merci, accordo raggiunto al magazzino Despar

Si è concluso ieri pomeriggio, dopo l'incontro tra le parti convocato dalla Prefettura, il blocco delle merci portato avanti da una settimana (a partire dal 30 aprile) dai lavoratori del magazzino Despar di Mestrino, in provincia di Padova, magazzino che movimenta le merci destinate rifornire moltissimi punti vendita e altri magazzini del Veneto.

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Dopo le giornate di picchetto proseguite anche sotto le intense piogge dei giorni scorsi, l'incontro in Prefettura, a cui hanno partecipato due rappresentanti Despar, il sindacalista della Filt-Cgil e tre delegati, ha portato ad un accordo che prevede -afferma Romeo Barutta della Filt-cgil - la riassunzione presso la nuova cooperativa di tutti i lavoratori che operavano nella coop uscente mantenendo scatti di anzianità ed inquadramenti, mentre 22 esclusi della nuova cooperativa entrante hanno accettato volontariamente una buonuscita di circa ventimila euro.

L'amministratore delegato di Aspiag Service, che gestisce in Nord Est Italia i marchi Despar, Interspar ed Eurospar, l'austriaco Paul Klotz, si era sentito imprigionato ed invocava l'intervento delle istituzioni. Ha dichiarato due giorni prima delle afirma dell'accordo, con un certo sprezzo del ridicolo che “non si tratta di sciopero ma di sequestro di persona ed occupazione di proprietà privata” supportato dai toni allarmistici dei quotidiani locali.
I lavoratori hanno iniziato il blocco dopo che la cooperativa di cui erano dipendenti ha abbandonato con un mese di anticipo il magazzino per essere sostituita dalla MG Service di Malo(VI).
Quest'ultima, sin dall'inizio ha prospettato la riassunzione solo di una parte dei lavoratori e senza garantire nulla per quanto riguarda scatti di anzianità e condizioni contrattuali.

Infatti Aspiag, che ha la propria sede proprio a Mestrino, gestisce i propri magazzini tramite cooperative che tengono i lavoratori in condizioni di fortissima ricattabilità ed ipersfruttamento come è prassi diffusissima nel settore della logistica.

Nel settore però sono diffuse anche le lotte dei lavoratori che da almeno 5 anni stanno conquistando salari e contratti migliori. Un esempio è il magazzino Despar all'interno dell' Interporto di Padova che è da tempo luogo di lotta per l'ottenimento di migliori condizioni di lavoro. Alla crescita della sindacalizzazione sono seguiti licenziamenti mirati ad eliminare i rappresentanti del sindacato di base ADL-Cobas che nell'ultimo anno ha sostenuto le mobilitazioni nel magazzino dell'Interporto di Padova e per questo ha costruito azioni legali, scioperi e blocchi. È recentissima la notizia della riassunzione, in questo magazzino, di due dei licenziati a causa della loro sindacalizzazione con Adl.

Pure nel caso della lotta al magazzino di Mestrino, anche se rappresentati da Filt-Cgil che nei mesi passati non aveva certo sostenuto le lotte nel magazzino all' Interporto, i lavoratori che non sarebbero riassunti erano principalmente quelli che si sono iscritti negli ultimi mesi al sindacato.
L'A.D. Klotz lamentava un calo delle vendite del 10% nei negozi che non hanno ricevuto le merci attese e provava ad aggiungere un ulteriore ricatto mettendo in ferie forzate i magazzinieri dei punti vendita che, secondo la direzione, non avevano merci da movimentare. Sempre Klotz ha sostenuto che la diatriba per i licenziamenti non riguardasse Aspiag/Despar lasciando la responsabilità alle cooperative che operano nel suo magazzino e lavandosene le mani. Ma le lotte dei facchini, quasi sempre immigrati, ci hanno insegnato che il committente è il vero responsabile delle condizioni nei magazzini perché utilizza il sistema delle cooperative per aumentare all'inverosimile la flessibilità e comprimere i salari, trattando i lavoratori come puri strumenti intercambiabili, ricattati con il permesso di soggiorno e gestiti attraverso caporali. Ed è purtroppo il caso di ricordare che spesso la Cgil si è prestata a nascondere questo nel caso dell'interporto.

Le lotte nei magazzini IKEA e Granarolo ci hanno indicato che sono proprio i committenti quelli che le vertenze, gli scioperi e i picchetti devono andare a colpire per mettere in discussione un intero sistema di gestione differenziale della forza lavoro da cui loro traggono il massimo vantaggio.

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Riportiamo l'intervista ad un lavoratore del presidio, a cura di radiazione.info
ascolta qui

E la video-intervista raccolta da Adl-cobas

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