Se non ora, quando?

Negli ultimi mesi di questa infinita crisi, su tutto il territorio metropolitano napoletano si sono sviluppate diverse vertenze per il lavoro, il salario e i diritti. Sono quelle dei lavoratori:

- di Agile ex-Eutelia, che dopo mesi di stipendi non pagati sono rimasti anche privi della sede aziendale;
- di SSC Telecom, la cui azienda sembra voler ricalcare lo stesso schema di Eutelia per liberarsi alla svelta di loro;
- della Selfin, da tempo in attesa di un minimo di garanzie sul proprio futuro;
- dell'ex stabilimento Peroni di Miano, presi in giro per anni da false promesse di ricollocazione;
- dei precari della scuola falcidiati dai tagli della Gelmini;
- del personale di Villa Alba nel vortice degli scandali della sanità privata;
- degli operatori sociali in mobilitazione per lo stipendio e i diritti...

images?q=tbn:ANd9GcRAdKg4XcvnKbXRDPNMT7B3wOvUv3IZP4Wn2qHfJJgIfmDtJXUYDi queste e di altre situazioni analoghe si trovano pochissime tracce sui media ufficiali. E proprio per uscire da questo oblio, per cominciare ad essere “visibili”, per conoscerci ed intrecciare le nostre lotte, ci ritroviamo oggi in piazza, in compagnia di alcuni degli artisti napoletani più sensibili alle problematiche sociali. Mettendo per una sera le nostre esperienze “al centro della città” e, per la prima volta dopo tanto tempo, muovendoci tutti assieme, autorganizzandoci, andando anche oltre le singole appartenenze sindacali. Rendendoci conto finalmente che non viviamo casi isolati, sfortunate vicende causate da qualche imprenditore senza scrupoli, ma le conseguenze di quadro economico, politico e sociale che, nonostante l'inguaribile (e quantomai irritante) ottimismo di chi ci governa, ha assunto ormai tinte foschissime.

Anche le statistiche da un po' di tempo vanno sempre nella stessa direzione: salari tra i più bassi dell'area OCSE, disoccupazione ai massimi storici dal dopoguerra (in Italia, tra i giovani, siamo ormai al 30%), esternalizzazioni, tagli e cassa integrazione alle stelle. Per non parlare della diffusione a macchia d'olio di contratti precari senza garanzie, tutele e diritti...
“C'è la crisi”, “bisogna fare sacrifici”, “i tagli sono inevitabili”, questi sono i ritornelli ripetuti per far ingoiare ai lavoratori l'ennesima manovra “lacrime e sangue”. E a quali soggetti poi toccherà pagarne i costi non si fa nessuna fatica ad immaginarlo!

L'appuntamento di stasera invece vuole metter al centro parole come solidarietà e risposta collettiva. Per reagire insieme alle imposizioni, che vengano dalla politica locale, nazionale o europea, dalla filosofia aziendale del padroncino quanto della multinazionale. Per non rinchiudere le nostre vertenze in compartimenti stagni, per impedire al mercato del lavoro selvaggio e violento di imporci certi atteggiamenti che oscillano tra rassegnazione e delega.

Anziché combattere una guerra tra poveri, anziché aspettare che qualcuno ci salvi, guardiamo al nostro fianco e proviamo a uscirne insieme!

Rete Camere Popolari del Lavoro