[Svizzera] Che fanno padroni, operai e sindacati? Un resoconto dalla lotta alla Pavatex

sciopero Pavatex

Abbiamo ricevuto il report di una lotta che ha avuto luogo recentemente in Svizzera. I compagni della “Netzwerk Arbeitskämpfe” (Rete delle lotte operaie), un gruppo che si è costituito nel 2010 nel corso di una vertenza, su cui hanno poi scritto anche un libro, ci hanno raccontato brevemente lo scontro che si è svolto presso l’impresa “Pavatex” e noi abbiamo deciso di pubblicarlo perché ci sembra emergano elementi di interesse anche per chi lotta e resiste in Italia.

In sé la vertenza è una come tante altre: una fabbrica che decide di chiudere e di mettere per strada gli operai; dei lavoratori che cercano di reagire, anche se non sempre con mezzi e scopi che risultano efficaci; un sindacato sempre prono a firmare accordi al ribasso e che si fa in qualche modo garante della ‘pace sociale’ all’interno del perimetro aziendale.
Ma, anche in un quadro purtroppo ‘normale’ come questo vengono fuori delle indicazioni utili, alcune delle quali emergono anche dalle somme che gli stessi compagni della “Netzwerk Arbeitskämpfe” cercano di tirare alla fine del report.
Innanzitutto, esiste sempre qualcuno che ‘costa’ meno di noi per le imprese: in Italia si parla spesso di Cina o, per rimanere più vicini, di Polonia, Romania o Serbia. Nel caso specifico gli operai della Pavatex hanno perso il posto perché costano di più di quelli francesi. Il che ci dovrebbe imporre una riflessione su quale sia lo sbocco di politiche sindacali che accettano, pur di mantenere il posto di lavoro – almeno temporaneamente, perché poi le aziende nella maggior parte dei casi vanno via lo stesso, qualsiasi taglio salariale, aumento dei ritmi, della produttività.
La lotta alla “Pavatex” mette poi in questione il ruolo che svolge il sindacato, troppo spesso pronto a calmare gli animi, a trattare, a far spegnere la rabbia operaia. Insomma, un sindacato pienamente inserito nello schema di quella che qui in Italia chiamiamo concertazione e in Svizzera chiamano “partenariato sociale”. Ma i compagni della “Netzwerk Arbeitskämpfe” chiamano in causa gli operai stessi, ben lontani da qualsiasi rappresentazione eroica o di purezza assoluta. Anche i lavoratori hanno infatti acquisito la concertazione come abito da indossare quotidianamente e da non dismettere nemmeno quando a rischio c’è il proprio posto di lavoro.
Di spunti di riflessione ce ne sarebbero anche tanti altri, ma li lasciamo a voi, sperando di poterci confrontare, da vicino o da lontano, con tutte e tutti quelli che sono impegnati nella trasformazione della realtà in cui viviamo...



Verso il 20 ottobre 2014, la direzione della fabbrica "Pavatex", che si occupa di produzione di componenti per isolamento di case, ecc., situata nella città di Friburgo, nella Svizzera francese, annuncia la chiusura del sito e il licenziamento dei circa 50 operai per fine novembre.
L’argomentazione: i costi di produzione in Svizzera sono del 30% più alti che in Francia, dove Pavatex un anno prima ha costruito una fabbrica tutta nuova. Gli operai, sostenuti dal più grande sindacato svizzero, la UNIA, vogliono sedersi al tavolo di negoziazione con lo scopo di ricevere un piano sociale. La direzione della Pavatex non risponde positivamente alla richiesta di sindacato ed operai e annuncia che presenteranno le cifre dell'indennità al momento della chiusura. Gli operai decidono così di scioperare ed occupare la fabbrica. In questo modo vogliono aumentare la pressione sulla direzione per ottenere un tavolo di negoziazione, senza mai pero rivendicare il mantenimento dello stabilimento e così dei loro posti di lavoro! Lo sciopero inizia l'11 novembre. Noi siamo presenti ai picchetti durante una gran parte del blocco (quando il nostro lavoro salariato ce lo permette; siamo operai della logistica, dei call center, ecc.).

Le conversazioni sono interessanti, gli operai sembrano determinati a restare anche fino a Natale, pur di riuscire ad ottenere soddisfazione alle loro rivendicazioni. Giovedì 13 novembre c’è assemblea; inizia alle 13, però senza la presenza di persone solidali. I solidali vengono esclusi per motivi che non si capiscono bene. Partecipano solo il sindacato e gli operai. Si decide d'incontrare di nuovo la direzione della Pavatex con una mediazione di un rappresentante politico della città di Friburgo. Gli operai saranno rappresentati esclusivamente dal capo del sindacato UNIA. Non si sa bene se il sindacato abbia insistito per non far partecipare gli operai all’incontro o se gli operai abbiano una tale fiducia nel sindacato. In ogni caso il 13 novembre sera le tre parti s'incontrano. La direzione decide di sedersi al tavolo di negoziazione a partire dal 17 novembre, quando la produzione riprende ufficialmente e, in questo modo, gli operai accettano le condizioni imposte dalla direzione, cioè che gli operai fermino la sciopero e il blocco della fabbrica. Gli operai (o il sindacato?) accettano e fermano lo sciopero.


Che cosa ci insegna questa vertenza sul conflitto sociale e di classe in Svizzera?



  1. Malgrado una politica aggressiva da parte dei padroni, lo strumento dello sciopero viene sempre visto come "ultima arma"; nel caso della Pavatex, lo sciopero è iniziato non perché il padrone licenziava, ma perché gli operai non avevano ricevuto garanzie riguardo al piano sociale e alle indennità;
  2. Se si sciopera in Svizzera, raramente si tratta di uno sciopero selvaggio nel quale il sindacato si vede forzato a partecipare perché la forza degli operai è grande e li trascina. Come hanno ripetuto durante i nostri incontri ai picchetti, gli operai della Pavatex hanno sempre sottolineato che senza l'aiuto del sindacato, inteso come “esperto del mondo del lavoro e del conflitto”, lo sciopero non sarebbe stato possibile. E delle frasi del genere la dicono lunga sulla coscienza degli operai, in questo caso di quelli della Pavatex.


  3. Il partenariato sociale, come si chiama in Svizzera la concertazione, è radicato nella coscienza e nella prassi sociale degli operai: gli operai hanno consentito al sindacato di trattare con lo stato e la direzione, senza la loro presenza. Essendo esclusi da certe negoziazioni, la possibilità d'azione diminuisce radicalmente.
  4. Accettando la proposta della direzione della Pavatex di fermare lo sciopero ed il blocco delle merci per sedersi al tavolo di negoziazione solo DOPO la ripresa della produzione alla Pavatex a Friburgo, gli operai si sono privati dell'unica arma per fare pressione sulla Pavatex.



Secondo le nostre previsioni, gli operai usciranno sconfitti dalla vertenza, e da entrambi gli attori in campo: innanzitutto dalla direzione della  Pavatex, ma anche dal sindacato che potrà presentare lo sciopero e la determinazione del sindacato come uno strumento efficace per forzare la direzione a garantire un piano sociale... che sarà di merda, come in altri casi, anche perché la legge prevede solamente 3 salari mensili come indennità!

Purtroppo, si tratta di uno schema che si ripete spesso nelle vertenze in Svizzera.

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