[Firenze] I lavoratori Ataf nella morsa dei media

Il sogno di governo liberale, da Giolitti a Monti, che “non interviene quando il salario è troppo basso, non deve intervenire quando si chieda una misura di salario più alta”, si sfalda come neve al sole di fronte ai pestaggi di Basiano. Non è azzardato il parallelo tentato da Giuseppe Aragno su il Manifesto tra i lacrimogeni sparati ad altezza uomo del 2012 e le mitragliate sulla plebe salariata in rivolta a Milano nel 1898 mancano però alcuni elementi aggravanti.

Oggi il governo Monti rappresenta senza mediazioni politiche gli interessi della grande borghesia finanziaria e produttiva, dandoci la possibilità di osservare le reali intenzioni di queste ultime. E poi ci sono i media, addentellati al potere politico ed essi stessi industrie parti integranti del potere economico. Sia che la situazione richieda l'intervento militare, sia che ciò non avvenga, come per i lavoratori Ataf di Firenze l'intervento mediatico persegue in maniera subdola l'isolamento costante delle lotte, a colpi di articoli in prima pagina, che si tratti di cronaca politica o di aspetti scandalistici.

Ataf

É quanto avviene a Firenze dove sui quotidiani viene dato ampio spazio all'irresponsabilità dei dipendenti ed alle magnifiche sorti del trasporto pubblico regionale. Si legge di nuovi parcheggi scambiatori, della decongestione del traffico cittadino, addirittura dei bus navetta che trasporteranno avvocati, magistrati e forze di polizia dal vecchio tribunale situato in centro al nuovo tribunale, più periferico. L'aumento del biglietto a 1,50 euri pare l'unico costo da sostenere (trasversalmente, da chi ha e chi non ha) per sopperire a questa “rivoluzione” dei trasporti. Vorremmo fare chiarezza su questi punti.

Non una parola negli articoli suddetti viene spesa per ricordare il processo di privatizzazione di Ataf, che si avvicina alle sue fasi conclusive. Aldilà dell'identità del nuovo padrone (Ferrovie dello Stato o RATP), ci basti ricordare che tra i moventi che spingono Comune e regione ad avallare tale passaggio di proprietà ci sono i tagli al trasporto pubblico (dagli attuali 205 mln si passerà a 160 mln), i tagli alle linee ed il necessario contorno di licenziamenti (cinquecentosettanta, per essere precisi). Sono gli stessi lavoratori a rilevare l'inconsistenza di certe “rivoluzioni dei trasporti”: troveremo utenti del mezzo pubblico lasciati alle periferie in luoghi non attrezzati e non idonei ad aspettare un altro mezzo che dovrà portarli a destinazione. E poi, chi sarà realmente a decidere le future sorti di ATAF, se il processo di privatizzazione andrà a buon fine, non saremo né noi né loro.

A liberare il PD regionale da tali incombenze ci penseranno i fratelli-coltelli delle multinazionali dei trasporti, dunque, di che ci stiamo a preoccupare? I lavoratori hanno presentato un piano serio per ridare centralità al trasporto pubblico, nella consapevolezza che qualsiasi proposta politica deve passare attraverso la lotta contro la privatizzazione e l'uscita dall'isolamento. Di questo giornali e giornalisti non ne parlano, a dimostrare come anche sul mercatino dell'informazione corretta, valgono i vecchi rapporti di classe.

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