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I licenziamenti facili già esistono. Due parole sulle ''dimissioni in bianco''

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Ieri è uscita una serie di articoli di inchiesta attinenti al fenomeno del licenziamento facile, con buona pace dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e a dimostrazione che la sua abrogazione non passa solo attraverso attacchi diretti ma anche attraverso tutte quelle pratiche più o meno legali di aggiramento del suo “spirito” (ci basta ricordare la pratica abituale della Fiat di licenziare gli operai scomodi e non far nulla per reintegrarli anche dopo sentenza del giudice), quello per il quale lottarono migliaia di lavoratori fino alla sua approvazione nel 1970. Repubblica ci racconta qualcosa che molti vivono sulla propria pelle tutti i giorni, ma – come si sa – i numeri scritti nero su bianco fanno più impressione: 15% dei contratti a tempo indeterminato; 2.000.000 di lavoratori coinvolti; 80% di casi in cui è impossibile perseguire il reato.


Il fenomeno delle “dimissioni in bianco” è una vera voragine e un vero scandalo fatto passare sotto silenzio dai media compiacenti. È coinvolto il «60% delle lavoratrici donne e il 40% dei lavoratori», che non possono rifiutare perché questo ricatto fa leva sulla precarietà delle condizioni di vita in cui molti si trovano. Quella stessa precarietà che con la scusa della crisi gli imprenditori – sì, esattamente i colpevoli stessi! – stanno cercando di aumentare, per mano del governo, con le privatizzazioni, con la riforma delle pensioni e con gli attacchi ai diritti dei lavoratori. Sempre qui si torna: ai lavoratori. Per il momento quel che li accomuna, oltre al fatto di essere sempre gli sfruttati, è di subire le ingiustizie di padroni e padroncini.

Non importa se di aziende medie o piccole, del Sud o del Nord: per poter avere un contratto a tempo indeterminato operai, braccianti, commessi e dipendenti di ogni sorta firmano le “dimissioni in bianco”, che sarà poi cura dell’imprenditore zelante decidere come e quando utilizzare. Ma quali sono le ragioni per cui l’imprenditore se ne avvale? Perché deve ristrutturare l’impresa o per risollevarla da difficoltà economiche? No di certo. I casi più frequenti sono la maternità, una malattia, l'età, i rapporti con il sindacato o, ancora, per lo scadere del periodo di tre anni in cui l’imprenditore può non pagare i contributi previdenziali secondo la legge 407 del 1990.

- Dimissioni in bianco. I numeri
- Dimissioni in bianco. Assunti con le dimissioni in tasca

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 07 Febbraio 2013 14:15 )  

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