Ora si tratta di continuare! Una valutazione a caldo sul corteo di Milano "Occupy Piazza Affari"

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Ieri è stata una giornata di lotta importantissima. Come migliaia di altri compagni da tutta Italia, in questi mesi abbiamo costruito - nel completo disinteresse della sinistra istituzionale, della CGIL e anche di buona parte di un movimento sempre più autistico - un corteo radicale, che aveva l'ambizione di sfidare la sfiducia e la disillusione, palpabili in larghe fette di studenti e lavoratori.

E' stato faticoso: abbiamo volantinato, organizzato assemblee pubbliche, scritto e pubblicato di tutto sulla controriforma del lavoro e sull'abolizione dell'articolo 18, ma alla fine siamo riusciti a far apparire un'opposizione a questo governo, a porre il problema del massacro sociale in atto e delle manovre infami che stanno facendo dietro il ricatto del debito.

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Al casello fuori Milano ci hanno bloccato, intimidito, perquisiti ad uno ad uno. I media non hanno parlato del corteo fin quando non hanno dovuto arrendersi davanti all'evidenza dei numeri. Prima hanno provato il solito linciaggio mediatico cercando invisibili black bloc, chiamando qualche stencil su una vetrina "devastazione", enfatizzando il rischio incidenti. Quindi hanno provato a farci scomparire una seconda volta, a non far esistere il corteo, parlandone il meno possibile, dedicando poche righe.

Ma da oggi, a chi ha occhi e coraggio per vedere, è diventato chiaro che può finalmente ripartire un movimento largo nel paese, che la depressione che sentiamo può essere sconfitta, che l'Italia può ancora diventare un posto degno, dove se le persone sono calpestate non subiscono, ma si incazzano e reagiscono - come peraltro è successo negli ultimi anni in ogni parte del mondo.

Certo, la strada per costruire un'opposizione di massa è ancora lunga e non basta un corteo, anzi. Ci vuole tanto lavoro quotidiano, ci vuole presenza sui territori, bisogna stabilire le priorità - capire cos'è davvero importante - e collaborare insieme, sottraendosi alla frammentazione sui posti di lavoro e di studio, sottraendosi all'atomizzazione di uno schermo. Bisogna ricreare una rete di complicità, bisogna, soprattutto, che ognuno che ora tiene la sua rabbia a spasso decida da che parte stare, si getti nella mischia e porti alla lotta le sue capacità e le sue sensibilità.

I problemi che abbiamo davanti sono talmente grossi che non possono essere risolti con l'opera di testimonianza di poche compagne e compagni. Noi esistiamo solo per aprire degli spazi, per creare dei luoghi in cui tutti possano entrare non per rimanerci, come fossero un ghetto dorato, ma per organizzarsi ed abbattere chi domina questa società. Perché vogliamo cominciare finalmente a decidere della nostra vita. Tutto ci dimostra che la logica del male minore, in cui ci siamo incartati per anni, è la logica degli schiavi. Tutto ci dimostra che non si può aggiustare un pezzo senza far saltare la baracca nell'insieme. Ma avere ragione è cosa da poco: tutto è agire di conseguenza.

SOTTRARSI AI VICOLI CIECHI DEL PRESENTE - IL FUTURO NON E' SCRITTO!

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