NUOVI LICENZIAMENTI PER IL GRUPPO WHIRPOOL

b_300_0_16777215_00_images_2018_01_13_2.jpg

Il gruppo Whirpool licenzia 500 lavoratori a Riva di Chieri (TO). Quando la responsabilità sociale di impresa resta una favola da raccontare ai bambini e agli ingenui.

Da settimane ormai si rincorrono sulla stampa notizie che annunciano la fine della crisi e la ripresa dell’occupazione. Le riforme degli ultimi anni avrebbero finalmente dato i frutti auspicati e la luce in fondo al tunnel sarebbe finalmente a portata di mano. Prodigi da campagna elettorale.


Se si tralasciano per un attimo i dati dell’Istat e ci si guarda intorno, la realtà è ben diversa.


L’ultimo colpo di mannaia si è abbattuto a Riva di Chieri (TO) e ha colpito i lavoratori della Embraco, azienda del gruppo Whirpool che produce compressori per frigoriferi. Circa tre mesi fa, Embraco aveva annunciato un ridimensionamento dello stabilimento piemontese. Il 10 gennaio rincara la dose: viene avviata la procedura di licenziamento collettivo per 497 lavoratori su un totale di 537. Di fatto, si tratta di cessazione dell’attività produttiva. Si chiude e tutti a casa. Con 75 giorni di tempo per mettere in piedi una trattativa con l’azienda, che però ha già fatto sapere di non essere disponibile a tornare sui suoi passi.


500 famiglie per strada. Una multinazionale, Whirpool, che da anni fa il bello e il cattivo tempo in Italia. Già nel 2015, infatti, il gigante dell’elettrodomestico aveva annunciato 1400 licenziamenti distribuiti tra gli stabilimenti di Carinaro (CE), Fabriano (AN) e None (TO). La catastrofe all’epoca fu evitata, in maniera non indolore per i lavoratori, con un accordo firmato da Governo, impresa  e parti sindacati. Ma Embraco non è tra i firmatari di quell’accordo. E dopo aver dimezzato il numero dei dipendenti negli ultimi 10 anni e aver spremuto per bene la restante metà, può decidere di fatto senza conseguenze di scappare via col malloppo mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di persone. In barba all’art 41 della Costituzione che impone alle imprese di svolgere l’attività economica senza che questa sia in contrasto con l’utilità sociale e purché non rechi danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.


È questo che intendiamo quando diciamo che, se solo si applicasse la Costituzione, piuttosto che provare a smantellarla, saremmo di fronte a una realtà ben più umana e lontana dalla barbarie nella quale la rincorsa al profitto ad ogni costo sta cercando di ricacciarci.

Rete Camere Popolari del Lavoro