Irisbus. Presentato il piano industriale, i nodi restano intricati

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Il 17 giugno, negli uffici del Ministero per lo Sviluppo Economico è stato finalmente annunciato il piano industriale che riguarderà lo stabilimento Irisbus di Flumeri (AV).
Poteva e doveva essere per gli operai irpini l'occasione per tirare un sospiro di sollievo; e invece, le perplessità che si erano fatte strada qualche settimana fa, in seguito all'annuncio della costituzione della new.co. Industria Italiana Autobus e alla riattivazione dell'impianto di Flumeri, restano pressochè intatte.

Il nuovo assetto societario vedrà l'80% delle quote in mano a King-Long Italia (a sua volta composta da King-Long al 49% e da Finsita-Vinella Group al 51%); il restante 20% sara detenuto per tre anni da Finmeccanica, proprietaria di Breda MenariniBus, che insieme ad Irisbus formerà il nuovo polo unico dell'autobus.

Il piano prevede investimenti per 100 milioni di euro (in parte provenienti sia dal governo centrale che da quello regionale), e il pieno riassorbimento della forza lavoro. E fin qui le notizie sembrano positive.

Se non fosse che il grande non detto di tutta questa vicenda resta la totale assenza di un Piano Nazionale Trasporti: su questo il governo sembra non avere nessuna idea in mente; inoltre, il destino prospettato per lo stabilimento irpino pare sempre più quello di un'officina relegata a compiti di manutenzione, collaudo e revamping, con i soli minibus da 6,80 m. (i "pollicino", mezzi con poco mercato) da produrre; ancora, non è stato ancora chiarito come Fiat intenda sbarazzarsi della fabbrica: la fitterà alla nuova società, la venderà, la regalerà (come aveva promesso di fare con Di Risio)?

E ciliegina sulla torta, da quanto dichiarato dal segretario provinciale della Fismic Zaolino, sul piatto ci sarebbe ancora la richiesta di deroga all'art. 2112 del codice civile, il quale garantisce i diritti economici dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda.

Insomma, i nodi sottolineati dai lavoratori sono tutt'altro che sciolti e le parti si riaggiorneranno la prima settimana di Luglio. C'è molta fretta, si proverà a chiudere tutto prima del 15 luglio. Andare oltre questa data significherebbe non poter partecipare a numerosi bandi e perdere commesse. Ma la fretta è da sempre cattiva consigliera... staremo a vedere.

Intanto rimandiamo all'intervento che gli operai del comitato Resistenza Operaia avrebbero voluto pronunciare di fronte ai partecipanti al tavolo di trattativa.

Rete Camere Popolari del Lavoro