Irisbus: domande di un operaio che lotta

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Da un po' di tempo si è tornati a parlare della fabbrica di autobus della Valle Ufita...
Da quando è stata data la notizia della possibile riapertura dell'Irisbus politici e sindacati hanno iniziato a spendersela come una grande vittoria.
Ma è veramente così? A noi (e non solo a noi) qualche dubbio viene...

Pubblichiamo di seguito delle domande che gli operai del comitato di Resistenza Operaia avrebbero voluto leggere al Mise (se li avessero fatti partecipare al tavolo che si è tenuto il 17 giugno)

Il 17 giugno 2014 presso il Mise si è consumato un altro silenzio di politica e sindacati eppure l'incontro è durato molte ore. In ogni caso a noi delle domande sorgono spontanee , per questo sottoponiamo alla vostra attenzione l' intervento che avremmo fatto (come Resistenza Operaia ) se fossimo stati presenti a quel tavolo :



Buongiorno a tutti, cercheremo di essere brevi ma vi chiediamo qualche minuto di attenzione perché, dopo le avventure e i tranelli di questi anni, abbiamo la necessità psicologiche morale di dire alcune cose e di fare alcune domande sulla nuova situazione che stiamo per affrontare e che voi ci avete appassionatamente illustrato nell’ incontro precedente.

Innanzitutto pur ringraziando questa assise per aver cercato soluzioni nel corso di questi anni, non possiamo unirci al coro delle beatificazioni e della pace fatta sia perché crediamo che trovare soluzioni ai problemi collettivi sia il compito minimo che la politica e quindi qualsiasi Governo deve affrontare, sia perché in realtà oltre a presenze più autorevoli e costanti anche presso questo Ministero per ora ancora non abbiamo avuto nessun tipo di Garanzia né dall’ Istituzione né dalle persone  che questa stessa istituzione rappresentano.

Quando si cominciò a parlare di “Polo unico dei Trasporti” sappiamo bene che ci si riferiva (almeno noi) all’ accorpamento, sotto il controllo statale, dei trasporti su mare, su rotaie ed ovviamente su gomma.
Ed in questo il Governo avrebbe dovuto fare la sua parte anche mettendo mano al rifinanziamento del Piano Nazionale Trasporti, unica soluzione (secondo il nostro modestissimo parere) capace di riaprire il mercato anche dell’autobus facendone aumentare la domanda.

Inoltre si era anche parlato di revamping per Valle Ufita, ma sempre e solo come soluzione-ponte nell’ attesa di maggiori investimenti dovuti al rifinanziamento del Piano Nazionale Trasporti.
Insomma noi volevamo produrre autobus, rimanere fabbrica e non certo diventare autofficina o centro di smistamento di bus asiatici.

Purtroppo le nostre speranze, come era ovvio sono state disattese anche da questo Governo che se da un lato mostra il “pugno forte” a qualche dirigente Fiat dall’ altro si presta ad ammiccamenti e strizzate di occhio con i vertici massimi della stessa azienda (basti ricordare i complimenti di Marchionne e company per l’ultima tornata elettorale).

Detto questo passerei alle domande che negli ultimi quindici giorni hanno catturato il nostro interesse.

Sperando che queste nostre domande non infastidiscano qualcuno che pure è sembrato stizzirsi per qualche naturale punto interrogativo apparso sui giornali.

1.   In questo Piano Industriale quali garanzie metterà lo Stato e per quanto tempo? Chiediamo questo perché capite meglio di noi che una garanzia di Finmeccanica al solo 15-20% per solamente 3 anni è una prospettiva troppo debole se non ridicola per operai  che hanno bisogno di una vita ancora di lavoro.

2.   Se il “cervello” della nuova industria sarà presso la BredaMenarini perché anche li sarà tutta la fabbricazione degli autobus più richiesti urbani e interurbani e da noi invece sarà fatto solo l’autobus di 6 metri di limitato e difficile utilizzo?

3.   Abbiamo visto che il Dott. Del Rosso ha dichiarato ad una TV locale che in questa operazione la Cina non c’entra nulla quindi chiediamo perché ancora si continua a parlare della King-Long? Al massimo si deve parlare della King-Long Italia che per l’industria cinese è solo un punto commerciale almeno questo è ciò che ci avete detto.

4.   Abbiamo letto che almeno l’80% della nuova Industria Italiana Autobus sarà di proprietà della King-Long Italia la quale a sua volta è per il 49% del dott. Del Rosso, per altro 49% della Finsita e per il restante 2% del dottor Vinella il quale è proprietario anche dell’intera Finsita. Quindi una domanda ci sorge spontanea, come mai chi detiene il 51% delle azioni di una azienda non ha detto nemmeno una parola sull' affare in questione e il suo nome esce solo spulciando tra le carte?

5.   Quanti soldi darà il Governo (ricordiamo Invitalia, Regione Campania e tutti quelli di cui si è parlato a questo tavolo) agli imprenditori sopra nominati? E quanto metteranno gli imprenditori? E Fiat lo stabilimento lo regala (come promesso a Di Risio), lo fitta o lo vende?

6.   In ultimo facciamo la domanda principale: il Governo dopo tutti gli azionisti nominati quale e quanta mano darà al progetto? Cioè Fiat è andata via per il mancato rifinanziamento del Piano Trasporti, finanziamento verso cui noi abbiamo impostato tutta la nostra battaglia perché pensiamo che sia l’unico punto necessario a qualsiasi imprenditore voglia costruire autobus pubblici. Quindi quanto metterà il Governo sul tavolo per permettere a Regioni e Comuni di commissionare autobus? Sappiamo che questo è il punto dirimente e che se non ci sarà da parte dello Stato una programmazione dettagliata nei tempi e nei finanziamenti nessun imprenditore, nemmeno il più potente, potrà risolvere la nostra situazione, ma ogni soluzione (compresa questa) sarà solo una "toppa" e un contentino a breve scadenza!

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