Electrolux. Per tre euro all'ora!

Stiamo parlando del risparmio che l’azienda seconda al mondo nella produzione di elettrodomestici, avrebbe nello spostare la produzione dall’Italia alla Polonia e all'Ungheria. Il ricatto, cui i lavoratori sono sottoposti da mesi, sembra non trovare soluzione nonostante l’impegno del governo a far risparmiare all'azienda 1,2 euro per ogni ora in contratto di solidarietà. Electrolux non si accontenta: vuole riorganizzare le ferie, attualmente concentrate nel periodo luglio/agosto e spalmarle su più mesi, ridurre le pause, aumentare velocità e ritmi di lavoro, ridurre un poco il salario e tagliare i permessi sindacali. Tutto ciò dovrebbe portare ad un ulteriore risparmio di 1,80 euro l'ora per addetto e così Italia e Polonia farebbero il pari al ribasso. Inoltre queste richieste farebbero saltare alcuni vincoli che nel futuro l'azienda potrà utilizzare per ulteriori peggioramenti di salario e di agibilità sindacale.

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Ci chiediamo se non sarebbe il caso di andare in Polonia e negli altri stabilimenti europei a sostenere i lavoratori che si sono mobilitati negli anni scorsi e incoraggiarli a lottare per ottenere un aumento dei loro salari almeno pari a quanto in Italia vogliono tagliare. Impossibile, l'azienda fallirebbe? Mica tanto! La notizia giunge fresca, il venticinque aprile. I dati del primo trimestre 2014 hanno rivisto le stime di vendita per Electrolux al rialzo: dall'atteso margine di 541milioni di Corone Svedesi è arrivato a ben 749milioni (+38.5%) e grazie a segnali di ripresa in Europa, con la domanda in aumento in aree come Francia, Germania e Italia, l’amministratore delegato McLoughelin si dice ottimista. Anche perché si stima una crescita della domanda del 4% negli Stati Uniti.

Cosa dicono i sindacati confederali che hanno condotto le trattative in questi mesi? Le segreterie hanno preso tempo dandosi appuntamento al 5 maggio prossimo, ma la sensazione è che se non ci fosse la resistenza dei lavoratori e delle RSU, i delegati nazionali avrebbero già emesso la sentenza. Rsu di Susegana e il sindacato nazionale della Fiom sono ai ferri corti: “I sindacati non tutelano più tutti i lavoratori”. (*volendo ci sarebbe da inserire il caso Morandin: Secondo la segretaria nazionale Michela Spera, bresciana, Paola Morandin, delle Rsu di Susegana, in quanto candidata con Tsipras non potrebbe fare parte del coordinamento. Un'affermazione che ha suscitato le ire e le reazioni delle Rsu di gruppo presenti all'incontro all'hotel Quid, soprattutto per evidenti precedenti del genere. )

Secondo Augustin Breda delle Rsu Fiom “Le premesse non sono positive, se il sindacato nazionale vuole sorvolare sulle priorità che hanno indicato i lavoratori, e firmare un accordo, faccia pure: però rischia veramente di trovarsi davanti il muro di chi in fabbrica ci lavora e non è seduto dietro una scrivania di funzionario sindacale”. Inoltre resterebbe aperto il nodo Porcia, anche oggi in sciopero contro il piano presentato dall’azienda che vuole portare i volumi produttivi da 1.150.000 lavatrici/anno a 750.000 con relativi tagli occupazionali. Appare complicato spiegare come si possa sostenere un'economia di scala in presenza di una drastica riduzione dei volumi. Le innovazioni promesse sui nuovi prodotti appaiono sia per quantità che per valore non sostenibili. Insomma il piano industriale continua a non convincere. Complessivamente è un attacco bello e buono alle condizioni di lavoro delle operaie e degli operai, l'esatto contrario di ciò che serve stante le condizioni concrete di chi lavora lungo le catene di montaggio e nei reparti a monte e valle.

Quando i dirigenti di Electrolux parlano degli operai li fanno apparire come gente che può tranquillamente lavorare di più, come se oggi non si facesse nessuna fatica. Mentre già sono moltissimi i lavoratori con problemi ed inabilità dovute all'intensità dei ritmi in fabbrica. “Più che manager sono carnefici” sottolineano dalla rivista on-line Skatenati Electrolux i lavoratori.

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