Facciamo ritirare lo spot vergogna della sicurezza sul lavoro!

Da qualche mese a questa parte assistiamo ad uno spettacolo che definire vergognoso è un eufemismo: un spot del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sul tema della "sicurezza sul lavoro" viene trasmesso, con una certa frequenza, sulle principali reti televisive. L'attuale governo Berlusconi spende ben 9 milioni di euro (soldi pubblici, con la crisi che ci attanaglia) per questa propaganda. Gli spot sulla sicurezza sul lavoro ricordano ai lavoratori di badare alla propria incolumità e contemporaneamente lasciano intendere agli altri fruitori del messaggio che il problema (4 morti al giorno per motivi di lavoro, questa è la media in Italia, una vera e propria piaga sociale) sta tutto nel comportamento sbagliato dei lavoratori, in quanto non conforme alle norme sulla sicurezza sul lavoro. I lavoratori sono un po' ingenui, un po' disattenti, un po' strafottenti...perciò muoiono quotidianamente di lavoro.
Quello che non emerge è, in primis, che il datore di lavoro (figura assente nello spot) è tenuto a preoccuparsi delle condizioni in cui lavorano i suoi dipendenti. Il problema principale è, però, l'impostazione ideologica di questa campagna, come di quasi tutte: troppo spesso si parla di sicurezza sul lavoro come di un'emergenza cui far fronte. E' così nella misura in cui si inizia a considerare il vero problema: questo modo di lavorare. La questione cruciale è rappresentata dalle condizioni di lavoro.
Quali sono le cause di continui infortuni e morti sul lavoro e delle malattie professionali?
L'intensità imposta dai ritmi delle lavorazioni/produzioni c'entrerà qualcosa? I risparmi effettuati dai datori di lavoro non acquistando attrezzature ed abbigliamento adatto, né finanziando la formazione dei lavoratori sul tema, riguardano la questione? L'alto numero di ore lavorate da ogni lavoratore per giornata è un problema correlato? L'ambiente di lavoro poco salubre è da prendere in considerazione?
Fino a che non metteremo in discussione l'attuale organizzazione del lavoro e della produzione non riusciremo ad avere risultati positivi in termini di sicurezza sul lavoro. Per adesso iniziamo con il far sparire il velo di ipocrisia che avvolge la vicenda.

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Di seguito diffondiamo un appello, il cui scopo è il ritiro dello spot della vergogna, invitando tutt* a sottoscriverlo e dargli la più ampia diffusione possibile.

Appello per il ritiro dello spot del Ministero del Lavoro: "Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene"


<<La Campagna per la sicurezza sul lavoro, promossa dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali recita “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”. Un messaggio e due spot rivolti solo al lavoratore e non a tutti gli “attori” coinvolti.

Dopo aver frantumato il Dlgs 81 del 2008 del Governo Prodi, hanno ben pensato di correggerlo con il decreto correttivo Dlgs 106/09 (sanzioni dimezzate ai datori di lavoro, dirigenti, preposti, arresto in alcuni casi sostituito con l'ammenda, salvamanager, ecc).

Ora il governo cerca di rifarsi la “verginità” con spot inutili che costano alle nostre tasche ben 9 milioni di euro. Spot non solo inutili, ma anche dannosi per l’immagine di chi ogni giorno rischia la vita, e non perché gli piaccia esercitarsi in sport estremi. Spot che colpevolizzano sottilmente il lavoratore stesso, nascondendo una realtà drammatica: l’attuale organizzazione del lavoro offre ben poche possibilità al lavoratore di ribellarsi a condizioni di lavoro sempre più precarie in tema di sicurezza.

E’ una campagna vergognosa perché oggi il lavoratore ha ben poche possibilità di rispettare lo slogan “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”, quasi che la mancanza di sicurezza fosse imputabile al fatto che il lavoratore non vuo

le bene a se stesso ed ai suoi familiari. Non dice nulla di chi deve garantire la sicurezza per legge, ovvero i datori di lavoro. Sottovaluta i rapporti di forza nei luoghi di lavoro. Non accenna minimamente al fatto che i lavoratori, specialmente di questi tempi, sono sempre più ricattabili e non hanno possibilità di scegliere di fronte ad un lavoro in nero, un lavoro precario e un lavoro a tempo determinato, mentre devono viceversa sottostare a ritmi da Medio Evo.

La campagna dovrebbe invece avviare un processo di comunicazione diffusa, in modo da rendere nota a tutti la necessita’ di un impegno costante da parte di tutti gli “attori” coinvolti, soprattutto di chi deve garantire la sicurezza. Questi spot devono essere sostituiti da una campagna di comunicazione che dovrà puntare sulle responsabilità civili, penali e non ultime anche etico-morali che l’imprenditore deve assumersi per tutelare l’integrita’ delle persone che lavorano per lui.

Via questi spot vergognosi. Pretendiam

o viceversa più ispettori ASL e più risorse, affinchè la mattanza quotidiana dei lavoratori abbia fine. Non si raggiunga il profitto a tutti i costi e soprattutto non lo si faccia attraverso il sacrificio di vite umane innocenti.>>

Marco Bazzoni - Operaio metalmeccanico e rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza -- Firenze; Andrea Bagaglio -- Medico del Lavoro -- Varese; Leopoldo Pileggi -- Rappresentante dei lavoratori per La Sicurezza -- Correggio; Daniela Cortese -- RSU/RLS Telecom Italia Sparkle -- Roma.

N.B. Chi vuole aderire all'appello, invii il proprio nominativo, azienda, qualificà e città al seguente indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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